<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303</id><updated>2011-07-28T09:21:33.171-07:00</updated><title type='text'>Brigatta Wonderful Words</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>81</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-6989030442448080824</id><published>2009-11-04T06:52:00.000-08:00</published><updated>2009-11-05T06:03:16.452-08:00</updated><title type='text'>Livingstone sale in soffitta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SvGVmAXXB0I/AAAAAAAAAHo/n4upcpS7eu4/s1600-h/Lilyghost9bis.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 230px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SvGVmAXXB0I/AAAAAAAAAHo/n4upcpS7eu4/s320/Lilyghost9bis.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5400261908359481154" /&gt;&lt;/a&gt; Ecco una giornata di pioggia. Lily salì verso i fili dell'immensa rete, insieme alla sua noia. Anche i fantasmi si stufano della pioggia e Lily cercava una storia che la rapisse e la portasse lontano da quel ticchettio fastidioso che anche sotto il cielo d'asfalto riusciva a nebulizzare l'aria del suo mondo come fosse una stanza da bagno dopo una doccia calda, senza il beneficio del calore. Per questo, Lily cominciò subito a leggere, perché le storie, si sa, riscaldano più di un caminetto acceso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Le scale, che scendevano così ripide dalla soffitta da sembrare quasi il salto di una cascata amazzonica, arrivavano sull’ultimo piano abitato della grande casa dove stava, da sola, la nonna di Livingstone. Livingstone era un bambino gracile e molto curioso, aveva occhi scuri e vivacissimi e portava un paio di occhiali sempre abbassati sul naso, come fanno i grandi quando smettono di leggere, alzando la testa dal giornale, per guardare in faccia qualcuno che è appena entrato nella stanza. Livingstone amava osservare con attenzione tutto quello che gli accadeva intorno, anche quando quello che accadeva era fuori dalla finestra, a scuola, durante l’orario delle lezioni. Nonostante le frequenti distrazioni in classe, Livingstone aveva ottimi voti in tutte le materie, era rapidissimo nel fare i compiti e sembrava che avesse sempre qualcosa di più importante da fare. &lt;br /&gt;E in effetti, qualcosa c’era che per Livingstone valeva quasi più di tutto. Più di un gelato al pistacchio da mangiare anche con la punta del naso. Più di un sasso che rimbalza ben quatto volte a pelo d’acqua sul laghetto nel parco. Quasi quanto giocare a palla con Patch, il grasso beagle della nonna. Precisamente quanto il bacio del papà, al ritorno dai suoi viaggi di lavoro. C’era un grande sogno che Livingstone teneva nel cuore e che avrebbe voluto raggiungere da grande, quello di diventare un esploratore e guardare le mummie in faccia senza avere paura; ecco che allora non sarebbe stato più un sogno, ma tutta la sua vita. Per questo, prima o poi, avrebbe dovuto trovare almeno il coraggio di salire in soffitta nonostante i divieti della nonna. La nonna diceva a Livingstone che lassù non ci doveva salire perché non c’era niente, che la soffitta era una stanza vuota e che c’era solo un gran freddo in inverno e un gran caldo in estate. Livingstone, però, non ci credeva, perché non esiste posto al mondo dove non c’è davvero niente. Anche nei deserti ci sono sabbia, sassi e scorpioni, oppure tante crepe sulla terra dura, che sembrano le rughe di una faccia che ha visto passare il cielo sulla sua testa per millenni. Poi, una volta la nonna si era tradita, aveva alzato la voce impaurita dicendo che nessuno ci saliva da prima che lei nascesse e che se  lassù c’era qualcosa era qualcosa di molto cattivo, forse una strega o un mago aveva fatto della soffitta il luogo dei suoi esperimenti magici e che se lui, Livingstone, ci fosse salito e avesse aperto la porta non sarebbe più sceso sulle sue gambe, ma, forse, sulle sue zampe, se il maleficio non l’avesse addirittura imprigionato in quella stanza per sempre. Ora, Livingstone, da buon esploratore, a questa cosa ci pensava molto spesso. Quella della nonna non era stata una buona strategia, le sue parole avevano aperto uno spiraglio alla curiosità di un bambino che non aspettava altro. Un gelido pomeriggio invernale in cui dal cielo pioveva ghiaccio fine, la nonna, sotterrati naso e bocca sotto la sciarpa di lana lavorata a mano che le bloccava la posizione del collo più di quanto facevano gli anni sulle sue ossa, era dovuta uscire per una commissione, tutta incartata in un cappotto pesante, come fosse nel rigido contenitore di un pacco da spedire lontano.&lt;br /&gt;Livingstone uscì poco dopo di lei sul pianerottolo da cui partivano le scale per la soffitta. Fatta la prima rampa, la luce cominciò a scarseggiare, la piccola finestra che restava alle spalle di chi saliva non poteva illuminare gli scalini più di tanto. All’improvviso, sull’intonaco grigio del muro apparve la coda di un drago, sinuosa e verdognola, con piccole e rade lance più scure che non promettevano niente di buono. Livingstone se ne accorse giusto in tempo, indietreggiò all’improvviso e cadde all’indietro, finendo seduto sul sedere, con i mocassini che gli saltavano via come se fossero gli unici a voler ancora salire le scale; fu una fortuna che Patch lo stesse seguendo, perché gli fece da cuscino per la testa e Livingstone non dovette giustificare nessun bernoccolo viola quando la nonna rientrò a casa. Quella sera l’esploratore si sentiva sconfitto sul nascere, forse, si diceva Livingstone, il suo destino sarebbe stato diverso e quello che era un sogno sarebbe rimasto tale per sempre; da grande avrebbe solo cercato perdite d’acqua indossando una comoda tuta da idraulico, oppure avrebbe appeso alla sedia la sua giacca tutte le mattine, prima di sedersi ad incollare francobolli e a distribuire timbri sulle buste di milioni di lettere, fino a diventare inutile, quando il mondo, in lungo e in largo, si sarebbe scritto solo per posta elettronica. Ma qualche mese dopo, la curiosità vinse sul timore dell’ignoto e l’esploratore ritrovò un po’ di coraggio; un giorno di primavera, non appena, dalla finestra che dava sulla strada, vide la nonna arrivare sul marciapiede opposto, con il passo un po’ affrettato dal vento che le spettinava i capelli fino a farli sembrare un fiocco di cotone, Livingstone uscì sul pianerottolo e si tolse i mocassini. Salì in silenzio le scale di legno, trattenendo anche il respiro e gonfiando le guance come fa un trombettista, perché il drago c’era sempre lì sul muro, ma al passaggio di Livingstone non si svegliò e mantenne la mostruosa coda immobile. Quando, però, Livingstone raggiunse l’ultimo scalino che portava alla porta della soffitta, comparve un serpente nero allungato su tutta l’asse di legno e le gambe dell’esploratore persero coraggio e acquistarono un’incredibile velocità per tornare indietro, saltando la pingue mole di Patch, che lo aspettava sul pianerottolo, come fosse un ostacolo sulla pista di un gara di atletica.&lt;br /&gt;Dieci minuti dopo, Livingstone aveva calzato di nuovo i suoi mocassini e piangeva calde lacrime immaginando che da allora in poi avrebbe visto la faccia delle mummie soltanto da dietro il vetro di una teca nel Museo Egizio di Torino, o a Il Cairo in mezzo a uno sciame di turisti sgomitanti. Quella sera saltò la cena, la nonna portò un po’ di latte e biscotti in camera sua, ma Livingstone bevve solo il latte, fino all’ultima goccia. Anche dei biscotti non rimase neppure una briciola, ma fu Patch ad ingoiarli tutti.&lt;br /&gt;Era l’ultimo giorno di scuola, negli zaini c’erano soltanto l’astuccio e il diario per annotare i compiti per le vacanze. Nel cortile dove si aprivano le grandi portefinestre delle classi, i compagni di Livingstone si rincorsero accaldati per gran parte della mattinata, mentre il piccolo esploratore sconfitto rimase a testa bassa, fissava i suoi mocassini con gli occhiali che gli spuntavano dal taschino del grembiule blu, immaginandosi nel ruolo di bidello che gli spettava come unica alternativa per il suo futuro; chissà se avrebbe saputo mantenere così lucide le mattonelle bianche e nere che disegnavano come una scacchiera il pavimento del corridoio, questo era ciò che Livingstone si stava chiedendo mentre svogliatamente si dirigeva verso la porta, ultimo ad uscire tra i compagni che l’avevano superato correndo veloci come se avessero le ali ai piedi. I suoi mocassini sembravano, invece, trascinarsi a fatica, come se della colla gli impedisse di avanzare, senza staccare i passi dal suolo, come faceva la nonna quando era molto stanca. Che cosa avrebbe fatto adesso di tutto quel tempo che gli si era liberato all’improvviso, si chiedeva ancora Livingstone, senza più il coraggio neppure di tentare di raggiungere la porta della soffitta; anche Patch non avrebbe potuto aiutarlo a far passare i lunghi giorni delle vacanze estive, quel beagle era troppo pigro per seguirlo in lunghe passeggiate. &lt;br /&gt;Ma ecco che un giorno, finiti tutti i compiti, dopo aver già mangiato un gelato al pistacchio sporcandosi la punta del naso e aver fatto rimbalzare un sasso ben quatto volte a pelo dell’acqua sul laghetto nel parco, dopo anche aver già giocato a palla con Patch, Livingstone cominciò a ripensare al suo sogno, poiché il papà era ancora in viaggio di lavoro e i suoi baci erano lontani quanto lui. &lt;br /&gt;La nonna era uscita in una nuvola profumata fatta di seta color pastello, a riempire qualche ora della leggerezza estiva che la inebriava da qualche giorno, facendole guadagnare un’inattesa nuova giovinezza; sarebbe stata lontana da casa a lungo, finché ci sarebbe stato sole in cielo, senza pensieri, perché sapeva che Livingstone quel giorno non sarebbe rimasto da solo più di tanto e avrebbe avuto la sua bella sorpresa d’inizio vacanze.&lt;br /&gt;La nonna era fuori da poco, quando il piccolo esploratore si tolse ancora i mocassini, lasciandoli sul pianerottolo da cui partivano le scale per la soffitta, a buona guardia di Patch che non fece un passo in più per seguirlo.&lt;br /&gt;Livingstone aveva pensato molto al drago e al serpente che lo avrebbero aspettato su per le scale, e si era detto, per trovare il coraggio di affrontarli, che sarebbe bastato immaginare che fossero altro da quello che sembravano. Dunque, Livingstone cominciò a salire e, arrivato all’inizio della seconda rampa di scale, provò a convincersi che quello che intravedeva sul muro non poteva essere davvero un drago. Sì, forse quella era solo una macchia verde di muffa! E la muffa, si sa, non fa male a nessuno. Poi, quando giunse sull’ultimo scalino, superò con un passo più ampio quel serpente nero che ora gli sembrava tanto una vecchia crepa del legno annerita dalla polvere e non temette neppure per un momento che quella crepa alzasse la testa per mordergli un tallone, perché le crepe, si sa, non mordono nessuno. Infine raggiunse la porta della soffitta e si fermò solo un attimo, un po’ stordito dall’emozione dell’impresa, meravigliato dal canto che gli sembrava di sentire e dal profumo di rose che mai avrebbe pensato di trovare lassù. Non si sa se vinse la curiosità di un bambino o il coraggio di un piccolo esploratore, ma Livingstone aprì la porta. Ecco, c'era una soffitta coperta di polvere fin dalle assi del pavimento. Se qualcuno ci fosse entrato, prima di lui, avrebbe lasciato altre orme oltre a quelle che lasciarono i suoi passi, ma poiché erano molti anni che nessuno ci entrava, quando la stanza si aprì agli occhi di Livingstone, sembrò che anche la polvere della soffitta lo stesse aspettando da secoli, come i tesori dei faraoni aspettano da millenni i loro esploratori. Là dentro niente cambiava da anni, se non la luce che entrava dalla piccola finestra posta sulla parete opposta alla porta. Di giorno, quando fuori c'era il sole, i raggi che entravano muovevano un piccolo cono costretto sopra il disegno di un tappeto. C’erano boccioli di rosa in attesa di sbocciare. Piccoli uccelli dal piumaggio color indaco aspettavano il calore per frullare le ali e liberarsi della polvere in una giostra di brevi voli. Questo accadeva sotto i raggi del sole che entravano dalla finestra. Questo era il segreto della soffitta. E per questo di giorno la soffitta profumava di rose. E per questo l'aria sembrava risuonare del canto di uccelli esotici. Forse anche per questo nessuno ci entrava da anni, perché tutto quello che era chiuso nella soffitta sembrava un maleficio. Invece era un prodigio. E quando il sole tramontava e dalla finestra entrava la luce della luna, questo ancora Livingstone non poteva saperlo, i boccioli si richiudevano e i piccoli uccelli tornavano immobili, con il capo sotto l'ala. L'indaco si spegneva nel nero della notte. Le rose prendevano il colore della polvere. Ma restava la pace nell'aria, la pace di un mondo che riposa. Livingstone passò in mezzo ai voli degli uccelli, facendo attenzione a non calpestare le rose, e si avvicinò alla finestra che dava sull’orizzonte della città. Forse quella che vedeva dalla finestra, laggiù in fondo, non era una lunga ciminiera nera, ma il suo papà che si era allungato sopra i tetti della città per salutarlo, sventolando un fazzoletto che sembrava una coda di fumo. E forse si può dire che nella soffitta accadde un nuovo prodigio, quando Livingstone udì Patch abbaiare dal fondo delle scale e una voce che lo chiamava che non era quella della nonna; era una voce che usciva dal mezzo di una barba scura, mentre due occhi azzurri brillavano come il mare colpito dal sole. Livingstone aveva ancora nel cuore un grande sogno che valeva quasi più tutto, ma ora sapeva che lo avrebbe raggiunto da grande. Un sogno che valeva precisamente quanto il bacio del papà, al ritorno dai suoi viaggi di lavoro. E per trovare il bacio, adesso doveva solo richiudere la porta della soffitta e scendere le scale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora Lily calò come una lacrima di gioia e tornò sul suo prato. La noia non era più con lei.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-6989030442448080824?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/6989030442448080824/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=6989030442448080824' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/6989030442448080824'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/6989030442448080824'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2009/11/livingstone-sale-in-soffitta.html' title='Livingstone sale in soffitta'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SvGVmAXXB0I/AAAAAAAAAHo/n4upcpS7eu4/s72-c/Lilyghost9bis.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-4261678049134798224</id><published>2009-06-19T15:31:00.000-07:00</published><updated>2009-06-19T15:34:07.316-07:00</updated><title type='text'>Un anno di Birra</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SjwSOS1PfRI/AAAAAAAAAHg/5HQZkkJHvNY/s1600-h/BirraDic08"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 216px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SjwSOS1PfRI/AAAAAAAAAHg/5HQZkkJHvNY/s320/BirraDic08" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5349170494191926546" /&gt;&lt;/a&gt; Manca un giorno e sarà un anno che Birra vive con me :)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-4261678049134798224?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/4261678049134798224/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=4261678049134798224' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/4261678049134798224'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/4261678049134798224'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2009/06/un-anno-di-birra.html' title='Un anno di Birra'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SjwSOS1PfRI/AAAAAAAAAHg/5HQZkkJHvNY/s72-c/BirraDic08' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-9047542854262488266</id><published>2009-06-19T15:22:00.000-07:00</published><updated>2009-06-19T15:31:07.540-07:00</updated><title type='text'>Albaluna</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SjwP9RCmW6I/AAAAAAAAAHY/jcE1oO1hKw4/s1600-h/LilyGhost2.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 230px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SjwP9RCmW6I/AAAAAAAAAHY/jcE1oO1hKw4/s320/LilyGhost2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5349168002630048674" /&gt;&lt;/a&gt; E a Lily apparve una storia che girava intorno a un filo che pareva intrecciato ad un lontano ricordo, come quando si fanno nodi ai fazzoletti o ci si lega un piccolo pezzo di spago ad un dito per non scordarsi di qualcosa. Di qualcuno. E la storia che si sciolse davanti agli occhi di Lily si raccontava così:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Era l'ora del crepuscolo. La luce e il buio si incontravano su una linea di confine che dava l’impressione d’essere un territorio più vasto; un’intersezione dove le caratteristiche non si fondono. Come nei quadri di Caravaggio. Ci sono creature che vivono solo di notte e si dicono animali notturni. Altre creature vivono, invece, solo di giorno e dormono di notte per recuperare energia vitale, chi con la testa sul cuscino, chi con il capo sotto l’ala, chi come può. Ci sono poi strani esseri della cui esistenza ci si accorge solo al crepuscolo, strani ibridi di creature diurne-notturne in cui le caratteristiche non si legano e che restano agli occhi di tutti, prevalentemente, strani esseri. Lei usciva quando il giardino di casa cominciava a coprirsi di una luce polverosa che trasformava velocemente i fiori e le cose in qualcosa dal contorno sempre meno definito, ombre tridimensionali sempre più scure.&lt;br /&gt;Lei era un drappo di seta chiara che il sole ingiallisce e consuma. Lei aveva dentro di sé un'armonia che nessuno poteva ascoltare, come uno spartito senza chiave musicale. Lei era un dipinto dai mille colori in una stanza buia. Lei aveva un nome che portava come il titolo di una storia. Si chiamava Albaluna.&lt;br /&gt;Albaluna era una bambina dai capelli del colore dell'alba, la pelle chiara del volto era fine e trasparente; era una bambola di carta velina, una bambola fragile con cui non gioca nessuno per la paura che possa frantumarsi al primo tocco, trasformandosi in mille coriandoli che anche un vento leggero potrebbe portare lontano. Gli occhi avevano il colore di una lacrima che riflette il cielo e il leggero strabismo era ben nascosto da ciglia bianche e folte. &lt;br /&gt;La stanza dove Albaluna passava gran parte del giorno aveva una finestra che veniva aperta soltanto quando la bambina era altrove; la luce in sua presenza aveva un'origine esclusivamente artificiale e si diffondeva tenue dalle tante lampade che la nonna aveva cominciato a collezionare da quando Albaluna era stata riconosciuta fotofobica. La nonna di Albaluna aveva avuto una sorella albina che quando usciva doveva coprirsi per difendersi dalla luce del sole con grandi occhiali scuri e che l'intero paese, piuttosto piccolo in qualunque direzione lo si percorresse,  aveva preso ben presto a additare come fosse un fenomeno da baraccone. Così Albaluna, che era stata affidata alla nonna fin dalla nascita per una lunga serie di sfortunati eventi, era stata cresciuta e custodita fra le mura di casa, in quelle stanze dove il sole non entrava da anni per più di mezz'ora al giorno e luce era fatta solo grazie agli interruttori.&lt;br /&gt;Albaluna riceveva l’unica visita di una maestra che nel pomeriggio andava a trovarla per seguire la sua istruzione e, è facile fare il conto, la maestra era l'unica persona che Albaluna conosceva oltre alla nonna e a qualche vecchia zia. Albaluna non aveva mai visto bambini e guardandosi allo specchio si era fatta la strana idea che la razza umana cambiasse colore crescendo, che i bambini fossero piccoli frutti acerbi e che, passato il tempo necessario alla maturazione, anche lei da grande avrebbe avuto lunghi capelli castani come quelli della maestra. Nessuno si era mai preso il compito di toglierle questa convinzione, neppure la maestra, nessuno le aveva mai raccontato la realtà della faccenda, dicendole che i bambini non maturano e che la specie umana non ha un unico colore. Che i bambini, gli uomini e le donne sono tutti uguali solo in quanto bambini, uomini e donne. Che l'uguaglianza si misura sulla parità e sul rispetto dei diritti e della dignità e che il colore è solo un elemento che arricchisce la bellezza della natura. Che la luce, poi, non dovrebbe far paura a nessuno, poiché la luce è bellezza perché contiene tutti i colori del mondo. Che anche l'alba e la luna hanno un colore e una luce e che anche lei, Albaluna, aveva il suo e che per nessun motivo al mondo avrebbe dovuto sperare di cambiarlo.&lt;br /&gt;Poi un giorno accadde che, all'arrivo della maestra, Albaluna vedesse qualcosa di più piccolo che la seguiva nel corridoio, mentre la donna proseguiva per andare incontro ai saluti della nonna, superando la stanza delle luci in alabastro dove lei l'aspettava. Qualcosa di più piccolo si fermò sull'entrata della stanza e guardò Albaluna dritto negli occhi e con la bocca spalancata di un pesciolino fuori dall'acqua sputò fuori una vocina bassa da paura che si alzò soltanto sull'ultima parola: «E tu chi sei, un FANTASMA?». Albaluna gli fece quasi coro «E tu chi sei?», già rispondendo a se stessa tra mille pensieri che forse quello era un adulto molto piccolo o un bambino che aveva già cambiato colore. Due pesciolini si erano incontrati fuori dall'acqua, perché acqua, lì nella stanza delle luci in alabastro, non c'era. «Mi chiamo Bruno e sono un bambino», disse lui. «Io sono Albaluna», disse lei un po' di tempo dopo. Giusto il tempo che un pesciolino impiega per imparare a parlare. Bruno se ne andò presto insieme alla maestra, che quel giorno neppure fece la sua lezione. La nonna li accompagnò alla porta e quando tornò nella stanza Albaluna pensò che fuori doveva fare un gran freddo, perché la nonna tremava. La lezione della maestra non c'era stata, o forse sì. Albaluna ora sapeva che esistevano bambini di un altro colore e che era bello guardarsi negli occhi tra bambini, perché sembra di capirsi senza dire niente. Dopo quella sera, la maestra tornò, ma sempre da sola. E Albaluna da allora pensava spesso a Bruno e gli parlava come se avesse accanto un amico invisibile, ma non immaginario. Bruno era un amico invisibile lì nelle stanze della grande casa della nonna, ma per renderlo visibile, pensò un giorno Albaluna, non si doveva poi andare troppo lontano.&lt;br /&gt;Era dunque l'ora del crepuscolo e Albaluna imboccò il corridoio buio fino al portone che si apriva sul giardino. Fu la nonna ad aprirle la porta. Le ombre scese da poco sul giardino avevano aperto la finestra ai suoi profumi, Albaluna salutò le rose che il caldo della giornata aveva sgualcito e poi uscì dal cancello, che non aveva mai varcato da sola prima di allora. &lt;br /&gt;«Andiamo, Bruno non deve essere troppo lontano da qui», disse Albaluna a se stessa come un’esploratrice che deve trovare il coraggio di fare il primo passo verso un luogo sconosciuto in cui però è sicura di trovare un grande tesoro. La strada verso il paese era dritta e costeggiava il bosco, quando cominciò a calare il buio Albaluna si accorse che il coraggio restava qualche passo indietro. La notte che ormai riempiva tutto quello che le stava intorno, poiché intorno tutto era nero e irriconoscibile nell'assenza di luce, la faceva procedere con cautela. E la faceva pensare. Era una notte senza luna e le stelle erano troppo lontane per illuminarle ogni mondo, esterno o interiore che fosse. Eppure, se qualcuno avesse potuto essere lì per vederla, si sarebbe accorto che Albaluna aveva una luce propria, era un'ombra più chiara sul bordo dell'asfalto e gli occhi le brillavano come se due stelle da lassù le fossero scese sul viso, tra la fronte e le guance, ai lati del naso. Da qualche parte doveva esserci la strada che percorrono le macchine, dove di notte si snodano e si annodano lunghe stelle filanti di fari soffiate dalla velocità. La strada, dove c'erano le luci colorate delle insegne dei negozi che ti chiamano a mangiare i gelati, a comprarti scarpe e abiti nuovi, a entrare nei cinema e a trovare il rumore di tazze e bicchieri nei bar. Anche la casa di Bruno doveva avere una luce che l'avrebbe chiamata ad entrare. Una luce da sbirciare dalla finestra, la luce di una famiglia  che consuma la cena intorno a un tavolo mentre in un angolo brilla una tv accesa. La luce di una maestra in pantofole che legge un libro e di Bruno che gioca sul divano. Una luce che si spegne solo prima di dormire. Invece, Albaluna adesso sentiva la luce di un cuore sempre più piccolo che batteva forte, una luce debole, lontana quasi quanto le stelle. Dentro di lei scorreva, più che il sangue, la paura. &lt;br /&gt;Il malessere che il buio le dava era diverso dal dolore fisico che le procurava la luce abbagliante del giorno. Era il malessere dell’ignoto. La luce dona visibilità. La luce fa conoscenza. Se ci fosse stato anche soltanto il chiarore della luna a illuminare il suo cammino, Albaluna non avrebbe perso la determinazione che sentiva quando era uscita. Ora, invece, si chiedeva «Dove sto andando», «Quanto è lontano Bruno da qui», «Quanto dovrò camminare ancora» e, infine, «Perché non sono rimasta nel mio giardino?» e «Perché non mi è bastato stare da sola con le rose?».&lt;br /&gt;D’un tratto, quasi per incanto, sembrò che scendesse una stella dal cielo per arrivare davanti al naso di Albaluna. Ma non era una stella. Era una lucciola, che Albaluna cominciò a seguire quasi correndo, infine correndo e ridendo insieme al suo cuore che non batteva più di paura. E la lucciola fu la sua guida, prima verso la strada dove si rincorrevano i fari e le insegne coloravano finalmente la notte, che non era più buia, poi verso una casa che aveva l’entrata illuminata e una luce da sbirciare dalla finestra, la luce di una famiglia  che consuma la cena intorno a un tavolo mentre in un angolo brilla una tv accesa. La luce di una maestra in pantofole che legge un libro e di Bruno che gioca sul divano.  &lt;br /&gt;C’era anche il nome della maestra nella luce bianca del campanello che Albaluna arrivò a suonare mettendosi in punta di piedi. Quando la porta si aprì, l’accolsero stupore e abbracci. E quando la luce si spense, nella camera di Bruno, si accese un soffitto di stelle fosforescenti molto più vicine di quelle che stavano fuori nel cielo. Era arrivata l’ora di dormire e di accendere la luce bellissima dei sogni di due bambini che non avrebbero smesso di giocare insieme mai più, lì sotto le stelle fosforescenti o nella stanza delle luci d’alabastro a casa di Albaluna. Non avrebbero smesso di giocare neppure ad occhi chiusi nel buio della notte.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi Lily calò come la luna in un pozzo e tornò invisibile. Non si sa per quanto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-9047542854262488266?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/9047542854262488266/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=9047542854262488266' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/9047542854262488266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/9047542854262488266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2009/06/e-lily-apparve-una-storia-che-girava.html' title='Albaluna'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SjwP9RCmW6I/AAAAAAAAAHY/jcE1oO1hKw4/s72-c/LilyGhost2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-3388210361904594044</id><published>2008-10-26T09:17:00.000-07:00</published><updated>2008-10-26T10:52:28.365-07:00</updated><title type='text'>Un pallone bianco</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SQSYizI-bbI/AAAAAAAAAG4/J7GgRXv0Yy0/s1600-h/LilyGhost12.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 230px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SQSYizI-bbI/AAAAAAAAAG4/J7GgRXv0Yy0/s320/LilyGhost12.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5261497988286410162" /&gt;&lt;/a&gt;Eccola. Finalmente Lily era di nuovo un fantasma. Trasparente quanto basta per farsi attraversare dalle cose senza dover mostrare necessariamente sofferenza, mantenendo delle cose o dei fatti un inconsistente riflesso fluttuante, per un tempo breve. Non essere toccata era un esercizio di negazione che valeva la sopravvivenza. Era l'inevitabile precarietà del suo stato di fantasma. Pochi credono ai fantasmi e molti, invece, preferiscono credere di non averne intorno, per non dover riconoscere di non saper affrontare le paure. Del resto, fin da piccoli ci insegnano a dormire tranquilli, senza pensare di avere mostri sotto il letto. Lily adesso, allo stesso modo, cercava l'unico contatto possibile con quei fili della rete, lassù sopra la sua testa, piuttosto che seguire, nella sua testa, i fili dei suoi pensieri. I fili dei suoi pensieri sbandavano nel vuoto come qualcosa che non si annoda e non si collega. Se questi fili avessero toccato terra, invece di restare per aria, avrebbero trovato terra e sarebbe cresciuto un grande albero sotto cui davvero riposare come fa un bambino che ha sconfitto tutti i suoi mostri, che non ha più niente da temere. Ma i fantasmi non trovano riposo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Forse non c'era niente, lì dove sembrava che ci fosse qualcosa che si muoveva. Forse c'era solo un'ombra ingigantita dalla luce della luna; già, colpa della luna, che era così grande in cielo da sembrare un pallone bianco sospeso nell'infinito, solleticata dalle punte dei cipressi soltanto per un gioco della prospettiva. Forse c'era un bambino sperduto, che neppure Peter Pan aveva ritrovato. O forse era una musica che non trovava il suo tempo. Era una danza paralizzata su un palco troppo piccolo. Era l'aria tra le foglie di un albero reciso prima che potesse toccare il cielo. Fatto sta, che non sapendo cos'era, che storia aveva e avrebbe avuto, forse sarebbe stato meglio guardare alle proprie spalle e dire che lì davanti non c'era niente. O forse, avanzando di qualche passo, si sarebbe potuto anche prendere per mano quel bambino e danzare per tutto il mondo, seguendo quella musica che scioglie le sue note come se non ci fosse altra musica possibile. Eliminare il dubbio dell'esistenza aprendo gli occhi, smettendo di negare e negarsi la vita. Perché si vive una volta sola e il tempo passa non solo ovviamente, ma intimamente dentro di te. E non è vero che si cambia, si resta gli stessi, dandosi altre occasioni di vita. Basta avvicinarsi, allungare la mano e conoscere toccando come fanno i bambini e i ciechi. Un gesto delicato, che abbia l'unica cura di non ferire e di non ferirsi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lily calò al suolo, ancora legata al filo della storia che aveva appena letto sulla tela del Ragno. I suoi pensieri ancora sbrezzavano nel vuoto, ma parevano aver trovato una direzione soffiata dal vento. Come un pallone bianco che in cielo si muove non per caso. Come un pallone bianco che forse è la luna. Un pallone bianco che spicca luminoso nella notte, di cui proprio non si può negare l'esistenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-3388210361904594044?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/3388210361904594044/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=3388210361904594044' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/3388210361904594044'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/3388210361904594044'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2008/10/un-pallone-bianco.html' title='Un pallone bianco'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SQSYizI-bbI/AAAAAAAAAG4/J7GgRXv0Yy0/s72-c/LilyGhost12.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-731695983462180520</id><published>2008-10-14T13:37:00.000-07:00</published><updated>2008-10-15T12:58:05.899-07:00</updated><title type='text'>Una cena con le solite facce</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SPZLCqdNjKI/AAAAAAAAAGo/ymrU1_jLTT4/s1600-h/LilyGhost11.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SPZLCqdNjKI/AAAAAAAAAGo/ymrU1_jLTT4/s320/LilyGhost11.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5257472124130266274" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il cielo cambia spesso aspetto di questa stagione nel mondo sopra il cielo di asfalto. La precarietà è naturale, non ce ne stupiamo. Ed è come se, nonostante gli sforzi umani a comporre un ordine sociale artificioso e infine artificiale , la natura si riappropriasse del proprio sviluppo caotico anche in quello che non le appartiene. L'ordine si sfalda nella precarietà e nel precariato, perdendo la sicurezza quotidiana dei rapporti di qualsiasi genere. Ed è quasi assurdo pensare che qualcosa che si possa dire 'indeterminato' dia sicurezza. E infatti è così, ti senti sempre un calcio attaccato al sedere. Ed è ancor più strano, per questo, poter dire che quei compagni di liceo non sono cambiati. E invece si può proprio dire, almeno per quelli che erano lì alla cena venerdì scorso. E Michele(McCain), a cui pochi giorni dopo è nata una bambina, ha detto che è come se ci fossimo trovati dopo qualche mese di vacanza, alla riapertura della scuola, da subito senza freni e senza imbarazzo a raccontarci cosa avevamo combinato. &lt;br /&gt;E Lily stavolta le storie le ha avute e le ha ascoltate lontano dalla rete. E le storie sapevano di Cina, di televisori spenti e due ore di sportello, di figli che leggono libri e padri che vorrebbero essere falegnami ogni volta che entrano in ufficio, di battaglie partigiane da raccontare ai propri studenti come a teatro, di figlie che sbucano fuori tra quindici giorni (luna permettendo), di sorelle che si sposano vestite di bianco e vanno a vivere quasi in Messico, di auto aziendali che si sfasciano andando/tornando a/da Milano, di Mazzo si fa così la chiocciola @, di madri che insegnano alle figlie a salire sulla sedia per essere autosufficienti e prendere da sole le cose che stanno in alto, di Roma e scegliere di viverci perché sì, di una bambina maschiaccio con dei riccioli d'oro stupendi, di ogni tanto vedo qualcuno in tabaccheria. C'ero anch'io e faccio la bibliotecaria perché ho una casa e una gatta nuova. Non dipingo più perché non ci si campa. Disegno un po' e scrivo. Anche su questo blog. Siamo qua e ci resisteremo, perché non siamo cambiati.&lt;br /&gt;E Lily, per una sera, non è stata più un fantasma.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-731695983462180520?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/731695983462180520/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=731695983462180520' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/731695983462180520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/731695983462180520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2008/10/una-cena-con-le-solite-facce.html' title='Una cena con le solite facce'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SPZLCqdNjKI/AAAAAAAAAGo/ymrU1_jLTT4/s72-c/LilyGhost11.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-5237009908929850024</id><published>2008-07-06T03:23:00.000-07:00</published><updated>2009-08-20T15:04:45.023-07:00</updated><title type='text'>La cornacchia del gigante</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SHfSz3186cI/AAAAAAAAAE8/qRDtp9IqoKQ/s1600-h/LilyGhost10.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SHfSz3186cI/AAAAAAAAAE8/qRDtp9IqoKQ/s320/LilyGhost10.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5221874081564780994" /&gt;&lt;/a&gt; Ecco, anche sotto il cielo d'asfalto c'era l'estate. Anche il fantasma di Lily poteva accorgersene perché l'aria che attraversava era meno densa, non c'era traccia di umidità, e il suo tepore sembrava accarezzarla fino a darle la sensazione che il sangue le scorresse ancora nelle vene. Salì leggera come fosse un palloncino accompagnato dalle farfalle e raggiunse un filo dorato che luccicava come il grano sotto il sole. Chissà che storia poteva raccontarle un filo così bello, avrebbe potuto pensare Lily. Ma i fantasmi non pensano, i fantasmi ricordano soltanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lungo la strada che portava alla città c'era un campo di grano di cui non si vedeva la fine e sembrava quasi che semplicemente, ad un certo punto, diventasse cielo e risalisse a contornare le nuvole, come un'onda azzurra e anomala. Il gatto scovava i topi nel grano, girando per tutto quel campo, e così passava la giornata. Qualche cornacchia temeraria, che se ne infischiava di quella faccia da pirla dello spaventapasseri, talvolta pagava l'ardire tra le zampe del gatto. E il gatto era ben contento che non ci fossero solo i topi. Perché i topi lo annoiavano. I piccoli topi grigi di campagna, che proprio così grigi avrebbero potuto prendere la metropolitana ogni mattina, ventiquattrore in pugno, per raggiungere una stanza dove la luce arrivava soltanto dal neon. 'Ché sole, pioggia, azzurro terso, nubi bianche o scure come il piombo non si sarebbero mai visti da quei vetri sotto il soffitto, sigillati di stucco e zozzerie, sabbiati di fumo, polvere e sudore. E il gatto, per uccidere non solo la sua noia, zampava la fine dei topi. C'era poi quella cornacchia, quella che gracchiava più di tutte, che sembrava sputare in faccia il suo grido al mondo, al grano e anche al gatto. Era nera come lui, lucide le piume sotto il sole, astuta o fortunata che fosse, quella cornacchia gli sfuggiva sempre e gridava andandosene che pareva spargere derisione su tutto il campo, fin dove il campo, a un certo punto, sembrava quasi che semplicemente diventasse cielo e risalisse a contornare le nuvole come un'onda azzurra e anomala. Un giorno, in cui il grano pareva aver preso la forma di tanti enormi filtri di sigarette fumate da un gigante, il gatto, con la vista lunga e scoperta dal grano che non c'era più, vide arrivare la cornacchia da lontano e le andò incontro, più spavaldo di lei. Ma dov'era il Gigante? Il suo passaggio nel campo era chiaro al gatto, per la forma che aveva preso il grano e per la comparsa all'orizzonte della cornacchia che gracchiava così forte tanto da sembrare vicina quando era ancora lontana. Sì, perché quella era la cornacchia del Gigante e per questo aveva l'ardire di strillare tanto la derisione.  L'esistenza del gigante era nota al gatto, gli era stata raccontanta in punto di morte da un topo grigio che lui aveva zampato e gli era stata lanciata sul muso con l'ultimo respiro, come una maledizione che gli sarebbe piovuta addosso prima o poi, perché i topi grigi delegano sempre la vendetta. E da allora, quando il gatto vedeva la cornacchia temeva l'arrivo del Gigante come il sopraggiungere della fine dei suoi giorni. E se quel giorno stava andando incontro alla cornacchia tanto spavaldo, era perché non voleva che la morte gli si annunciasse, ma che gli piovesse addosso come un temporale improvviso, a ciel sereno. Il gatto non era come sono invece i topi grigi, che mettono la propria morte, come la propria vita, nelle mani di qualcun altro più grosso di loro. E quello che gli piaceva, al gatto, era che il gigante avrebbe sotterrato con lui, nella sua orma, anche i piccoli topi grigi che correvano sempre per il campo come se avessero qualcosa di importante da fare in una parte della città dove non arriva la metropolitana. E non avessero tempo. Anzi, come se il tempo fosse già finito. Come se fosse già arrivato il gigante.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le farfalle sparirono d'un tratto intorno al palloncino. Lily aveva letto un'altra storia della rete infinita che occupava il suo cielo come una nube sfrangiata dall'alta pressione del clima estivo. Ora Lily era solo un fantasma, con i suoi ricordi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-5237009908929850024?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/5237009908929850024/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=5237009908929850024' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/5237009908929850024'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/5237009908929850024'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2008/07/la-cornacchia-del-gigante.html' title='La cornacchia del gigante'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SHfSz3186cI/AAAAAAAAAE8/qRDtp9IqoKQ/s72-c/LilyGhost10.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-792821385719793006</id><published>2008-06-21T03:30:00.000-07:00</published><updated>2008-06-24T03:21:35.671-07:00</updated><title type='text'>Welcome Micia Rossa!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SGDKWj1ZlZI/AAAAAAAAAEs/Va6KSePErlA/s1600-h/Birra2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SGDKWj1ZlZI/AAAAAAAAAEs/Va6KSePErlA/s320/Birra2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5215390857420182930" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi arriva la Micia Rossa a casa della Bri'! :)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt; Sì, da Sabato abita con me una micia che si chiama Birra... :)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-792821385719793006?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/792821385719793006/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=792821385719793006' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/792821385719793006'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/792821385719793006'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2008/06/welcome-micia-rossa.html' title='Welcome Micia Rossa!'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SGDKWj1ZlZI/AAAAAAAAAEs/Va6KSePErlA/s72-c/Birra2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-2794610312915236924</id><published>2008-06-13T15:18:00.000-07:00</published><updated>2008-06-13T15:22:56.361-07:00</updated><title type='text'>Per la mia amiga Ely</title><content type='html'>Tu sai perché.&lt;br /&gt;Tu sai chi c'è.&lt;br /&gt;Sei la mia amiga.&lt;br /&gt;Sei la mia più grande amiga.&lt;br /&gt;Qua, per te, da oggi c'è Bufalo Bill.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;:) Bri' (solo per te Giannino)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Wo5mv4tqoVw&amp;hl=en"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/Wo5mv4tqoVw&amp;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-2794610312915236924?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/2794610312915236924/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=2794610312915236924' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/2794610312915236924'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/2794610312915236924'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2008/06/per-la-mia-amiga-ely.html' title='Per la mia amiga Ely'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-1153428504265624821</id><published>2008-06-12T03:15:00.000-07:00</published><updated>2008-06-13T08:19:26.749-07:00</updated><title type='text'>Il cane vicino alla porta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SFF0JVQCSkI/AAAAAAAAAEc/c8If-33QJGQ/s1600-h/Lilyghost9bis.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SFF0JVQCSkI/AAAAAAAAAEc/c8If-33QJGQ/s320/Lilyghost9bis.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5211073947516422722" /&gt;&lt;/a&gt; Lily, finalmente, riuscì a staccarsi dal suo mondo trasparente, dove le cose non avevano consistenza e ci si poteva passare attraverso senza che niente ti toccasse. &lt;br /&gt;I giorni erano volati&lt;br /&gt;come coriandoli soffiati dal tempo, che alla fine fanno mucchio con la&lt;br /&gt;polvere. Lily aveva il cuore pesante come un secolo di guerre, ma riuscì&lt;br /&gt;a volare verso la rete e a trovare ancora una pagina,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;come una bandiera bianca, su cui stava per affiorare una storia da leggere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;C'era una luce in cielo che prometteva ombrelli aperti, schizzi di città sulle scarpe e suole bagnate che segnano il ritorno a casa vicino alla porta. Il cielo sarebbe caduto fuori dalla finestra, come crolla lo schermo di un computer infettato, facendo silenzio di ogni ragionamento. Il cane aspettava il padrone e il suo odore mischiato alla pioggia. Il cane aspettava senza pensare. C'era una mosca che volava per la stanza e pareva facesse il giro della morte. C'era un tappeto sotto il tavolo del salotto buono e le serrande abbassate in ogni ora del giorno. C'era qualcosa sul fuoco in cucina che aveva spento il fuoco sputando e friggendo come la lava di un vulcano. C'era un giornale letto da qualche giorno e da qualche giorno poggiato sopra una sedia, a raccogliere le briciole dei pasti che erano saltate dalla tovaglia, quando era stata ora di sparecchiare. Il cane aspettava senza pensare. La mosca si era fermata sulla piccola TV accesa e accesa era anche la luce sopra i fornelli. C'era l'odore del gas, sempre più forte. Il cane aspettava senza pensare, mentre arrivava il sonno. E la padrona già dormiva, da quando era caduta con un tonfo a qualche passo dal telefono. Anche la mosca adesso stava a terra, nel bagliore della piccola TV che si rifletteva sul pavimento. Il cane aspettava, mentre arrivava il sonno. Quando il padrone rientrò con le scarpe pulite e le suole asciutte, ancora non cadeva la pioggia (la luce del cielo non sempre mantiene le promesse). E il cane non dormiva. Il cane era vicino alla porta e mosse la coda, scacciando il sonno verso un'altra ora che lo avrebbe trovato più avanti negli anni (forse vicino alla porta).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lily scese di nuovo nella sua inconsistenza, tra l'inconsistenza di tutto il resto. Come una luna che si accende finché funzionano una lampadina e l'interruttore che la alimenta di energia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-1153428504265624821?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/1153428504265624821/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=1153428504265624821' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/1153428504265624821'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/1153428504265624821'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2008/06/il-cane-vicino-alla-porta.html' title='Il cane vicino alla porta'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/SFF0JVQCSkI/AAAAAAAAAEc/c8If-33QJGQ/s72-c/Lilyghost9bis.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-5013108951280333023</id><published>2007-12-30T09:29:00.000-08:00</published><updated>2007-12-31T03:35:08.475-08:00</updated><title type='text'>Un Natale Fantasma</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/R3fV-nHLQcI/AAAAAAAAAEE/GHl4uc38CCU/s1600-h/Gilda+Christmas"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/R3fV-nHLQcI/AAAAAAAAAEE/GHl4uc38CCU/s320/Gilda+Christmas" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5149819970549137858" /&gt;&lt;/a&gt; Buone Feste blogger friends! Sono riuscita almeno e finalmente ad augurarvi un *FELICE ANNO NUOVO*!E Lily, proprio il giorno di Natale (si legge sul diario scritto dai ragni sulle ali delle farfalle), ha scoperto un filo fatto della luce delle stelle più vicine, un filo che stava lì, fin quasi a solleticarle la punta del naso, nell'infinita rete che si stende nel cielo d'asfalto.&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quando verrà Maestro Gelo? domandano i bambini. Stringeranno nei pugni una cometa? Finché la loro polvere, dal cielo e da terra, non sparga in occhi infantili un lungo ultimo sonno e l'ombra non sia folta di fantasmi di bimbi,nessuna bianca risposta farà eco dalle cime dei tetti. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dylan Thomas&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora, Lily, nel suo Natale senza luci e senza corpo, lesse una storia che la fece sentire meno sola e fu come se un Natale Fantasma le avesse fatto un regalo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il cielo era bianco, quasi indistinguibile dal vetro appannato dalla condensa e fuori era così freddo che di chi passava per strada si vedevano solo gli occhi, umidi nel vento, spuntare dal bordo lanoso delle sciarpe. Però, il piccolo Nord decise di uscire alla ricerca di Maestro Gelo. Il Natale era passato senza neve sui tetti e Nord pensava che Maestro Gelo avesse perso la strada. Così, Nord si diresse verso la piazza del paese, dove l'abete era stato addobbato con luci e una stella cometa, attaccata in qualche modo alla sua punta. Nord si ricordava una leggenda, sì forse era una leggenda e non una storia, che raccontava di come una stella cometa avesse indicato la strada a tre Re che volevano raggiungere un bambino per portargli qualche dono che non si aspettava. «Chissà» si chiedeva Nord mentre camminava in direzione della piazza, lottando con il vento che gli soffiava contro, «Chissà se questa cometa che abbiamo in paese potrà indicare la strada a Maestro Gelo, che si è perso». Arrivato sotto l'abete di luci, Nord guardò la cometa, che era alta-altissima-lassù sulla sua punta e pensò che se Maestro Gelo finora non l'aveva vista era forse perché non era abbastanza vicina al cielo, perché c'erano dei palazzi intorno alla piazza che erano ben più alti. Così si mise a chiamare «Maestro Gelo! Maestro Gelo! Vedi la cometa?», ma il vento soffiava e fischiava forte, le luci tintinnavano, i rami dell'abete scricchiolavano e Nord ben presto si convinse che Maestro Gelo da lì non l'avrebbe mai sentito. Nord, quindi, decise di dover arrivare anche lui vicino al cielo e sparì in un batter d'occhio sotto le fronde dell'abete, abbracciandosi al tronco e usando i rami per tirarsi sempre più su, sempre più vicino alla stella. Era tanta la foga di salire che neppure sentì lo schianto sotto i sui piedi, poco prima di cominciare a cadere. A cadere insieme alla neve, in un silenzio bianco. Poco prima del buio dell'ultimo sonno credette di sentire l'eco di una voce fredda nella sua testa, che gli rispondeva «Eccomi, Nord... sono arrivato, grazie di avermi fatto trovare la strada...». C'era un fiocco di neve, adesso, sul naso di Nord e un po' di sangue che gli usciva dalla bocca.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-5013108951280333023?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/5013108951280333023/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=5013108951280333023' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/5013108951280333023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/5013108951280333023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/12/un-natale-fantasma.html' title='Un Natale Fantasma'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/R3fV-nHLQcI/AAAAAAAAAEE/GHl4uc38CCU/s72-c/Gilda+Christmas' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-181054939559853298</id><published>2007-11-22T02:17:00.000-08:00</published><updated>2007-11-22T03:21:21.664-08:00</updated><title type='text'>Il segreto del topo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/R0VXfYP83jI/AAAAAAAAAD8/kbvnyJwBYbU/s1600-h/LilyGhost8.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/R0VXfYP83jI/AAAAAAAAAD8/kbvnyJwBYbU/s320/LilyGhost8.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135607146682834482" /&gt;&lt;/a&gt; Lily aveva davanti ancora una volta un filo. Un filo, tra i tanti che componevano la rete,che si era illuminato di bianco nella luce della burrasca. Come se fosse stata la burrasca a scegliere a quale filo Lily dovesse avvicinarsi. Ed era stato facile per Lily raggiungere quella storia che si stendeva sotto il cielo d'asfalto, fatta di parole che dovevano asciugarsi come fossero panni appesi nel vento, da riporre poi in qualche cassetto. Per sempre. Era una storia che parlava solo marginalmente di umanità, parlava di animali intelligenti più autonomi, nati un po'assurdamente senza l'opera della Natura. Ma che ora, inaspettatamente per alcuni, erano riusciti a sfuggire alla passività del destino.&lt;br /&gt;Così, Lily si trovò davanti alla tana del Topo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello spazio verde e aperto della campagna inglese, c’è un piccolissimo arco irregolare sul muro esterno, vecchio e farinoso, di una casa abbandonata. È l'entrata della tana del Topo. Impossibile è spiarci dentro. Soltanto ai suoi amici è concesso arrivare fin sulla soglia. Neppure le formiche ci sono mai entrate liberamente, e se costrette a passarci davanti  devono sempre prendere la strada più lunga, salendo sul muro e percorrendo l'arco dall'esterno. &lt;br /&gt;Perché Topo Mouse è un solitario e ammette soltanto la visita di due amici. Un ragno di nome Spider Spider e un piccolo scarafaggio, battezzato Beatle Beatle, sono le uniche creature a cui il Topo non mostra i denti aguzzi quando si presentano sull'entrata della sua tana. Sono loro i due amici di Topo Mouse, perché entrambi sanno conservare i segreti. E Topo Mouse ne ha uno, uno soltanto, che però vale tutta la sua solitudine. E se io posso forse provare a raccontarlo, non è perché uno dei due suoi amici lo abbia tradito, ma perché io sono stato il carceriere del Topo.&lt;br /&gt;Fino a poco più di un anno fa, Topo Mouse, nato per clonazione di un altro suo simile, viveva in un laboratorio di sperimentazione genetica. Poi, una sera, riuscì ad evadere. &lt;br /&gt;Quella sera si era risvegliato prima degli altri dal sonno artificiale che gli era stato imposto attraverso la somministrazione di sedativi. Io stesso l’avevo tirato fuori dalla gabbia, ma mi era sfuggito, sorprendendomi con una prontezza di riflessi imprevedibile. Era rimasto rimpiattato chissà dove per due ore, ma quando ho aperto la porta del laboratorio per uscire mi è passato tra i piedi, guadagnando la fuga fuori dall’edificio. L’ho rincorso fino alla casa e l’ho visto sparire nel muro passando proprio sotto quell’archetto irregolare e abbracciare all’istante la clandestinità. Ogni tanto torno a quella casa per fargli la posta, ma da allora non l’ho più visto uscire. Solo qualche volta, ho visto apparire la sua sagoma sull’entrata alla tana, nella penombra, dove il bianco del suo pelo diventa grigio chiaro. E il Topo raggiunge la soglia soltanto quando arrivano in visita i suoi due amici.&lt;br /&gt;Beatle Beatle, lo scarafaggio, scivolò in una pozzanghera sul sagrato della chiesa cristiana di questa mia città, nella sua prima uscita con la madre e i numerosi fratelli. La madre, poco incline a frequentare ambienti di culto, prese quel battesimo come un segno infausto del destino, come se il figlio diverso da lei, da allora in poi, non avesse che potuto darle problemi e lo allontanò dalla famiglia quello stesso giorno, che tanto figli non le mancavano. Adesso Beatle Beatle vive da solo in quella casa abbandonata, con l’unica compagnia assidua di Spider Spider.&lt;br /&gt;Spider Spider ha sedici zampe ed è probabile che sia nato nel laboratorio, oppure che sia semplicemente uno scherzo della natura.&lt;br /&gt;Ma qual è il segreto di Topo Mouse? Posso fare soltanto un’ipotesi. Da quanto ho potuto osservare in laboratorio, posso dire che Topo Mouse abbia una sorta di comportamento mutante notturno. Topo Mouse è molto intelligente, posso affermare con certezza che muti volontariamente. E riesce a farlo straordinariamente. Una mattina, in cui ero arrivato molto presto in laboratorio, l’ho trovato che sulla schiena aveva ancora i resti degli aculei bianchi di un’istrice. Così, mi sono trattenuto in laboratorio per diverse notti, ma purtroppo Topo Mouse si è guardato bene dal mutare in mia presenza. Mentre un giorno, dopo la sua fuga, l’ho visto accogliere il Ragno nella veste di un aracnide bianco del tutto simile a lui, considerato il numero di zampette che ho potuto contare. Un aracnide con sedici zampette, candido come il pelo di Topo Mouse.&lt;br /&gt;Ora, soltanto per una notte alla settimana, appare dal nulla, poco distante dalla casa, un circo. Un circo che ha per tendoni enormi tele di ragno. Il padrone del circo è un ometto dai capelli canuti e i baffetti ispidi, con due piccoli orecchi a sventola e una faccia a punta un po’ topesca.&lt;br /&gt;Dentro al circo si assiste allo spettacolo di un animale per volta, senza l’opera di un domatore. Gli animali sono tutti albini e meravigliosamente leggendari. C’è la mosca bianca. Il leone bianco. L’elefante bianco. E addirittura una balena bianca che appare soltanto per un minuto, lacerando le tele del tendone alla fine dello spettacolo. La gente ha cominciato ad accorrere numerosissima, uscendo di casa e interrompendo all’istante ogni attività non appena inizia a spargersi la voce della comparsa del Circo. Lo spettacolo è così affascinante che nessuno vorrebbe mai andarsene e dopo il numero della balena bianca c’è sempre qualcuno che comincia a fischiare chiedendo la replica della rappresentazione. Ma a quel punto, dopo i primi fischi, al centro della pista compare il padrone del circo che digrigna i denti lunghi e affilati, mostrandoli al pubblico. Neppure questo basta a mandare a casa tutta quella gente, ma alla fine, comunque e sempre, tutti scappano perché il circo viene invaso dall’orrido brulicare di innumerevoli scarafaggi che non si fermano e corrono ovunque finché resta anche una sola persona. Poi anche gli scarafaggi spariscono di colpo, insieme al circo, nell’afflosciarsi delle tele, come se tutto venisse risucchiato dal terreno della campagna inglese.&lt;br /&gt;E non so sotto che forma Topo Mouse raggiunga di nuovo la sua tana, perché a quell’ora l’ombra della notte è così fitta che l’archetto scompare alla vista, restando un pertugio immaginario sul muro della vecchia casa abbandonata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Lily scese sul prato, ebbe l'impressione che i ragni le stessero sorridendo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-181054939559853298?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/181054939559853298/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=181054939559853298' title='5 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/181054939559853298'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/181054939559853298'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/11/il-segreto-del-topo.html' title='Il segreto del topo'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/R0VXfYP83jI/AAAAAAAAAD8/kbvnyJwBYbU/s72-c/LilyGhost8.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-6482228484003664931</id><published>2007-10-27T08:21:00.000-07:00</published><updated>2007-10-28T12:13:45.027-07:00</updated><title type='text'>L'orco che ride</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RyNXiY91rHI/AAAAAAAAADQ/ZqGO9C0_9qY/s1600-h/LilyGhost7.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RyNXiY91rHI/AAAAAAAAADQ/ZqGO9C0_9qY/s320/LilyGhost7.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5126037049206746226" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ancora un filo davanti a Lily. Il quarto filo. Il quarto filo era nero. Nero come la pece. Nero come la m&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;orte. E Lily da viva avrebbe avuto paura anche solo ad avvicinarsi. Ma Lily era morta. Lily era un fantasma. E non aveva più paura di leggere della morte perché la morte, lei, la conosceva o almeno così credeva. Ma si accorse subito che il quarto filo poteva contenere qualche sorpresa, perché seppur continuando a fluttuare si sentiva pesante come il piombo. Le sembrava di avere i piedi per terra anche se il suolo soffice del prato era laggiù, ben lontano dai suoi piedi e così lontano che se Lily avesse avuto ancora un corpo vi avrebbe proiettato la sua ombra, come fa una grande nuvola che passa nel cielo.&lt;br /&gt;Lily non si aspettava di dover leggere della morte dei sogni e delle illusioni. Ma fu quello che fece. Perché anche i fantasmi hanno un destino e quello di Lily era di leggere le storie che si tessevano sulla grande tela di ragno. E chissà se era un ragno a scriverle, la grande madre di tutti i ragni che l'avevano carezzata, con fobica insistenza, chiamando indietro la sua vita ogni volta che sembrava provare ad allontanarsi da lei. Fino all'ultima sconfitta definitiva, quando anche i ragni avevano dovuto alzare bandiera bianca e arrendersi alla Morte.&lt;br /&gt;E quel che Lily lesse aveva l'odore di un sentiero che conoscono solo gli esseri notturni e le parole facevano silenzio, come qualcosa che si legge nella testa di un sordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ho sentito la risata dell'Orco e la luna si è&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;spenta, mentre salivo verso la cima calva del&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;colle, su quel sentiero di sassi rotondi che fanno &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;contare più la volontà di raggiungere&lt;br /&gt;la vetta dei passi che si fanno.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E non era la luna ad avermi illuminato la strada, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RyNfNo91rKI/AAAAAAAAADo/VNb4cxqh8Ro/s1600-h/Orco"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RyNfNo91rKI/AAAAAAAAADo/VNb4cxqh8Ro/s320/Orco" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5126045488817482914" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;era il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;pallore del volto dell'Orco.&lt;br /&gt;E non era la luna che si era spenta,&lt;br /&gt;era la sua bocca aperta in una risata buia.&lt;br /&gt;E non erano stelle, quelle che ora vedevo splendere nel buio, erano i denti dell'Orco.&lt;br /&gt;L'Orco che ingoia i sogni portati dalle civette.&lt;br /&gt;L'Orco che ride delle illusioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E mentre scendevo dal sentiero di sassi rotondi,&lt;br /&gt;non contava più la mia volontà.&lt;br /&gt;Ma contavano i passi che facevo.&lt;br /&gt;Quando arrivai a valle non mi voltai a scrutare&lt;br /&gt;il cielo sul colle.&lt;br /&gt;l'Orco ancora rideva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E mi feci inghiottire dalla notte sulla strada come fosse un mantello che mi copriva le spalle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;La storia del quarto filo si spense come se ogni altro suono fosse possibile, da allora in poi, in un altro mondo. Ma mai più nel mondo di Lily.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-6482228484003664931?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/6482228484003664931/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=6482228484003664931' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/6482228484003664931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/6482228484003664931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/10/lorco-che-ride.html' title='L&apos;orco che ride'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RyNXiY91rHI/AAAAAAAAADQ/ZqGO9C0_9qY/s72-c/LilyGhost7.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-8573651663025989275</id><published>2007-10-15T13:37:00.000-07:00</published><updated>2007-10-15T15:12:26.690-07:00</updated><title type='text'>Un filo d'argento</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RxPPqQodetI/AAAAAAAAADI/YuC4gSbWRls/s1600-h/LilyGhost6.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RxPPqQodetI/AAAAAAAAADI/YuC4gSbWRls/s320/LilyGhost6.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5121665526176512722" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Il terzo filo brillava di una luce argentata senza che la luna avesse parte al fenomeno luminoso. Brillava di luce propria, perché la luna sotto il cielo d'asfalto, da quando Lily era morta, non c'era più arrivata. Forse per malinconia il fantasma di Lily sentì riempirsi di lacrime gli occhi, le orbite erano adesso un lago buio che una pioggia insistente faceva traboccare dal perimetro del cratere, dove di solito si cullava il niente e qualche ragno.&lt;br /&gt;Così Lily lesse una storia scritta con parole luminescenti che sembravano seccarsi appena lette e sparire in una polvere magica di stelle. E l'unica cosa che restava era il ricordo malinconico della luna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;C'era un'ombra che usciva solo di notte, ratta si allungava sul suolo e percorreva tutte le strade della città, tutte in una sola notte. Raccoglieva gli oggetti smarriti, gli inviti rifiutati, la fretta e la disattenzione, le verità nascoste dalle bugie. Ogni notte l'ombra puliva le strade da quello che era stato ignorato. Finché una notte ebbe la sorpresa di raccogliere la luna. La luna che un uomo non guardava mai. La luna che era scesa dal cielo, ogni notte di più, per farsi notare. Perché quell'uomo non alzava mai lo sguardo verso il cielo e contavano per lui soltanto i passi sulla terra. Quando si era trovato la luna lì tra i piedi l'aveva ignorata perché non aveva saputo riconoscerla, tanto era che non la vedeva. E non ne aveva più neppure il ricordo. E pensava che la luce, di notte, si facesse solo con i lampioni.&lt;br /&gt;L'ombra raccolse la luna, spingendola avanti nell'aria che si smuoveva, nella sua corsa contro il giorno che si avvicinava. La luna era un ingombro indesiderato che anche l'ombra lasciò infine per strada. E anche chi, quando il giorno era ormai pieno, trovò la luna per strada, non seppe riconoscerla. Senza neppure un dubbio quando di notte, alzando la testa, notò che era una notte senza luna. Mentre l'uomo ancora non alzava lo sguardo dai suoi passi, rientrando nella casa dalle persiane chiuse. Mentre l'ombra tornava per strada per pulire &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;le strade da quello che era stato ignorato, ritrovando la luna lì dove l'aveva lasciata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;E questa era la storia del terzo filo. Il lago si svuotò e tornò il buio nei crateri. Lily perse il ricordo della malinconia, perché è breve la malinconia dei fantasmi. Restò invece il ricordo della luna, come una cicatrice imbellita da un tatuaggio d'argento.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-8573651663025989275?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/8573651663025989275/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=8573651663025989275' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/8573651663025989275'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/8573651663025989275'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/10/un-filo-dargento.html' title='Un filo d&apos;argento'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RxPPqQodetI/AAAAAAAAADI/YuC4gSbWRls/s72-c/LilyGhost6.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-771983522265193465</id><published>2007-09-18T13:17:00.000-07:00</published><updated>2007-09-18T13:53:53.867-07:00</updated><title type='text'>Il secondo filo (che avevo perso)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RvAy25xPcoI/AAAAAAAAACw/4yUs1Mm6uCI/s1600-h/LilyGhost5.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RvAy25xPcoI/AAAAAAAAACw/4yUs1Mm6uCI/s320/LilyGhost5.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5111641495867191938" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Lily era un po' che pensava, pensava da una stagione intera.&lt;br /&gt;Pensava ogni giorno quanto le fosse vicina la precarietà. Le era vicina almeno quanto quel cielo d'asfalto, che era una rete infinita tessuta dal Ragno. Ogni filo della rete sembrava potersi spezzare da un momento all'altro e pendere per sempre, senza più uno scopo, nell'infinità e nell'eternità del niente. La precarietà è stabile, questo pensava Lily. E chi più di lei, fantasma di se stessa, entità fluttuante e inconsistente, poteva esserne rappresentazione? Fluttuante quanto lo spazio psichico in cui si sviluppa la follia privata, perché non c'è una frontiera tracciata che distingue la follia dalla normalità. E questa normalità bruciante, questa autocombustione della quotidianità e dei rapporti sociali in senso ampio, non è forse follia per quell'umanità che si diceva composta di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;animali sociali&lt;/span&gt;? No, signor Bauman, avrebbe voluto dirgli Lily, la vita in cui ci svegliamo ogni mattina non è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;liquida, &lt;/span&gt;è un fuoco che fa calare il sole sulla cenere.&lt;br /&gt;Ma adesso Lily poteva smettere di pensare, perché era una tipetta curiosa di guardare da vicino quello che le stava davanti. E davanti a Lily c'era il secondo filo, che doveva leggere in fretta perché si sarebbe potuto spezzare da un momento all'altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;C'era una vecchia dalla schiena curva che sorrideva agli angeli. Gli angeli erano ombre alate che correvano sui muri, che la vecchia vedeva sbirciando a capo chino, ogni volta che alzava lo sguardo dal suo passo. Il suo passo era uno strisciare di ciabatte consunte quanto la sua voglia di vivere. E fortuna che c'erano gli angeli con lei, perché altrimenti sarebbe stata sola. E fortuna che c'erano gli angeli che occupavano i muri, perché altrimenti la casa sarebbe sembrata spoglia. E fortuna che c'erano gli angeli, perché un giorno sarebbe arrivato tra loro l'Angelo della Morte. Perché la vecchia non aveva più voglia di vivere, ma non sapeva come fare a morire. Erano giorni e giorni che non mangiava e non beveva, ma questo non bastava al suo corpo avvezzo al sacrificio per arrendersi al sonno eterno. Era morto il cane, là in un angolo il suo cadavere sembrava un monumento per tutto quello che aveva amato e che adesso era vivo soltanto nei ricordi. E la vecchia voleva spengere i ricordi e avere per amici soltanto gli angeli. E la vecchia sorrideva agli angeli perché soltanto loro avrebbero potuto far entrare in quella casa l'Angelo della Morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E questa era la storia che intrecciava la trama del secondo filo. Una storia che aspettava la fine più di tutto. E forse, in una rete, una fine non c'è.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-771983522265193465?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/771983522265193465/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=771983522265193465' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/771983522265193465'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/771983522265193465'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/09/il-secondo-filo-che-avevo-perso.html' title='Il secondo filo (che avevo perso)'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RvAy25xPcoI/AAAAAAAAACw/4yUs1Mm6uCI/s72-c/LilyGhost5.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-2552528542882314012</id><published>2007-06-04T13:37:00.001-07:00</published><updated>2007-06-06T02:49:10.474-07:00</updated><title type='text'>Il primo binario</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RmR6N7w6JWI/AAAAAAAAACQ/sShbl8cHLfw/s1600-h/Lily+Ghost+4.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RmR6N7w6JWI/AAAAAAAAACQ/sShbl8cHLfw/s320/Lily+Ghost+4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5072313460125738338" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il primo filo, che Lily aveva davanti al naso, correva lontano come un binario che si infila nell'orizzonte, un ago in un puntaspilli, per chi lo guarda nella consapevolezza che la meta non è l'imbottitura. Mettiamo che l'imbottitura custodisca un mondo minuscolo. Come il nostro. Un mondo dove le parole ricamano i destini, come onde che lasciano segni di schiuma sulla sabbia. Un mondo dove la schiuma delle onde tesse fili di bava di ragno. E i fili di una tela s'intersecano e così i destini s'incrociano in nodi che costituiscono le occasioni.&lt;br /&gt;Sì, c'era un filo che correva come un binario diretto nella meta celata di un destino. E il destino ha sempre una storia. Che Lily lesse, perché aveva la capacità di interpretare i ricami della bava del ragno, che tanto, in quella rete che aveva davanti, assomigliavano alle parole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;C'era un piccolo giardino di rose, dove una ragazza passava le ore che si allungavano sempre più luminose nel trascorrere della primavera. La ragazza aveva un nome profumato e delicato come la sua pelle e si curava più delle rose che di se stessa. Viveva lì da sola. Non c'era più il padre che aveva fatto piantare le rose nel giorno della sua nascita. Non c'era più la madre, perché al suo posto era rimasta soltanto la sua follia. La ragazza curava le rose perché le rose le facevano compagnia. E aspettava la primavera per stanarsi dalla casa di cui occupava solo tre stanze al piano terreno. La follia della madre abitava il piano superiore, insieme a un'infermiera vestita di bianco che cambiava volto ogni due mesi. L'infermiera donava un sonno sempre più lungo alla follia, perché il suo grido tardasse e sempre più raramente illuminasse di lampi i teli candidi che coprivano mobili e poltrone. Sempre, quando lampi di grida si accendevano al piano superiore, scoppiavano i tuoni sconnessi del dolore, dello sbattere di porte che si aprivano soltanto per richiudersi fragorosamente. Senza che nessuno dovesse entrare o dovesse uscire.&lt;br /&gt;La ragazza aspettava la primavera. Perché l'autunno staccava le foglie dagli alberi e lei ne udiva i lamenti. L'inverno era cinereo e sapeva di polvere. Lei guardava il giardino di rose, rigide intenzioni nel gelo dei fusti scuri, sentendo rigarsi il volto, come un vetro di pioggia. Le rose erano la sua speranza, in inverno. E la speranza sbocciava i frutti soltanto in primavera. E in estate ancora poteva sperare nella sorpresa di una seconda fioritura. Perché la ragazza si curava più delle rose che di se stessa e le rose tornavano a fiorire, fin quasi all'inizio dell'autunno. Perché le rose sapevano, in qualche modo, di dover fare compagnia a quella fanciulla dal nome profumato e delicato. Prima che tornasse l'autunno a riempire la casa dei lamenti delle foglie. Prima che tornasse l'inverno a rigarle di pioggia il volto, mentre i suoi occhi, due pozzi scuri pieni di desideri, si accendevano soltanto nell'attesa dell'arrivo certo della primavera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E questa è la storia che correva sul primo binario fino a infilarsi nell'orizzonte del destino e a cui il destino avrebbe trovato una fine, che forse noi non sapremo mai.&lt;br /&gt;Perché il destino è ben lontano dal naso di Lily.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-2552528542882314012?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/2552528542882314012/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=2552528542882314012' title='5 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/2552528542882314012'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/2552528542882314012'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/06/il-primo-binario.html' title='Il primo binario'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RmR6N7w6JWI/AAAAAAAAACQ/sShbl8cHLfw/s72-c/Lily+Ghost+4.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-1237192856866186936</id><published>2007-05-06T06:50:00.000-07:00</published><updated>2007-05-06T12:54:45.457-07:00</updated><title type='text'>(Qualche libro per raccontarsi)</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rj3wSoqe0OI/AAAAAAAAAB4/yA8GeoOI4do/s1600-h/puliti4.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rj3wSoqe0OI/AAAAAAAAAB4/yA8GeoOI4do/s320/puliti4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5061465759178215650" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Tutta colpa del Lupo.&lt;br /&gt;Il Lupo ha bussato da sopra il cielo di asfalto e si è aperta una parentesi nella lunga storia di Lily.&lt;br /&gt;Eccola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Ora che leggo per mestiere, ricordo volentieri quando leggevo per piacere. E con la speranza che tornino i tempi, perché anche se ti pagano leggere le storie delle Winx è mortificante, apro una parentesi che sembra una finestra sul passato, che arriva da lontano, ma che si spinge fino a pochi anni fa. E non so se saranno cinque i libri, perché sono davanti agli scaffali della mia libreria e mi viene la voglia di tirare giù tutto quello che ci sta sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo ricordo di un libro che nell'infanzia mi ha cambiato la vita risale alla copertina de &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Le avventure di Tom Sawyer&lt;/span&gt;. Mentre mia nonna, nella mia totale indifferenza, mi passava &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Piccole Donne, &lt;/span&gt;io passavo i pomeriggi ad acchiappare lucertole e a spaccare sassi per trovare nelle venature di quarzo l'immaginaria preziosità dell'oro. A strapparmi i pantaloni estivi arrampicandomi sugli alberi. A cercare qualcuno nel vicinato che mi facesse paura, solo dall'aspetto, per trovare il coraggio di entrargli in giardino saltando dal muro. E alla fine, cosa mai può essere più affascinate che entrare nel giardino del convento delle suore di clausura... ed essere rincorse dal giardiniere! Quell'estate le bambole si sono coperte definitivamente di polvere.&lt;br /&gt;Poi tutto si è tinto di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;giallo&lt;/span&gt; per sempre. &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Il Giallo dei Ragazzi&lt;/span&gt;. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nancy Drew &lt;/span&gt;ha fatto di me un'investigatrice in erba, in realtà una piccola rompiscatole, che pedinava il vicinato e si occupava degli assassinii dei gatti che crepavano in zona per morte innaturale. Con le mie amiche avevo fondato un gruppo di investigazione, avevamo trovato anche un piccolo kit-giocattolo per rilevare le impronte digitali (ancora la prova del DNA era lontana) e avevamo inventato un linguaggio di segni per comunicare a distanza negli appostamenti, finché non ci dotammo addirittura di walkie-talkie! &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dieci piccoli indiani &lt;/span&gt;e gli incubi notturni, nell'adolescenza, quando nei sogni restavamo solo io e mio padre e mio padre era quindi l'assassino. O no?&lt;br /&gt;L'adolescente diventa studente liceale e scopre qualcosa di più grande di lei, la passione per la letteratura: &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Nanà&lt;/span&gt; di Emile Zola, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;I sotterranei del Vaticano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; di André Gide (sono ancora fidanzata con Lafcadio, sapete?), &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Senilità &lt;/span&gt;di Italo Svevo (Sì, Antonio... anch'io...), &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Novelle per una anno  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;di Pirandello che sono durate poco più di un mese e &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;The rime of the ancient mariner&lt;/span&gt; di Samuel Taylor Coleridge, chiudendo su &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Ode to the west wind&lt;/span&gt; di Shelley.&lt;br /&gt;Libera di leggere, infine:&lt;br /&gt;Dino Buzzati, anche tutto, ma soprattutto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La boutique del mistero&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Dylan Thomas, e non c'è niente da aggiungere per lui.&lt;br /&gt;Derek Raymond&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E morì a occhi aperti &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;a &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il mio nome era Dora Suarez&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Paco Ignacio Taibo II, sì il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;giallo&lt;/span&gt;, ma soprattutto l'intima biografia di Che Guevara: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Senza perdere la tenerezza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Leo Malét e sua la trilogia &lt;span style="font-style: italic;"&gt;noir&lt;/span&gt;, soprattutto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La vita è uno schifo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il sole non è per noi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Dmitri Bakin, un'unica raccolta di racconti, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Terra d'origine&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, e un'ammirazione totale.&lt;br /&gt;Gaetano Neri, maestro del racconto breve, anzi brevissimo: &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Dimenticarsi della nonna&lt;/span&gt;, che mi ha fatto spuntare la voglia di scrivere, scoprendo che i racconti possono stare in mezza pagina.&lt;br /&gt;Giovanni Arduino (link qua di lato, su questo blog), &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mai come voi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, che mi ha insegnato che si può raccontare senza scendere nei fatti, scrivendo di colori e emozioni, senza aver paura del languido, dando al languido un doloroso sapore.&lt;br /&gt;Saer e la recente uscita de &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'indagine&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, orientandomi con la punteggiatura nel vortice dei periodi concentrici.&lt;br /&gt;Sergej Dovlatov, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La valigia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La marcia dei solitari&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; (e grazie Bunkr per avermi permesso di camminare ogni giorno per il mondo appagata da questa solitudine, che non è alienazione né stranezza, ma soltanto una parte di me, in buona compagnia di altri che non si incoronano del proprio scetticismo, ma non possono vivere diversamente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiudo la parentesi. Ma le parentesi possono riaprirsi molto facilmente, basta toccare il tasto giusto!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'opera qua esposta è di Giampiero Puliti. L'invito è a cercarne la galleria virtuale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-1237192856866186936?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/1237192856866186936/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=1237192856866186936' title='7 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/1237192856866186936'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/1237192856866186936'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/05/qualche-libro-per-raccontarsi.html' title='(Qualche libro per raccontarsi)'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rj3wSoqe0OI/AAAAAAAAAB4/yA8GeoOI4do/s72-c/puliti4.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-3934227887980725356</id><published>2007-04-30T13:26:00.000-07:00</published><updated>2007-04-30T14:32:38.343-07:00</updated><title type='text'>Lily Ghost e la rete infinita</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RjZRhYqe0NI/AAAAAAAAABw/PD-WxGh0klI/s1600-h/LilyGhost2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RjZRhYqe0NI/AAAAAAAAABw/PD-WxGh0klI/s320/LilyGhost2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5059320865395495122" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Come si può essere certi che nessuno ci ascolti solo perché nessuno risponde?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily non sa come si può essere certi, perché certa Lily non è. Né di questo, né di altro. C'è forse qualcosa di cui si può essere certi, quando le possibilità sono infinite?&lt;br /&gt;Questo era soltanto quello che Lily credeva le fosse capitato. E poiché il contatore che le faceva da cuore contava pochi battiti, questo era ciò che Lily credeva. Ma. Non è perché nessuno risponde che si può smettere di fare domande. Anche se risponde il silenzio non si deve smettere di far uscire la voce. Perché si sa che la voce è un suono trasportato su un'onda. E un'onda arriva sempre da qualche parte. E se si dissipa in schiuma, sulla spiaggia, si può dire che comunque ha raggiunto la spiaggia. E se un grido sembra perdersi nel vuoto, il vuoto forse è soltanto uno spazio troppo grande a cui non riusciamo a dare una dimensione e chiamarlo 'vuoto' un po' ci rassicura. D'altra parte lo spazio dell'Universo che ci comprende nella sua sostanza dona grandezza a questo piccolo mondo. Così ogni organismo, più o meno complesso, dona grandezza universale al piccolo mondo di cellule di cui è composto. E le cellule hanno forse una vita sociale che un po' somiglia alla nostra. Almeno in senso lato. Alcune bastano a se stesse. Altre devono incontarsi per riprodursi, per comunicare il loro patrimonio ai posteri.&lt;br /&gt;Ora Lily è un fantasma. Alcuni fantasmi bastano a se stessi. Altri non possono fare a meno di farsi sentire e cercano di comunicare. E i fantasmi non se ne vogliono andare. Mai. Per questo Lily resta qua. Cercando un motivo nel silenzio di mille occhi che leggono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La rete di questo ragno è immensa» si disse Lily ad un palmo di naso dal cielo d'asfalto, accorgendosi &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;per la prima volta che quelle che dal prato credeva fossero nubi erano solo una grossa vecchia tela di ragno. E il ragno aveva imprigionato infinite parole e ogni filo della rete era una lunga storia, che forse non aveva una fine. Ora Lily voleva soltanto scoprire di chi erano quelle storie.&lt;br /&gt;Questo era già da solo un buon motivo per varcare il cielo e sbucare nel mondo. Lily aveva ritrovato la curiosità della scoperta.&lt;br /&gt;E lesse, tutta d'un fiato, la storia che si stendeva sul primo filo che aveva davanti agli occhi.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;E quando tornerà qua, sarà per raccontarvela.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-3934227887980725356?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/3934227887980725356/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=3934227887980725356' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/3934227887980725356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/3934227887980725356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/04/lily-ghost-e-la-rete-infinita.html' title='Lily Ghost e la rete infinita'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RjZRhYqe0NI/AAAAAAAAABw/PD-WxGh0klI/s72-c/LilyGhost2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-3446706087410623707</id><published>2007-04-11T14:00:00.000-07:00</published><updated>2007-04-11T14:37:10.780-07:00</updated><title type='text'>Lily Ghost - Capitolo Uno</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rh1QtwJXGZI/AAAAAAAAABo/Mvl3-w98QMs/s1600-h/LilyGhost1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rh1QtwJXGZI/AAAAAAAAABo/Mvl3-w98QMs/s320/LilyGhost1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5052283103928064402" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Fantasmi...&lt;br /&gt;ci parlo spesso&lt;br /&gt;e spesso loro parlano a me&lt;br /&gt;o di me&lt;br /&gt;non l'ho mai capito bene questo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;non l'ho capito tutte quelle volte&lt;br /&gt;in cui li sento urlare tra loro&lt;br /&gt;nella mia testa&lt;br /&gt;quasi fosse la loro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ma forse io sono loro&lt;br /&gt;o loro sono una parte di me&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;proprio oggi&lt;br /&gt;che le voci son piccine&lt;br /&gt;e schiacciate dalla grande ruota del tempo&lt;br /&gt;che non mi lascia più tempo&lt;br /&gt;proprio oggi&lt;br /&gt;i fantasmi&lt;br /&gt;parlanti o meno&lt;br /&gt;mi fan meno paura&lt;br /&gt;di tante realtà...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;in fondo&lt;br /&gt;loro&lt;br /&gt;urlavano solo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Lily era un'ombra che male si distingueva dal grigio dell'asfalto del cielo, dal verde del prato,  e da qualsiasi altro colore di quel che c'era lì sotto. Era un'ombra che si aggirava in quel mondo sotterraneo. Era un fantasma e l'Alibro odorava di muffa. Come fossero passati secoli da quando le voci degli amici, i pipistrelli e i  lupi le raccontavano delle storie. E forse ora, da buon fantasma, sarebbe riuscita a varcare il cielo d'asfalto. E come fantasma le era facile salire al cielo, come fa il fumo, nonostante l'immobilità dell'Alibro. E salire al cielo le fu facile davvero. Ma per trapassare il cielo d'asfalto non bastava la volontà, serviva un buon motivo. E questo Lily, doveva ancora trovarlo. E non contava urlare per farsi sentire. Perché la sua voce pochi l'avevano ascoltata, anche quando era viva. Provò a cantare, ma lo sforzo di far uscire la melodia la fece crollare a terra. Ora era un'ombra che sull'erba poteva sembrare una pozza scura di pioggia. E  invece era un fantasma, trafitto dai fili d'erba del prato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Chi di voi può dare un buon motivo alla piccola fantasma per salire nel mondo sopra il cielo d'asfalto?&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-3446706087410623707?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/3446706087410623707/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=3446706087410623707' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/3446706087410623707'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/3446706087410623707'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/04/lily-ghost-capitolo-uno.html' title='Lily Ghost - Capitolo Uno'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rh1QtwJXGZI/AAAAAAAAABo/Mvl3-w98QMs/s72-c/LilyGhost1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-6562199388610628358</id><published>2007-03-30T14:01:00.000-07:00</published><updated>2007-04-11T14:00:39.618-07:00</updated><title type='text'>La morte di Lily</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rg17jZ39OgI/AAAAAAAAABg/KOpT4IIcTeY/s1600-h/yourdeath.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rg17jZ39OgI/AAAAAAAAABg/KOpT4IIcTeY/s400/yourdeath.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5047826605523417602" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il cielo era sempre d'asfalto.  Il prato era ancora verde, popolato soltanto di ragni disoccupati. L'Alibro era un fossile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E Lily era morta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il suo corpo era rigido e freddo, come il senso doloroso dell'immobilità che scende sui timpani nel prolungarsi del silenzio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Era morta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E la rigidezza cadaverica faceva di lei una statua bianca, crollata dal piedistallo e distesa tra l'erba del prato infinito, sotto il cielo d'asfalto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily era morta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;La morte aveva vinto sui ragni e sulla voce dei pipistrelli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Nelle sue orbite c'erano ancora due piccoli specchi infranti. Due specchi opachi che ora riflettevano soltanto la polvere e che presto la polvere avrebbe spento di ogni bagliore. Forse un bambino, ancora, avrebbe potuto scriverci sopra qualcosa con un dito. Perché i bambini non sanno resistere all'istinto di scrivere sulla polvere e sulla condensa dei vetri. La condensa delle lacrime faceva da colla alla polvere. Lily aveva pianto, nel silenzio totale, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;mentre stentava resistenza alla morte&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;. Finché il silenzio le aveva serrato il diaframma. Finché l'apnea, sempre più lunga, aveva esalato da lei l'ultimo respiro. Come il prato che svapora nell'alba. Come il soffio umido di una balena, lo strano mammifero che nessuno tra i mammiferi 'mammifero' direbbe.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Così Lily, la strana creatura che viveva dove vita nessuno tra i vivi avrebbe detto ci fosse, era morta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily era morta, nonostante la primavera e tutto quel suo cantare e sbocciare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily era morta, nonostante i telegiornali e i pareri degli esperti sui fatti di cronaca e sulla politica internazionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily era morta, nonostante le parole, sopra il cielo d'asfalto, si sprecassero copiosamente.&lt;br /&gt;Perché Lily non aveva mai vissuto per questo.&lt;br /&gt;Sotto il cielo d'asfalto non arrivavano le stagioni a cambiare il paesaggio, ma le storie raccontate spingevano i giorni come sopra le stagioni muovono il tempo. E l'immaginazione cambiava forme e colori.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ma le parole non si erano più posate sull'Alibro per raccontarle delle storie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E Lily era morta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;br /&gt;Chi di voi vuol parlare ad un fantasma?&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-6562199388610628358?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/6562199388610628358/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=6562199388610628358' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/6562199388610628358'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/6562199388610628358'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/03/la-morte-di-lily.html' title='La morte di Lily'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rg17jZ39OgI/AAAAAAAAABg/KOpT4IIcTeY/s72-c/yourdeath.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-343997057701689498</id><published>2007-03-19T13:06:00.000-07:00</published><updated>2007-03-25T12:32:31.129-07:00</updated><title type='text'>Il risveglio del vulcano</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rf7tX7fsFrI/AAAAAAAAABU/xRi43P-hBNA/s1600-h/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rf7tX7fsFrI/AAAAAAAAABU/xRi43P-hBNA/s320/yourillness.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5043729628064913074" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il respiro di Lily sembrava che stesse per vincere il gioco del silenzio. Gli intervalli tra un respiro e l'altro erano così rari che soltanto 'il tempo di quando ci si annoia' poteva sembrare più lungo.Gli occhi di Lily si stavano asciugando e avevano perso luce. Le sue pupille erano uno specchio infranto. Come i sogni.&lt;br /&gt;L'assenza prolungata delle storie aveva dato all'Alibro la pesantezza del piombo e due ali di piombo non fanno più volare niente e nessuno. Ma chi ancora aveva due ali funzionanti prese il tunnel che sbucava sotto il cielo d'asfalto alla velocità di un brivido che corre lungo la schiena. Chi aveva chiamato il pipistrello? Chi, in quel silenzio che pareva totale, si era fatto sentire? Non i ragni, che avevano il loro bel daffare. Lily aveva emesso un richiamo fatto di ultrasuoni. Un canto lentissimo che sembrava un inno alla vita. Il canto di chi cerca di sopravvivere al silenzio non può che essere ultrasonico.&lt;br /&gt;Il pipistrello sapeva che il suo unico compito, in quel momento, era arrivare da Lily per raccontarle una storia. E questo fu proprio quel che fece.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;C'era un vulcano che taceva da secoli. Il suo sonno sembrava avere il tempo dell'eternità. Ma non c'è niente di eterno; anche i sassi, che lo sembrano, diventano polvere prima o poi. Il vulcano era un vecchio che si era addormentato a bocca aperta e quando si risvegliò dal suo sonno lo fece tossendo, con la gola secca, sputando piccoli grumi incandescenti che prepararono la strada al fiume di lava. Come per chi ha trattenuto e omesso troppe volte qualcosa che era invece da dire, il fiume uscì &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; urlante e inaspettato &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;dalla sua bocca, travolgendo e zittendo tutto quello che gli stava intorno. Come un vecchio che fa andare avanti il mondo come gli pare finché, un giorno, non riesce più a tacere e con la sua saggezza sparge il silenzio sul rumore disordinato che lo circonda, paralizzando tutto perché possa ricominciare da zero, pensando bene ai passi e al terreno da calpestare come fanno i bambini quando imparano a camminare da soli. Perché il vulcano era vecchio e ancor più di lui era vecchio il pianeta.&lt;br /&gt;Quel vulcano adesso pareva un dio punitore o il suo servo. La sua mano non riuscì però a calare così lontano da toccare il centro abitato. La lava scolpì un giardino di pietra dove c'era la vegetazione, un tappeto lunare sul terreno brullo. Alcuni animali si accaparrarono il ruolo di fossili per i posteri. Gli abitanti del paese sotto impararono, almeno per i giorni dell'eruzione, che si deve soggezione e rispetto alla natura. E se subito dopo lo scordarono, comunque, l'avrebbero potuto ricordare. Che non è proprio come 'non saperlo'. E il centro abitato ebbe coscienza della propria posizione, che non era poi così 'centrale'. Era sotto il pendio sinistro di un vulcano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Quando il pipistrello se ne andò, Lily respirava meno di rado.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Perché Lily ritrovi il ritmo vitale... forse servono le vostre storie?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-343997057701689498?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/343997057701689498/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=343997057701689498' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/343997057701689498'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/343997057701689498'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/03/il-risveglio-del-vulcano.html' title='Il risveglio del vulcano'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rf7tX7fsFrI/AAAAAAAAABU/xRi43P-hBNA/s72-c/yourillness.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-2802944857723069910</id><published>2007-03-02T13:34:00.000-08:00</published><updated>2007-03-04T08:49:39.960-08:00</updated><title type='text'>La finestra cieca</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/ReiZa8UtfCI/AAAAAAAAABI/cUf8Cd5annI/s1600-h/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/ReiZa8UtfCI/AAAAAAAAABI/cUf8Cd5annI/s320/yourillness.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5037444871362542626" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ancora una volta. Era accaduto ancora una volta. Che l'Alibro incollasse le pagine, che non ci fossero storie da raccontare. Che Lily si trasformasse una bambola di ghiaccio. Una bambola che muove soltanto gli occhi. Che i suoi occhi fossero così grandi nella desolazione da contenere tutto il cielo d'asfalto che stava sopra di lei e sopra il suo prato. Che il prato si popolasse di ragni. Che le carezze dei ragni fossero impercettibili per Lily, nonostante la rapidità convulsa delle otto-multiple zampette nel dispensarle. Che il respiro di Lily fosse così lieve e così raro che se fosse stata in mare, anziché sul prato, avrebbe potuto toccare il fondo degli abissi senza le bombole d'ossigeno. Perché di ossigeno non ce n'era lì intorno, perché 'ossigeno' per Lily sono le storie. E le storie non arrivavano più, da giorni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Poi, il cielo d'asfalto condusse fino a Lily un pipistrello. E una piccola storia arrivò. Una piccola storia che le riempì i polmoni dandole la forza ancora per un respiro. Che soffiò lieve dalle narici, così lieve che i ragni che le stavano sotto il naso neppure se ne accorsero. Ma Lily sentì una storia. Una piccola storia in un canto di ultrasuoni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;C'era una finestra che guardava un angolo di periferia. E un angolo di periferia non è il mondo. E' lo spicchio di un estremo lembo di città. Che della città ha soltanto il codice postale. I frequentatori di un angolo di periferia, di giorno, sono spesso uomini a riposo. E spesso c'è un bar, lì sull'angolo. Un bar senza cucina, perché a pranzo i frequentatori vanno tutti a casa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; Ma tutto questo accade lontano dall'angolo che stava davanti a quella finestra. Su quell'angolo c'era soltanto un palo della luce che di notte restava spento ormai da diversi anni. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;La palpebra di una pupilla cieca che restava aperta mostrando soltanto la propria cecità. Un vessillo fatiscente. Se fosse stato un albero sarebbe stato abbattuto. Fili riarsi senza più linfa elettrica, cotti dalle stagioni. Radici di una modernità che non aveva retto i tempi, insieme a tutta la periferia. Scheletri di palazzi incompiuti. Vecchi aborti. La famiglia non era cresciuta. Le fabbriche non erano sopravvissute al decennio e la periferia non aveva aperto le porte. La città era rimasta lontana più che altrove.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;La finestra non aveva vetri. Era uno squarcio geometrico, a ricordo della sconfitta del progetto artificiale. Se avesse avuto vetri, quella finestra avrebbe potuto riflettere. Riflettere il movimento. Riflettere la vita di un angolo di periferia. Ma il mondo davanti alla finestra si era paralizzato. Con lui il futuro della periferia, di conseguenza. E se ora la finestra non rifletteva niente, era forse perché qualcuno, prima, non aveva riflettuto abbastanza. E non era per errore umano. Perché non è completamente vero che mancare di riflessione sia un errore. Non si riflette spesso per la fretta di concludere, per pressione, perché c'è altro da fare. La conclusione diventa l'inconcludenza. Perché la città, che è lontana dagli angoli di periferia, arriva invece nei pensieri con i suoi ritmi e i suoi ingorghi. E accade che si giri a vuoto intorno alle sue rotonde, perdendo la direzione da prendere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Lily si accorse con ritardo che il pipistrello non era più in volo sopra di lei. Sentì soltanto un improvviso silenzio, che tornò a riempirle la testa di ovatta. Il silenzio delle percezioni tornò come se intorno a lei cadesse la neve, allontanado ogni eco del mondo. Lily ora aveva tempo per riflettere. Anche da quella posizione immobile, senza riflettere, avrebbe potuto perdere la direzione. Doveva ritrovare la strada delle voci che raccontano le storie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una storia per Lily, ancora un respiro... che possa scioglierla come il sole consuma la neve in lacrime. Fiocchi di pianto che si scioglie.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-2802944857723069910?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/2802944857723069910/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=2802944857723069910' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/2802944857723069910'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/2802944857723069910'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/03/ancora-una-volta.html' title='La finestra cieca'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/ReiZa8UtfCI/AAAAAAAAABI/cUf8Cd5annI/s72-c/yourillness.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-4790521711017802916</id><published>2007-02-11T13:47:00.000-08:00</published><updated>2007-04-06T14:14:58.875-07:00</updated><title type='text'>Nessun mostro stanotte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rc-QUpmVARI/AAAAAAAAAA8/3J7b9hdzetE/s1600-h/Pain.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rc-QUpmVARI/AAAAAAAAAA8/3J7b9hdzetE/s320/Pain.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5030397993234530578" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;  Tra il branco spiccava un piccolo lupacchiotto, in apparenza uguale ai suoi simili.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Stesso pelo grigio, stessi occhi gialli, stesso ululato. Stessa solitudine.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;A guardar bene, qualche sottile differenza si coglieva facilmente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Mentre tutti i suoi compagni andavano a caccia, lui...lui rimaneva da solo, e si perdeva a osservare i dolci colori di un tramonto, o i canti di uccelli lontani.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Nel suo animo, chissà per quale errore, non albergava lo spirito di un lupo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ne aveva solo l'ingombrante aspetto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E spesso lo vestiva così bene, che sembrava uno dei tanti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Aveva uno strano dono, se così si può chiamare, il dono di leggere le anime altrui e di cogliere le loro sfumature.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Per questo, nella sua solitudine non era mai solo davvero, che i mille echi che gli rimbombavano i testa erano una ben nutrita compagnia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E lui ascoltava, e cercava risposte alle domande, o domande alle risposte, senza mai capire.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Coltivando il senso di inutilità di quel suo essere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Finché un giorno, come un telo che cade, il lupo seppe.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Seppe ascoltare il saluto di chi se ne era andato senza volerlo. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;In un addio silenzioso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E afferrò la mano che asciugò le lacrime.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E lasciò che il dolore si sciogliesse in dolce malinconia.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sweet sweet pain.&lt;/span&gt; Lily era sciolta come un zolletta nel mondo del caffè bollente. Forse per questo era ancora sveglia? Per la dolce dolorosa malinconia che la scioglieva, per tutto quel caffè che da giorni aveva preso il posto del sangue e che scorreva a litri dentro di lei con lo stesso scopo del sangue. Per tenerla viva. Per non farla addormentare, perché il sonno le faceva paura. Ora sapeva che il sonno poteva portare la morte. Quella vera. Non quella apparente, da cui ci si risveglia. Il sonno ristoratore di cui aveva bisogno aveva a sua volta bisogno di qualcosa che lo facesse arrivare da Lily, per carezzarle la testa meglio di quanto avrebbero potuto fare i ragni e la Luna. Il buon sonno aveva bisogno di una storia. Un preludio alla buonanotte che la rendesse immune dai mostri che abitavano sotto il letto.&lt;br /&gt;Lily era sveglia per ascoltare quel lupacchiotto dallo sguardo incantato, affascinato incomprensibilemente dal mondo. Forse più comprensibilmente dalla natura. Ora curioso del suo prato in cui fiutava solo la sua presenza e quella dei ragni nelle tane appena sottoterra.&lt;br /&gt;Lily e il lupacchiotto si guardarono negli occhi, mentre lui le afferrava la mano dolcemente con la bocca, pungendola soltanto perché i denti di latte sono piccoli spilli destinati a cadere più rapidi delle foglie, che resistono ben due stagioni sui rami. Il lupacchiotto vide che gli occhi di Lily avevano bisogno di chiudersi e sognare. Comprese, perché lui ne era capace, che Lily aveva bisogno di una storia. Con una voce giovane, ma che sapeva esattamente da che parte cominciare, iniziò la sua storia. Mentre Lily già gli sorrideva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cosa cantano i mostri sotto il letto? Ascolta.&lt;br /&gt;Cosa cantano i mostri sotto il letto? Non far finta di non sentire.&lt;br /&gt;Ascolta.&lt;br /&gt;Se ascolti la tua paura, mostri e paura spariranno.&lt;br /&gt;C'era un piccolo gufo che volava ogni notte sul ramo del ciliegio che delimita a est il confine del bosco. Era un piccolo gufo pauroso. Temeva il vento che faceva sussurrare le foglie. Temeva la luce della luna che rischiarava la radura lì davanti. Temeva il canto incomprensibile degli altri uccelli notturni. Temeva le finestre illuminate della casa lontana trecento passi dal ciliegio. Temeva tutto quello che non riusciva a spiegarsi. E pensava che il mondo oltre il ciliegio fosse abitato da mostri. E forse lo era. Ma i mostri che c'erano non erano quelli che il gufo credeva. E c'era qualcosa che il gufo non temeva. C'era qualcosa di cui il gufo aveva paura. Ed erano due occhi che correvano, gialli e poi rossi, in un rombo terribile che li accompagnava. Il piccolo gufo sentiva il cuore in gola e se ci fosse riuscito sarebbe scappato, quando il tuono cominciava lontano, poi sempre più vicino. Ma non riusciva a scappare, restava immobile e senza respiro com'era suo nonno dopo essere stato impagliato. Chiudeva gli occhi non appena apparivano gli occhi gialli, per poi riaprirli quando, rossi, si allontanavano. Poi, una notte. Le foglie sussurravano leggere e celavano al piccolo gufo la vista delle stelle che cadevano nel cielo. Canti indecifrabili riempivano l'aria calda di una notte di piena estate. Le finestre a trecento passi dal ciliegio non avevano luce da una settimana. Il mostro arrivò, ma placò il suo tuono prima del solito. Il gufo aprì gli occhi e vide due creature che raggiunsero la radura illuminata dalla luna. Si sdraiarono sotto lo spettacolo del cielo, il volto rivolto verso l'alto. Il mostro le aveva partorite e adesso faceva silenzio. I due figli del mostro iniziarono a cantare mentre il piccolo gufo le guardava fisso, come solo i gufi sanno fare. Il canto era dolce e malinconico. Se il gufo avesse saputo cos'era, avrebbe pensato che il loro canto raccontasse l'amore. Quel canto coprì le voci degli uccelli notturni. Il piccolo gufo aveva ora meno paura. Non temeva il mostro che aveva chiuso i suoi occhi gialli. Le finestre erano spente. Le foglie fecero silenzio. La luce della radura gli permise soltanto di vedere quelle creature a pochi passi da lui. E a sentirsi meno solo. Il canto lo avvicinò al buon sonno, mentre arrivava l'alba. Volò via, promettendosi di avventurarsi oltre la notte seguente. Non aveva più paura dei mostri che credeva abitassero oltre il ciliegio. Che, visti da vicino, forse mostri non erano.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Se ascolti la tua paura, mostri e paura spariranno.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily dormiva. Gli occhi chiusi senza lacrime. La mano umida. Asciugata dal lupo, che l'aveva accarezzata con leggere testate, quando lei aveva cominciato a sognare, alla fine della storia.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sweet sweet pain. Sweet sweet dreams, little Lily.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Questo cantano i sogni. Sopra il letto Lily riposa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-4790521711017802916?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/4790521711017802916/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=4790521711017802916' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/4790521711017802916'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/4790521711017802916'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/02/nessun-mostro-stanotte.html' title='Nessun mostro stanotte'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rc-QUpmVARI/AAAAAAAAAA8/3J7b9hdzetE/s72-c/Pain.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-6292748727505553311</id><published>2007-02-11T07:02:00.000-08:00</published><updated>2007-04-06T14:12:23.030-07:00</updated><title type='text'>La luce dei ricordi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rc8wJpmVAQI/AAAAAAAAAAw/21h1KAJvcTw/s1600-h/Try.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rc8wJpmVAQI/AAAAAAAAAAw/21h1KAJvcTw/s320/Try.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5030292251139703042" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Un silenzio impietoso si era abbattuto su Lily, pesante come solo il più pesante dei materiali può essere, senza pietra di paragone.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Sdraiata, inerme, Lily non aveva la forza di rialzarsi, avvolta dalla amara coperta del dolore. Cercava di sognare, di pensare alle sue ali che di nuovo la facevano librare nell'aria, ma tutto ciò che riusciva e visualizzare era soltanto buio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Se soltanto il lupo tornasse...&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ad un tratto una luce apparve da lontano, piccola come una stella nel cielo. Poi ne spuntò una seconda e poi una terza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Tante luci come piccole stelle riempirono il cielo, ma non stavano ferme, si muovevano verso Lily che rimaneva sdraiata a contemplarle.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Le luci si facevano sempre più grandi via via che si avvicinavano a Lily, fino a che riuscì a capire cosa erano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Uno stormo di uccelli fiammeggianti, fenici, si muoveva verso di lei, riempiendo il buio di luce e calore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily si liberò a poco a poco della coperta che la avvolgeva e si rialzò, mentre le ali dell'Alibro ricominciavano a muoversi piano piano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily si librò nell'aria e si avvicinò alle fenici che la circondarono. Una di loro prese parola:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="font-family: trebuchet ms;"&gt;"Non solo noi rinasciamo dalle nostre ceneri, anche tu puoi farlo, finché esisteranno storie da raccontare."&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Le fenici se ne andarono salutando Lily, ma il buio era scomparso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ora attorno a Lily c'era di nuovo la luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, Lily sentiva la luce intorno a sé come un'energia che restava a ricordarle del passaggio delle fenici. Ed era sorpresa che le fenici fossero arrivate proprio per lei, che l'avessero cercata e l'avessero costretta benevolmente ad alzare lo sguardo di nuovo verso il cielo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il lupo che se ne era andato dal branco era un grosso lupo molto buono. Ogni sera usciva tardi dalla tana con gli amici del branco che amavano come lui i pub quando si svuotano, verso l'ora della chiusura.&lt;br /&gt;E &lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;beve&lt;/span&gt;va birra con una calma orientale, che &lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;fa&lt;/span&gt;ceva sembrare che si &lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;stia&lt;/span&gt;/stesse celebrando fuori orario una cerimonia del té. Il grosso lupo buono &lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;ordina&lt;/span&gt;va sempre una pinta di birra, bevendone poco più della metà perché gli &lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;basta&lt;/span&gt;va anche solo un sorso in più per non avere la sensazione che gliene &lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;manchi&lt;/span&gt;/mancasse ancora qualche goccia. Il lupo &lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;è&lt;/span&gt;/era di poche parole, ma &lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;sa&lt;/span&gt;peva ascoltare e per questo certe volte &lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;sta&lt;/span&gt;va accucciato per ore facendo parlare gli altri che ne &lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;hanno&lt;/span&gt;/avevano bisogno.&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt; E&lt;/span&gt;'/Era un lupo pacifico che &lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;trova&lt;/span&gt;va sempre il modo di sedare gli altri più agitati regalando perle di ragionevolezza. Con la voce bassa di chi suggerisce senza pretese. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;E'&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;l'amico di tutti. E forse per questo non &lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;parla&lt;/span&gt;va mai di sé. Un sorriso per tutti, da quel lupo. Ogni tanto anche un sorriso per sé, davanti allo schermo delle infinite immagini dei Manga.&lt;br /&gt;E Lily, ora che aveva finito le lacrime, riusciva a sorridere davvero soltanto quando pensava al lupo. Perché nei pensieri il lupo c'&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;è&lt;/span&gt; ancora.&lt;br /&gt;E &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;è&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; &lt;/span&gt;già qualcosa. E forse &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;è&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; anche di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ora sapeva che le fenici le stavano vicino. E che la luce non sarebbe rimasta soltanto intorno a lei, si sarebbe riaccesa anche dentro il suo cuore. Lasciando al buio solo uno spazio, dove si sarebbero proiettati per sempre i suoi ricordi nella sola luce del loro passaggio sullo schermo. Che sempre una luce &lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;è&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-6292748727505553311?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/6292748727505553311/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=6292748727505553311' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/6292748727505553311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/6292748727505553311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/02/la-luce-dei-ricordi.html' title='La luce dei ricordi'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rc8wJpmVAQI/AAAAAAAAAAw/21h1KAJvcTw/s72-c/Try.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-2429555570375398717</id><published>2007-01-27T11:50:00.000-08:00</published><updated>2007-02-03T08:30:11.807-08:00</updated><title type='text'>La storia del lupo bianco</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rbutgr2eQfI/AAAAAAAAAAk/SHikpzHDCIo/s1600-h/WhiteWolf.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rbutgr2eQfI/AAAAAAAAAAk/SHikpzHDCIo/s320/WhiteWolf.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5024800586300539378" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il silenzio della notte fu squarciato impietosamente da un acuto lamento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Nel folto del bosco il buio era assoluto.&lt;br /&gt;Il cielo era solo una macchia scura, solcata da rami protesi come artigli pronti a ghermire una qualsiasi preda ignara.&lt;br /&gt;Un vento maligno sollevava le foglie cadute in improvvisi turbinii per poi fuggire fischiando tra i tronchi rinsecchiti dal freddo inverno.&lt;br /&gt;Poi di colpo: un ululato.&lt;br /&gt;Non era possibile sbagliarsi.&lt;br /&gt;Era proprio la vibrante voce di un lupo.&lt;br /&gt;Un ululato.&lt;br /&gt;Ancora uno.&lt;br /&gt;Di nuovo, ma più vicino.&lt;br /&gt;Sempre più vicino…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lily, distesa sul prato, era immobile, inerte.&lt;br /&gt;Nel fruscio feroce del vento, faticava non poco per distinguere i passi felpati del predatore in agguato.&lt;br /&gt;Ascoltava e tremava.&lt;br /&gt;Inerme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il lupo era lì. Pelo bianco ed occhi incandescenti. E grandi denti.&lt;br /&gt;Lily, terrorizzata, non era in grado di muoversi.&lt;br /&gt;Quasi non era più in grado nemmeno di respirare.&lt;br /&gt;Vide gli occhi di brace del lupo specchiarsi nei suoi.&lt;br /&gt;Sospirò debolmente e pregò perché tutto finisse presto…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Ah, se l’Alibro svolazzasse ancora…&lt;br /&gt;Se solo m’avessero dato una storia&lt;br /&gt;una vita…&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il lupo avvicinò le sue fauci dentate al volto di Lily.&lt;br /&gt;E, senza tentennamenti né rimpianti, le leccò una guancia.&lt;br /&gt;Poi si sdraiò aspettando che lei riaprisse gli occhi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lily, stupita d’esser ancora viva, non sapendo come comportarsi, si finse comunque morta.&lt;br /&gt;Il lupo aspettava pazientemente.&lt;br /&gt;Lily dischiuse appena un occhio.&lt;br /&gt;E il lupo sorrise.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In fondo era solo un vecchio lupo bianco.&lt;br /&gt;Che amava raccontare storie.&lt;br /&gt;Per non sentirsi troppo solo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Una voce che Lily non aveva mai sentito così vicina, quella del Lupo. Lily comprese le parole nel suono degli ululati e quello che ad altri avrebbe fatto accapponare la pelle le riscaldò, invece, il cuore. Ma prima di ascoltarlo lo guardò e il lupo tacque, in procinto di cominciare, per non farle perdere neppure una parola della sua storia. Osservò i baffi che avevano la luce della seta nella luce lunare, ora che Lily sapeva cos'era la seta riusciva a fare paragoni. E il pelo bianco che incorniciava il suo muso come se nient'altro di immaginabile potesse esserne ugualmente degno. Lily non avrebbe mai detto che fosse vecchio. Ma che era solo quanto lei, sì, questo riusciva a capirlo nell'immediatezza. Perché il lupo non l'aveva mangiata, come del resto lei si aspettava facesse. Perché c'è soltanto una cosa più forte della fame, ed è il bisogno della compagnia di 'qualcunoqualsiasi' quando la solitudine è più grave del peso corporeo. E non c'è pasto che possa rifocillare un cuore desolato. La stanchezza e la noia o parlano o ti strozzano. Forse per questo il Lupo le raccontava delle storie? Sicuramente anche per questo Lily si mise ad ascoltarle. Per nutrire il lupo della sua attenzione.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;C'era una steppa imbellita dal gelo. Perché nel gelo brillava della luce dei cristalli. Mai nessuno si era avventurato con passi scricchiolanti a disturbare il suo manto. Su di lei correvano soltanto il cielo e le stagioni. Correvano sembrando immobili. Correvano perché il cielo e le stagioni corrono ovunque, trainati dal tempo che nessuno può domare. Neppure i lupi passavano attraverso quella steppa. Perché i lupi ne avevano il rispetto che si deve ai luoghi sacri. E anche i lupi, come tutte le altre specie che non vi si erano mai avventurate, ne avevano un po' timore.&lt;br /&gt;Quella steppa si diceva fosse la dimora dell'Inverno e del sonno della Natura. Per questo neppure un lupo aveva mai avuto l'ardire di ululare nelle sue vicinanze. Perché non si può forzare la Natura al risveglio quando la Natura decide che è il momento di riposare. E soltanto il vento, il vento operaio del tempo, occupato a spingere il cielo e a consumare tutte le cose, avrebbe potuto raccontare cosa c'era oltre la steppa. E forse se anche noi&lt;br /&gt;potremmo provare a indovinarlo è perché respirando ci nutriamo della sua aria. Forse, così, qualcosa del vento resta &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;in noi, come un seme della sua conoscenza delle cose&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;.&lt;br /&gt;Perché sappiamo che accanto alla dimora dell'Inverno sorge il giardino della Primavera, dove tutto quello che dormiva si risveglia. Un ritorno alla vita, attraverso il sonno. Una morte apparente che ristora la forza di ogni natura. E ogni natura ha un ciclo, un cerchio magico da percorrere. E i lupi non avrebbero mai calpestato il cerchio, che maturava fino a bruciarsi nell'estate, e che spargendo le ceneri delle foglie si consumava nell'autunno. Perché i lupi avevano rispetto dei luoghi sacri. E fiutavano la presenza del cerchio invisibile, perché anche i lupi respirano il vento.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily si sorpese del calore che sentiva di nuovo nelle vene. Era il calore del respiro del Lupo ad averla salvata. Era forse la storia che le aveva raccontato. Era la certezza che sarebbe tornato da lei, anche se adesso poteva distinguerne chiaramente soltanto la coda. Mentre se ne andava.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E chi di voi tornerà da Lily per raccontarle una storia?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Poche ore dopo dall'invio di questo post. Il mio branco ha un lupo di meno. Il gelo si è posato su ogni parola che non riesco a dire. A scrivere, neppure.&lt;br /&gt;Silenzio. Silenzio.&lt;br /&gt;Shhhhhhhhhhhhhhhhh....&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-2429555570375398717?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/2429555570375398717/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=2429555570375398717' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/2429555570375398717'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/2429555570375398717'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/01/la-storia-del-lupo-bianco.html' title='La storia del lupo bianco'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/Rbutgr2eQfI/AAAAAAAAAAk/SHikpzHDCIo/s72-c/WhiteWolf.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-8098008154303554567</id><published>2007-01-20T09:46:00.000-08:00</published><updated>2007-01-21T13:27:16.883-08:00</updated><title type='text'>Nella soffitta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RbJVq1oLeHI/AAAAAAAAAAY/Dz0K6xh0txQ/s1600-h/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RbJVq1oLeHI/AAAAAAAAAAY/Dz0K6xh0txQ/s320/yourillness.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5022170728909994098" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Sul prato c'era già una folla di ragni intorno a Lily. Carezze per multipli di otto zampe. Per spingere il sangue che il cuore quasi non pompava più. In un pallore crescente, come quello della Luna che compare e resta nel cielo per tutta la notte, sempre più grande e luminosa mentre intorno il buio si infittisce. L'Alibro immobile, gli occhi che invece ancora avevano vita, ispezionando il cielo alla ricerca dell'arrivo di un pipistrello. E il pipistrello arrivò, le ali come un mantello nero gonfiato dal vento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il pipistrello aveva ancora una storia per Lily. Che i ragni non sentirono, perché i ragni non possono udire gli ultrasuoni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ma Lily, nella paralisi, aveva il senso dell'udito acuito, spasimando la sopravvivenza che soltanto le storie potevano darle.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E la storia del pipistrello cominciò a risuonarle intorno. E risuonava soltanto per lei. Il resto del mondo avrebbe detto che c'era ancora silenzio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;C'era una soffitta coperta di polvere fin dalle assi del pavimento. Se qualcuno ci fosse entrato avrebbe laciato l'orma di ogni suo passo, ma erano molti anni che nessuno ci entrava e nella soffitta sembrava immobile anche la polvere. Niente cambiava da anni là dentro, se non la luce che entrava dalla piccola finestra posta sulla parete opposta alla porta. Di giorno, quando fuori c'era il sole, i raggi che entravano muovevano un cono dal raggio costretto sopra il disegno di un piccolo tappeto. Boccioli di rosa in attesa della primavera per sbocciare. Piccoli uccelli dal piumaggio color indaco aspettavano il calore per frullare le ali e liberarsi della polvere in una giostra di brevi voli. Questo accadeva sotto i raggi del sole che entravano dalla finestra. Questo era il segreto della soffitta. E per questo di giorno la soffitta profumava di rose. E per questo l'aria sembrava risuonare del canto di uccelli esotici. Forse per questo nessuno ci entrava da anni, perché &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;tutto quello che era chiuso nella soffitta &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;sembrava una maledizione. Invece era un prodigio. E quando il sole tramontava e dalla finestra entrava la luce della luna, i boccioli si richiudevano e i piccoli uccelli tornavano immobili, con il capo sotto l'ala. L'indaco si spegneva nel nero della notte. Le rose prendevano il colore della polvere. Ma restava la pace nell'aria, la pace di un mondo che riposa.&lt;br /&gt;Un mondo che non aveva il coraggio della curiosità, quello fuori dalla soffitta. La meraviglia della scoperta di un prodigio è un dono che bisogna meritare. Sfidando i timori razionali che si arrendono all'inconsueto, forse nella speranza che la polvere possa fargli da tomba. Ma la vita è prepotente e ha infinite nature. E quella del mondo fuori dalla soffitta era una natura domata, artificiale nei ritmi e nelle funzioni. Mentre nella soffitta regnava la libertà e la meraviglia. Nella soffitta, se qualcuno fosse entrato avrebbe lasciato soltanto qualche orma nella polvere. Mentre, fuori, la polvere faceva da tomba al mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily fece un grosso respiro, forse un sospiro. I ragni si allontanarono veloci, come in fuga dal vortice di un tornado. I polmoni di Lily si riempirono dell'aria dei giardini nel mese di Maggio. Ma l'Alibro non frullò le sue pagine come fossero ali, in una giostra di brevi voli. Se l'Alibro fosse stato un piccolo uccello, si sarebbe potuto dire che ancora teneva la testa sotto l'ala. Nel silenzio che seguì la fine del racconto del pipistrello. Nel silenzio del sonno del resto del mondo. Mentre due ali nere fuggivano lontano sotto il cielo d'asfalto, come il mantello di qualcuno che, voltate le spalle, si allontana di fretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il silenzio del mondo è la tomba di Lily... fate uscire per lei una storia dalla polvere...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-8098008154303554567?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/8098008154303554567/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=8098008154303554567' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/8098008154303554567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/8098008154303554567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/01/nella-soffitta.html' title='Nella soffitta'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RbJVq1oLeHI/AAAAAAAAAAY/Dz0K6xh0txQ/s72-c/yourillness.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-3766482469684289946</id><published>2007-01-12T09:18:00.000-08:00</published><updated>2007-01-12T10:10:53.643-08:00</updated><title type='text'>Sete di seta</title><content type='html'>&lt;a style="font-family: trebuchet ms;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RafEJdgtupI/AAAAAAAAAAM/BI6_QJf9XDQ/s1600-h/SilkSkin.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RafEJdgtupI/AAAAAAAAAAM/BI6_QJf9XDQ/s320/SilkSkin.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5019195976547416722" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Lily avrebbe voluto aiutare il nuotatore a raggiungere l'orizzonte ma sapeva che a niente sarebbe servito perchè ognuno deve raggiungere la meta prefissata con le proprie forze: la stanchezza, le lacrime, il desiderio di raggiungere l'orizzonte avrebbero fortificato il nuotatore che si preparava ad affrontare nuove prove.&lt;br /&gt;E intanto Lily volava, perché l'Alibro frullava le pagine nel soffio della brezza marina e del sussurro di una nuova storia. E volava alta sul nuotatore. Che nuotava e continuava a nuotare. Senza sospettare&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; che &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Lily sgambettasse nel cielo. Senza sospettare che qualcuno guardasse la sua impercettibile scia che si allontanava nel mare. Un filo di seta. Un cordone ombelicale tra l'orizzonte e la riva sempre più lontana alle sue spalle. Una trama sottile del destino che lo portava chissà dove, ma che annodava cuore e ricordi con quello che stava lasciando. Forte solo della scelta di andarsene. Vulnerabile nell'ignoto a cui stava andando incontro. Il nuotatore continuava a nuotare. E Lily chiuse gli occhi per immaginare, perdendo per sempre ogni traccia di lui e del suo percorso. Perché era giusto così. Che restasse da solo. Perché non era un naufrago, era un nuotatore, e ce l'avrebbe fatta con le sue forze. Lily chiuse gli occhi pensando di immaginare la seta, che non sapeva davvero cos'era. Ora la brezza del mare l'accarezzava. Non come facevano i ragni durante le sue paralisi, ma come fa il vento quando ti incontra. E Lily sentiva il tocco della brezza. Percepiva il frusciare leggero dell'aria che fuggiva rapida sulle sue guance. E l'Alibro le disse che la seta era così, ma che, a differenza dell'aria, aveva un colore. Anzi, che addirittura se ne poteva scegliere il colore e poi avvolgersi nei suoi drappi e andare in giro con la sensazione di avere un abito fatto d'aria. Di vento. Di brezza marina. Quella brezza che adesso le cominciava ad asciugare le labbra e a farle sentire la sete. Solo per la sete che aumentava Lily aprì gli occhi. Ma le restò il desiderio di avere un abito di seta. Di una seta del colore del prato, o della Notte e della Luna che adesso credeva ne fossero vestite. E seduta sul prato Lily accarezzò l'erba, immaginando che se l'erba avesse potuto sentire il suo tocco leggero avrebbe potuto pensare che lei, Lily, era la seta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una storia, ancora una storia... Lily ha sete anche di questo...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-3766482469684289946?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/3766482469684289946/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=3766482469684289946' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/3766482469684289946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/3766482469684289946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/01/sete-di-seta.html' title='Sete di seta'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_8mqoWL7bzSc/RafEJdgtupI/AAAAAAAAAAM/BI6_QJf9XDQ/s72-c/SilkSkin.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116819240633366403</id><published>2007-01-07T09:19:00.000-08:00</published><updated>2007-01-07T09:53:26.426-08:00</updated><title type='text'>Il nuotatore</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/408791/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/278421/yourillness.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Se era giorno o se era notte poco importava. Lily non aveva abbastanza coscienza del mondo per accorgersene. Lily aveva freddo. E avrebbe avuto freddo ugualmente sotto il sole come sotto la luna. Poco importava quale ora del giorno fosse, quale stagione dell'anno colorasse il mondo sopra il cielo d'asfalto. Aveva freddo. L'Alibro era immobile e senza storie. Il silenzio delle storie era gelo. E soltanto perché le stelle in inverno sembrano avere più luce, le stelle negli occhi di Lily avevano la luce balenante di un faro. E fu per quella luce che i ragni riuscirono a trovare la piccola creatura pallida distesa sul prato. E fu quella luce che fece arrivare il pipistrello. E con lui arrivò una storia che risuonò di malinconia e di ultrasuoni, come se un pianoforte potesse avere un suono ultrasonico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;    &lt;p style="font-family: trebuchet ms; font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Una breve onda di schiuma toccava  la battigia. Le piccole conchiglie sulla riva. Un coccio di bottiglia  verde come uno scarabeo. Uno scarabeo arenato. Un gioiello che aveva  scelto di galleggiare nel mare. Un gioiello che era fuggito al destino  del fondo di una discarica. Un gioiello che era un coccio di bottiglia  e che solo nei giochi di una bambina avrebbe impreziosito una corona.&lt;br /&gt;Un’altra breve onda ora toccava  i piedi del nuotatore che si era avvicinato all’acqua, contando i  passi come in un conto alla rovescia. Senza spiccare la corsa. Immergendosi  ogni passo di più. Pensando di incontrare dolcemente l’assenza di  gravità. Senza il bisogno di convincersi che l’acqua non sarebbe  stata fredda sulla sua pelle. Come chi si lancia nello spazio non pensa  di incontrare il vuoto, ma il mondo dove vivono e muoiono le stelle.  Quando il razzo parte non si tocca più la terra. E il nuotatore iniziò  a battere i piedi come avrebbe mosso la coda una sirena, avanzando a  piccole bracciate verso un orizzonte irraggiungibile. Senza guardarsi  mai alle spalle. Senza pensare alla spiaggia che ora poteva sembrare  lontana quanto l’orizzonte. Il nuotatore avanzava nell’alba, in  un mare dove le onde erano pieghe di un immenso drappeggio di seta.  In quella luce il nuotatore era quasi invisibile dalla riva. Mentre  avanzava, pensava che nessuno avrebbe mai potuto fermarlo. Forse così  avrebbe fatto il giro del mondo. Bastava andare avanti senza guardarsi  mai alle spalle, senza guardare il fondo con la testa sott’acqua,  senza perdere di vista la meta irraggiungibile dell’orizzonte. Senza  farsi accecare dal sale. Dalle lacrime che gli bruciavano gli occhi.  Soltanto così sarebbe andato lontano da quello che aveva lasciato a  qualche chilometro dalla riva. E lontano era dove voleva arrivare.&lt;br /&gt;Per non sentire la stanchezza.  Non sentiva il dolore delle bracciate. Per non sentire la rabbia. Non  sentiva i morsi dei crampi. Per cominciare da capo. Continuava a nuotare.  E se avesse intravisto una perla sul fondo del mare, o se c’era un  tesoro, non si sarebbe comunque fermato. Perché non cercava né tesori  né perle. Cercava di toccare l’orizzonte con la punta delle dita.  Perché l’orizzonte era lontano.&lt;br /&gt;Adesso il sole aveva cambiato  il colore dell’aria e dell’acqua, ma non aveva avvicinato l’orizzonte.  E c’erano gabbiani che roteavano nel cielo che il nuotatore non vedeva  e non avrebbe mai visto. Perché non si fermava, e non si sarebbe fermato,  per alzare la testa. Continuava a nuotare.&lt;br /&gt;Non sentiva più il peso della  gravità. Delle colpe. E non si accorgeva più di piangere perché sulle  labbra aveva il sapore del mare, che vinceva il sapore delle lacrime.  E così forse avrebbe scordato il peso e il dolore. E continuava a nuotare.  E continuava a nuotare. Era ormai indistinguibile dalla spiaggia. Era  ormai lontano quanto l’orizzonte. E nuotava, senza più neppure pensare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Lily credette così di addormentarsi e di trovare dolci sogni, come quando la Luna le raccontava le storie della buonanotte. E nei sogni di Lily l'Alibro tornava a farla volare e le carezze dei ragni non erano più necessarie per mantenerla in vita. Perché Lily viveva di storie. Era nata per questo e per questo brillavano i suoi occhi. Brillavano ancora nell'attesa. Nella fiducia. Nella speranza. Perché le parole esistono per raccontare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ora che le luci delle feste si stanno spengendo.. qualcuno può forse accendere un fuoco a cui Lily possa scaldarsi? Una frase, un rigo appena...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116819240633366403?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116819240633366403/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116819240633366403' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116819240633366403'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116819240633366403'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2007/01/il-nuotatore.html' title='Il nuotatore'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116758998128986452</id><published>2006-12-31T10:20:00.000-08:00</published><updated>2006-12-31T10:33:01.323-08:00</updated><title type='text'>Buoni auspici</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/885818/BriggyHome.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/400/851983/BriggyHome.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Briggy era davanti a casa. Perché Briggy aveva una casa da pochi giorni. E le piaceva starci davanti, anche se era vuota. Perché piena era la sua gioia. E ora aveva imparato ad allargare il suo sorriso fino ai piercing. E così. Era davanti a casa, quando scoccò la mezzanotte e con lei il nuovo anno. Era sola. Ma non si sentiva poi così sola davanti a casa sua. I buoni auspici volavano intorno a lei insieme ai pipistrelli. E Briggy era buona amica dei pipistrelli. E le stelle della prima notte dell'anno sembravano brillare della sua felicità. E gli altri amici di Briggy, bipedi eretti, erano lontani da lei fisicamente. Ma vicini con il cuore. Avevano cercato Briggy perché avrebbero voluto portarla con sé. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-weight: bold; font-family: trebuchet ms;"&gt;Ma Briggy era voluta restare davanti a casa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Perché quello era il posto che si era scelta per stare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Non soltanto per questa notte di fine anno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Per questo amici miei, vi auguro da qua un bellissimo anno nuovo. Che sia anche per voi NUOVO quanto lo sarà per me... :)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116758998128986452?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116758998128986452/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116758998128986452' title='7 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116758998128986452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116758998128986452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/12/buoni-auspici.html' title='Buoni auspici'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116682449172792291</id><published>2006-12-22T12:18:00.000-08:00</published><updated>2006-12-24T03:25:40.956-08:00</updated><title type='text'>Le frange dei confini</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/115931/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/838441/yourillness.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily era sul prato e il prato era riarso, l'alba non aveva dispensato rugiada in quel mattino in cui sembrava che il cielo d'asfalto stesse per crollarle addosso. Seppellendo la sua paralisi. I ragni procedevano lenti verso di lei e i pipistrelli avanzavano da lontano con immensa fatica. Il cielo aveva una densa consistenza, o almeno sembrava averla. Come un ubriaco che stenta a fare i soliti passi per strada, i pipistrelli sbandavano e perdevano la rotta. La linfa che correva nella Lily viva stava asciugandosi con il prato, rallentando come i ragni, disorientandosi rispetto alla meta, che era la percezione dei sensi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Silenzio, insensibilità e cecità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Silenzio dove non c'era più eco del fischiare dell'erba che svapora, dei passi arrancanti dei ragni, dei pipistrelli troppo lontani e del ruggito dell'asfalto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Insensibilità all'alito vitale, alle carezze del primo dei ragni, al dolore che precede la paralisi. Cecità della coltre d'asfalto che si stendeva piatta sopra di lei e anche del buio che le limitava sempre più il campo visivo. Lily vedeva il vuoto. E se il vuoto avesse visto Lily avrebbe visto lo sfrigolio di due sole stelle, nessuna cometa in arrivo, soltanto quello che restava della luce dei suoi occhi. E nel vuoto arrivò un pipistrello esausto, ma ancora con un filo di voce ultrasonica per raccontare a Lily una storia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;C'era l'universo di cui erano inconoscibili i confini, ma di cui era pensabile l'esistenza. C'era forse una trina di galassie, come il ricamo che guarnisce il piatto di una torta. Un ricamo sfrangiato che si muove nell'infinito come i tentacoli delle meduse negli abissi del mare. E c'era quello che nessuno si aspettava e nessuno avrebbe mai pensato che ci fosse.&lt;br /&gt;Non esisteva umana spiegazione. Non esisteva umana superstizione. Per quel che c'era. Quel che c'era aveva un respiro che gonfiava il ventre e lo rilasciava, dissipandone il volume in energia. Quando il respiro si sospendeva nell'apnea qualcosa collassava e trovava la necrosi prima del nulla. Così, senza quel che mancava, qualcosa annaspava e perdeva regola e lucidità naturale. Tentando di sopravvivere fagocitava quel che gli stava intorno. Nutrendo la morte della morte. Lasciando la vita a cosa dopo restava come fosse un'opportunità fortuita. Poi un grande respiro, come fosse sollievo, soffiava ancora la vita e c'era qualcosa che ancora procedeva il suo ciclo, altro che nasceva e che prima non c'era. E una risata cosmica provocava un'eco che qualcuno avrebbe detto Big Bang. Si accendevano le vette di antichi vulcani e le sfere di magma che davano possibilità a infinite possibilità. E se da qualche parte è mai nato un popolo che qualcuno ha detto intelligente è cosa davvero strana. Perché non c'è mai stata intelligenza. Non c'è mai stata volontà. Perché &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;c'era quello che nessuno si aspettava e nessuno avrebbe mai pensato che ci fosse. Perché non esisteva umana spiegazione. Non esisteva umana superstizione. Per quel che c'era. E che c'è forse soltanto perché l'apnea che provocherà il vuoto ancora deve arrivare. E non sarà la fine del mondo. Sarà forse la fine di un mondo piuttosto che di un altro. Secondo come tira il vento e gira la ruota intorno agli inconoscibili confini. Non sarà la fine di niente. Perché ci sarà altro che nascerà e che non si può dire sia niente soltanto perché questo popolo non potrà vederlo. E neppure le meduse potranno. Ma qualcosa che resterà inconsapevolmente simile ai loro tentacoli continuerà ancora per un po' a sfrangiare nell'infinito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily vide il vuoto riempirsi in un attimo di una miriade di pipistrelli che sparirono nel nulla in un battere di ciglia. La storia era finita. Ma sarebbe ricominciata. Perché così andava il mondo. O quella sorta di mondo che stava sotto il cielo d'asfalto. Un mondo più lontano di altri dalle frange dell'infinito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Anche le pagine dell'Alibro possono tornare a muoversi nel respiro delle vostre storie. Scrivete parole per Lily...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116682449172792291?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116682449172792291/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116682449172792291' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116682449172792291'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116682449172792291'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/12/le-frange-dei-confini.html' title='Le frange dei confini'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116639499516387415</id><published>2006-12-17T13:56:00.000-08:00</published><updated>2007-02-25T08:27:43.215-08:00</updated><title type='text'>Il Tesoro di Lily</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/650623/Solitude.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/139093/Solitude.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Aveva girato in lungo e in largo Lily, ma non aveva trovato quel che cercava.Volete sapere cosa cercava? Lily cercava il suo Tesoro. Sentiva dentro di sè che era vicino e che prima o poi lo avrebbe trovato...ma non era ancora arrivato il momento. Tornava stanca dal suo ultimo viaggio. Le pagine dell'Alibro erano tutte fradice. No, non era stata la pioggia ma le sue lacrime a bagnarle. Anche il suo ciuffetto aveva perso la forma originaria, non svettava più verso il sole ma le ricadeva lateralmente sul viso. Eh si, sarebbe ritornato al suo posto solo grazie ad una bella soffiata di Mistral. Anche le pagine dell'Alibro si sarebbero potute asciugare, ma quel giorno si sentì abbandonata anche dal suo caro amico Mistral! Non aveva più lacrime Lily, ma solo un 'infinita tristezza che la sprofondava in un precipizio di solitudine. Cosa avrebbe dato per un raggio di Sole!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ma il raggio di Sole non arrivò e Lily si addormendo per non sentire più il ciuffetto che ormai le era arrivato alla gola e stava iniziando a soffocarla. Prima di crollare nel sonno profondo sentì una voce sussurrarle "Abbi fede Lily, abbi fede..."&lt;br /&gt;Poteva sembrare il sussurro di una dio, ma Lily aveva fede soltanto nella Luna e nel Sole, di cui poteva avere la certezza delle apparizioni. E nella solitudine in cui si trovava, non vedeva più né Luna né Sole. Era forse la voce del suo cuore che cercava di darle una speranza. E la fede era fiducia. Era fede nel credere che ci fosse un Tesoro che l'aspettava, da qualche parte. Era fiducia di trovarlo, prima o poi.&lt;br /&gt;E intanto era arrivata la voce di una storia che asciugò con il soffio del suo sussurro anche le pagine dell'Alibro. E le pagine dell'Alibro iniziarono a sfogliarsi, asciugando infine il suo ciuffo, senza bisogno che arrivasse il Mistral. Che chissà dov'era. Il mondo era grande sopra il suo cielo d'asfalto e il Mistral non era da biasimare se ogni tanto si perdeva nel suo girovagare.&lt;br /&gt;Lily chiuse gli occhi bagnati di lacrime e si alzò dal prato. Ad occhi chiusi stavolta le pareva di fluttuare nel blu degli abissi, richiamata da un canto a scendere sempre più giù. Senza timore né angoscia della solitudine e del silenzio che erano là sotto.&lt;br /&gt;Perché c'era anche un Tesoro. E Lily era lì per questo.&lt;br /&gt;Il Tesoro aveva la luce delle perle e si accese nel blu, mentre una sirena prendeva Lily per mano. Il canto che l'aveva chiamata sembrava composto dal suono dei delfini. E i delfini apparvero intorno a Lily e alla sirena. Danzarono insieme in un girotondo di pinne, di code, di bolle che salivano come fossero in ascensore. E Lily sentì la felicità di aver trovato quegli amici che gli erano andati incontro, l'avevano cercata, nel momento in cui ne aveva più bisogno. Nella solitudine del fondo del mare. Nella solitudine di un prato deserto. Nel buio degli abissi e del cielo. Nel silenzio della Luna e del Sole. Quando soltanto il cuore poteva ancora parlarle. Senza un dio. Ma con un Tesoro. Quel tesoro che è l'amicizia ostinata di chi ti vuole bene. E ti trova sempre.&lt;br /&gt;Quando Lily aprì gli occhi gli parve di continuare a sognare. Perché c'erano intorno a lei la Notte, il Sole e la Luna. Tutti insieme. Lily si sbalordì così tanto che quando aprì la bocca per dire qualcosa gli uscì un suono dalla gola apparentemente inconsulto. Sembrò parlare con la voce di un delfino. E per i delfini non sarebbe stato incomprensibile, perché gli amici ti capiscono sempre.&lt;br /&gt;Lily vide in un'ultima immagine flesciante una sirena che chiudeva la conchiglia di una perla. Ma la luce della perla restò nel suo cuore. Perché quello era il suo tesoro.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116639499516387415?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116639499516387415/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116639499516387415' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116639499516387415'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116639499516387415'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/12/il-tesoro-di-lily.html' title='Il Tesoro di Lily'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116553043393699942</id><published>2006-12-07T12:24:00.000-08:00</published><updated>2006-12-22T14:17:25.983-08:00</updated><title type='text'>Il lago di seta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/430933/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/236501/yourillness.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily era pallida e rigida, il cuore tremante non produceva alcun segno esteriore. Il cuore fremeva come avrebbero dovuto fremere le pagine dell'Alibro, che invece stavano chiuse, come un fiore acerbo a cui serve ancora un giorno prima di sbocciare.&lt;br /&gt;Il prato era un brulicare di ragni che correvano ad accarezzarla.&lt;br /&gt;Il cielo d'asfalto era nero perché era già arrivata una miriade di pipistrelli. E i pipistrelli stavano appesi a quel cielo, aggrappati alle crepe che si allungavano come nubi sfrangiate dall'alta pressione, fra cui non sarebbe potuta spuntare neppure una luna immaginaria. Perché i pipistrelli stavano, fitti e addormentati, uno accanto all'altro. Erano una coltre impenetrabile e palpitante. Perché anche i pipistrelli hanno un cuore. Per questo, forse, uno cominciò a muovere piano le ali, come un foglio di carta che si brucia con un fiammifero e dall'immobilità assoluta sembra animarsi di vita, proprio negli ultimi istanti, quando ancora lo si dirrebbe 'foglio' e non ancora 'cenere'. Poi il pipistrello si staccò dal cielo, come una goccia di piombo, per poi planare e roteare con una leggerezza impensabile sulla testa di Lily. Il ciuffo sceso sul naso, senza storie di cui tenere il segno, faceva sembrare che di Lily fossero rimasti soltanto gli occhi. E forse era così. Ma c'era una voce che altri non avrebbero sentito, ma che Lily udiva distintamente. E c'era una storia che il pipistrello le stava raccontando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;C'era un lago che sembrava un tessuto di seta, abbracciato da una piccola valle all'apparenza disabitata. E se non era disabitata era perché ci abitavano due vecchie che in quella valle erano state anche fanciulle. E adesso che erano cieche passavano il tempo a raccontarsi i ricordi. Mentre una raccontava, l'altra ascoltava in silenzio. Ogni ricordo finiva con un sospiro, un soffio dalle labbra che si spingeva fin sul lago e ne increspava la superficie, come se la bocca rugosa si specchiasse mentre si chiudeva. E se le due vecchie avessero ancora avuto occhi per vedere, avrebbero visto, appena sotto il pelo dell'acqua, l'immagine di una bambina o di una giovane donna che restava impigliata per qualche istante nell'increspatura dell'acqua, per poi inabissarsi come una sirena incapace di nuotare. E prima che l'altra che era stata zitta cominciasse a raccontare, piangevano insieme e le loro lacrime correvano verso il bordo del lago, divenendo granelli di sale che andavano a incoronare la riva. Quando il sole batteva sul lago, il cerchio d'acqua luccicava come luccicano le gemme preziose. Perché le lacrime per la gioventù perduta non sono qualcosa di molto diverso dalle gemme preziose, ma conservano l'amaro del sale. E quel luogo pochi l'avevano visto davvero. E chi ci era arrivato era subito tornato indietro perché se ne raccontava come fosse leggenda e la leggenda diceva che la malinconia, che lì si respirava come fosse aria, avrebbe stordito anche un bambino che non aveva motivo di piangere la giovinezza. Adesso quel luogo aveva il nome de Il Lago della vecchie piangenti. E le due vecchie erano state sole da sempre. Anche quando erano giovani e si rincorrevano per la valle. Allora non avevano niente da raccontarsi e ridevano soltanto. E anche in quel tempo pochi avevano visto quel lago davvero. Perché chi &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ci era arrivato era subito tornato indietro. Se ne raccontava anche allora come fosse leggenda e la leggenda diceva che la stoltezza, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;che lì si respirava come fosse aria, avrebbe stordito anche un vecchio saggio che non avrebbe saputo altrimenti ridere del niente. Ma allora quel luogo aveva un altro nome, era Il Lago delle giovani sciocche. E nell'età che vide la maturità delle due donne, molti cercarono il lago senza trovarlo, perché così volle il destino. Il destino voleva forse essere l'unico padrone del Lago delle due Dee. Perché la pelle delle due donne aveva la consistenza di un tessuto di seta. E voleva essere soltanto lui ad abbracciarle, come la valle abbracciava il lago.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il pipistrello tornò ad attaccarsi alla volta d'asfalto. Mentre Lily, sul prato, provava a soffiare sul prato, con quel poco di fiato che le restava, sperando di far apparire l'immagine di una storia. Facendo rabbrividire soltanto i ragni, che cominciarono a pensare che stesse arrivando una bufera di vento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una storia per Lily, perché il suo ciuffo torni fluttuare sulla sua testa. Perché Lily non sprechi per tanto il suo respiro...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116553043393699942?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116553043393699942/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116553043393699942' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116553043393699942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116553043393699942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/12/il-lago-di-seta.html' title='Il lago di seta'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116499371000492067</id><published>2006-12-01T09:11:00.000-08:00</published><updated>2006-12-04T13:38:08.220-08:00</updated><title type='text'>LilyTech</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/226641/Techno.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/600990/Techno.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Capita che una mattina ti alzi più rimbambito del solito.&lt;br /&gt;&lt;p style="font-family: trebuchet ms;"&gt;E capita che una doccia fredda ti dia l'illusione di esserti svegliato davvero.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Quindi procedi a zigzag verso la cucina, accendi la caffettiera, estrai burro e yogurt dal frigo e mentre aspetti che il tutto si scaldi,ti versi un bicchiere di succo d'arancia.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: trebuchet ms;"&gt;E capita che decidi nell'attesa di accendere il computer per guardare le ultime notizie.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Quindi torni a zigzagare verso la scrivania e appoggi il bicchiere da qualche parte.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: trebuchet ms;"&gt;E allora capita che, mentre stai digitando, tiri una gomitata al bicchiere.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: trebuchet ms;"&gt;E capisci che non eri poi tanto sveglio, visto che l'hai messo in una posizione pericolosa. E osservi il succo che cola sulla tastiera, mugugnando imprecazioni sconnesse. E cerchi di salvare il salvabile col primo straccio che ti capita sottomano.&lt;br /&gt;E ti chiedi cosa succederà sotto i tasti dove è colato il succo che non hai potuto asciugare.  &lt;/p&gt;   &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E cosa succede sotto i tasti è che cominciano a formarsi delle bolle, che salgono nel monitor per qualche incomprensibile fenomeno. Così Lily si trova a fluttuare dentro lo schermo quadrato, con l'Alibro che la tiene sospesa nella virtualità. L'Alibro l'avvicina e l'allontana alla lastra di vetro fino a sbatterci il naso. Ma un naso fatto di pixel non fa male. E Lily continua a sorridere, in un ciclo infinito di una storia infinita. Come questa vorrebbe essere.&lt;br /&gt;E stavolta di quello che è accaduto resta una traccia, su questo blog, che non è fatta di sole parole. Ma la virtualità non è per Lily. Perché Lily vive, davvero. In un mondo non virtuale. Ma di fantasia. Che non è la stessa cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E Lily, lo sapete... aspetta una storia... per uscire dal mondo virtuale e entrare in quello che soltanto voi potete farle conoscere...&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116499371000492067?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116499371000492067/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116499371000492067' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116499371000492067'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116499371000492067'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/12/lilytech.html' title='LilyTech'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116441055747547674</id><published>2006-11-24T12:55:00.000-08:00</published><updated>2006-11-24T15:27:33.823-08:00</updated><title type='text'>La pagina bianca</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/260913/WhitePage.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/653431/WhitePage.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E il Mistral soffiò sull'alibro, le pagine si sfogliarono con la velocità delle onde del mare impetuoso. Lily si sentì sollevare, ma il suo volo non prese alcuna direzione e restò sospesa nell'aria. Si sentì come un viandante derubato della sua bussola. Capì che ritrovare il suo nord sarebbe stata dura impresa. Cosa le stava succedendo? Era completamente disorientata. Accanto a lei passò una farfalla che si accorse del suo smarrimento. Lily aveva già il viso rigato dalle lacrime e la farfalla non potè che imitarla, e fu nelle lacrime della farfalla che Lily vide riflesso l'Alibro... che si era fermato su una pagina bianca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E quella pagina bianca sarebbe potuta sembrare lo specchio della sua desolazione, il simbolo del suo disorientamento. Invece era il riflesso di una lacrima. Insomma, era quasi un'illusione. 'Quasi' perché non lo era fino in fondo. Infine, esisteva almeno una possibilità che l'Alibro fosse aperto davvero su una pagina bianca. Lily avrebbe voluto girare su stessa e trovarsi l'Alibro sulla pancia, per poter controllare. Come se l'Alibro fosse il Sole e Lily la Terra, in un moto di rivoluzione. Lily voleva poter far scorrere il dito medio, dei tre che aveva, e disegnare con l'unghia la Rosa dei Venti, perché le facesse ritrovare con l'immaginazione, almeno in quello spazio candido e bidimensionale, la posizione del Nord. Da lì avrebbe potuto ritovare ogni altro suo riferimento. Perché Lily si era smarrita e aveva almeno una possibilità di avere una coppia di pagine bianche alle spalle, per essere precisi. Non era una bella situazione. Si sentiva come chi non ha passato, o piuttosto come chi l'ha scordato. Come se le storie dei suoi giorni d'improvviso non ci fossero più. Si sentiva come uno smemorato. E come uno smemorato si fece la forza di ricominciare. Ricominciare non 'da capo' (che avrebbe potuto scoraggiarla, come se tutto si dovesse ripetere così com'era già stato), ma ex-novo (che la entusiasmava perché non aveva timore dell'incertezza e sperava che la novità avesse significato di miglioramento, grazie all'esperienza che comunque si era fatta e che doveva essere rimasta, anche se silenziosa e inconscia, dentro di lei). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily chiuse gli occhi e cominciò a immaginare che i sogni si potessero avverare. I sogni avverati avevano il profumo della rosa canina, dei fiori bianchi, dei fiori rossi, gialli, azzurri e arancio. Non c'erano fiori viola. Perché i fiori viola hanno il profumo della delusione. Lily sentiva la leggerezza del volo pur avendo i piedi per terra. Sentiva il calore del sole e le carezze fresche della luna. C'era una paperella rossa che giocava a tuffarsi da un arcobaleno in uno stagno di cioccolato. C'era una Gocciolina che scivolava sul vetro della finestra di una casa, curiosa di sbirciare una bambina di nome Margherita che stava leggendo la strofa della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;B&lt;/span&gt;:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;B&lt;/span&gt;riciole di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;iscotti&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;atuffoli e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;ambolotti&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;ella è la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;ambina &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;ionda e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;irichina.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;B&lt;/span&gt;ianco è il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;iancospino&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;lu il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;errettino&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;ella è la &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;ambina  &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;ionda e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;irichina.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;B&lt;/span&gt;éccati un &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;acio&lt;br /&gt;un &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;acio &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;uttato&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;ella &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;ambina &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;ionda e &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;b&lt;/span&gt;irichina!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;C'era poi un fuoco che bruciava soltanto se stesso e illuminava il tramonto con la luce della verità. E c'erano due gatti che sapevano cos'era l'indipendenza e girovagavano felici di essere padroni del mondo senza essere i padroni di nessuno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Quando Lily aprì gli occhi sul prato erano spuntati fiori di tutti i colori e accanto a lei c'era un cespuglio di rose selvatiche. Forse i sogni si erano avverati per sempre. O forse sarebbero durati soltanto un giorno. Lily non avrebbe saputo ancora indicare precisamente la posizione del Nord. Ma poco importava, perché tutto sembrava essere ricominciato lì nel suo mondo.&lt;br /&gt;E decise che il Nord aveva la direzione che indicava il suo ciuffo. E il Sud era sotto le suole delle sue scarpe. Se avesse invece allargato le braccia, avrebbe trovato tra le sue mani Est e Ovest, uno alla sua sinistra, l'altro alla sua destra.&lt;br /&gt;Ed era sicura che così non si sarebbe mai più persa. Perché aveva in sé tutte le direzioni di cui aveva bisogno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Neppure il buio della notte che stava arrivando può farle più perdere la bussola. E arriveranno nuove storie, Lily ne è certa... perché sa che voi gliele racconterete... perché le volete bene...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116441055747547674?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116441055747547674/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116441055747547674' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116441055747547674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116441055747547674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/11/la-pagina-bianca.html' title='La pagina bianca'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116387347182954552</id><published>2006-11-18T06:34:00.000-08:00</published><updated>2006-12-22T14:18:52.100-08:00</updated><title type='text'>Ombre e pioggia su Lily</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/967040/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/492982/yourillness.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il sole abbandonò il cielo sopra l'asfalto. Di fretta, quando ancora non era il suo tempo. L'asfalto era ovunque, ora che le nubi, arrivate veloci con la spinta della burrasca, come in un mosaico componevano il cielo. Lily era dentro un'ombra che sembrava il crepuscolo, immobile e arresa alla consueta malattia, di cui aspettava il crescendo dei sintomi quasi con pazienza. E l'ombra sembrava quasi la notte, ogni minuto di più, mangiando le cose con foga e vomitando buio sul prato dove Lily era rannicchiata. L'ombra era una benda da cui Lily poteva soltanto sbirciare. E Lily vide arrivare un pipistrello, che nei suoi giri scendeva sempre più vicino a lei. Quando la notte prepotente iniziò a sciogliersi, colando fredda dall'alto, pochi ragni restarono a carezzare la piccola creatura pallida. Lily aveva il volto rigato, ma non erano lacrime, era la pioggia. E il pipistrello resisteva grondante perché aveva una storia per Lily. Per questo il volto di Lily non era rigato di lacrime, ma soltanto di pioggia. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;C'era un deserto e nel deserto c'erano sabbia e sassi e sotto e in mezzo c'era una piccola ombra. Una piccola ombra che non si sapeva da dove arrivasse e di cui non si riusciva a capire la forma reale da cui si proiettava. Perché forse una forma reale non aveva. Era soltanto una piccola ombra, tra la sabbia e i sassi di un deserto. Il deserto occupava un intero pianeta molto vicino al sole e &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;altrove &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;l'ombra sarebbe stata ben più lunga. Nel deserto i sassi erano meteore pigre che avevano scelto la strada più breve, bruciando in fretta ogni sogno di evasione. La sabbia non si sarebbe mai dovuta chiamare così. Aveva questo nome soltanto perché come la sabbia fine delle conchiglie sarebbe passata veloce tra le dita se qualcuno l'avesse raccolta in un pugno. La sabbia era soltanto una sostanza in cui nascondersi rapidamente e con facilità. E la piccola ombra giocava a far perdere ogni traccia di sé, tra sogni falliti e facili nascondigli, appena sotto la superficie visibile del deserto. La piccola ombra somigliava molto a una menzogna. Una menzogna inconfessata di cui a qualcuno resta il sospetto. Soltanto una piccola ombra nel vasto deserto. Mentre i sogni d'evasione cadono uno a uno, pietrificandosi come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;souvenir&lt;/span&gt;. E se qualcuno di questi sembrerà una rosa, sarà soltanto una rosa di pietra che il deserto ha lavorato schiaffeggiandola della sua poca sabbiosa sostanza. E se altrove sul pianeta, o più lontano, nasceranno nuove piccole, o grandi, ombre che giocheranno a nascondersi, comunque resteranno tali finché non si incontreranno e impareranno parlarsi. Soltanto se si parleranno potranno svanire nel sole. O crescere a dismisura alimentandosi le une delle altre. Fino ad ingoiare tutto quello che gli sta intorno, vomitando buio sul deserto desolato che ha poca realtà, sul deserto abitato dall'inconsistenza di chi sfugge come sabbia anche se si serrano i pugni. Perché non c'è niente da trattenere in un gioco di ombre che non possono chiamarsi per nome. Perché nome non hanno. E il deserto è grande. E quella piccola ombra girava fra i sassi e sotto la sabbia credendo di essere da sola su quel pianeta fatto di deserto, quando incontrò uno scarafaggio piccolo quanto lei che la trovava ogni volta che si nascondeva. Lo scarafaggio eppure non era particolarmente astuto, sapeva però orientarsi nella sabbia e fra i sassi perché erano il terreno su cui da sempre aveva camminato. Lo scarafaggio aveva sempre tenuto la sua ombra sotto la pancia e non ne aveva mai viste altre. Seguiva la piccola ombra soltanto per curiosità. Perché voleva provare soltanto a toccarla con le zampette, pensando di poterla trasportare nella sua tana per non farla più uscire. Soltanto per proteggerla dal sole che sembrava infastidirla. Non sapeva lo scarafaggio che se ci fosse riuscito la piccola ombra avrebbe fatto della sua tana la sua casa, che gli avrebbe divorato ogni cimelio prezioso finora lì custodito. E quando la piccola ombra riuscì a sfuggirgli abbracciandolo sotto la pancia, lo scarafaggio pianse e si pentì di averla rincorsa. Tornò più pesante sui suoi passi, credendo di essere stanco e malinconico per il gioco a lungo protratto che era finito. Invece c'era un'ombra che gli aveva scaricato il suo peso e ora era tornata a correre nel deserto appena fuori dalla sua tana, come se avesse riconquistato il suo spazio. Una nuova piccola ombra che somigliava molto a una nuova menzogna. Nello stesso deserto.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lily era rannicchiata e immobile sul prato, sotto la pioggia. Come la statua in marmo bianco di un angelo, che sulle spalle ha due ali inutili. Mentre il pipistrello mosse le sue per allontanarsi e trovare rifugio in qualche luogo distante. La pioggia scendeva fitta e silenziosa. E presto si sarebbe confusa alle lacrime, alla scia liquida delle due stelle nascoste sotto le palpebre di Lily. Lacrime che sembravano code di piccole comete. Comunque lacrime e non più &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;soltanto &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;pioggia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;I ragni sono stanchi. I pipistrelli sono al riparo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Lily aspetta le vostre storie. Adesso tocca a voi...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116387347182954552?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116387347182954552/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116387347182954552' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116387347182954552'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116387347182954552'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/11/ombre-e-pioggia-su-lily.html' title='Ombre e pioggia su Lily'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116345813900215196</id><published>2006-11-13T13:56:00.000-08:00</published><updated>2006-11-13T14:48:59.120-08:00</updated><title type='text'>Il sole nella notte</title><content type='html'>&lt;a style="font-family: trebuchet ms;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Sun.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Sun.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Non era ancora Notte e non c'era ancora la Luna, ma solo il Sole che, tolta la sua veste sfavillante, mostrava agli occhi del Mondo i suoi iridati colori. Lily si mise a correre incontro al Sole e si fermò solo quando si trovò dinanzi al Mare. Il Mare la salutò con sorrisi spumeggianti e con l'aiuto del Vento le sussurò che la stava aspettando, "siamo lontani" le disse "ma ho sentito la tua Anima, so che il tuo sogno è carezzare il Sole."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Lily chiuse gli occhi, sentì il vento giocare con il suo ciuffo e carezzarle il viso, per un attimo si sentì come se fosse Mare, Vento, Cielo, Sole...il Sole era arrivato all'orizzonte e il Mare aveva srotolato la sua scia dorata fino a toccarle i piedi. Lily la percorse tutta come in trance e arrivata davanti al Sole lo accarezzò teneramente.&lt;br /&gt;E non era un sogno del delirio. Era un volo dell'Alibro che l'aveva portata davanti al Sole. Perché una voce era arrivata per raccontarle una storia. E il suo suono aveva calore e colore. E tutto questo era vita per Lily. Che si era alzata come una bambola di pezza capace di volare. E che la paralisi la stesse abbandonando poco alla volta poco importava. Volare con l'immaginazione fino a toccare il Sole era bellissimo. E Lily, lì dov'era, si guardò le mani che avevano preso il colore dell'oro. Ma aveva sulle dita qualcosa di ben più prezioso. Era il Sole che riscaldava il mondo e maturava la vita. E Lily aveva un sorriso che faceva il giro del mondo, mentre il mondo le girava intorno. E i raggi che uscivano dalle sue dita, come gli aculei da un'istrisce, ferivano il buio della notte, mentre nessuno se li aspettava. Nel mondo sotto il Sole e sotto Lily i galli cantavano. E Lily rideva dello scherzo che stava facendo al mondo, insieme al Sole. Il Sole e Lily avevano in quel momento lo stesso volto, come se si specchiassero l'uno nell'altra. Anche la Luna rideva. Non per il canto dei galli, che non aveva mai sentito. Rideva perché Lily era felice e viva come non mai. E soltanto il Sole poteva quel miracolo.&lt;br /&gt;E il Sole non tramontò nella notte. Il Sole passò nel cielo, sorgendo mentre Lily scendeva sul prato ad occhi aperti. Lily aveva negli occhi stelle lucenti, che brillavano inconsuete come il sole nella notte.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Una storia per un nuovo giorno o per una nuova notte di Lily, scegliete miei cari. Purché arrivi una storia per Lily...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116345813900215196?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116345813900215196/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116345813900215196' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116345813900215196'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116345813900215196'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/11/il-sole-nella-notte.html' title='Il sole nella notte'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116316203781791220</id><published>2006-11-10T03:10:00.000-08:00</published><updated>2006-12-22T14:20:52.786-08:00</updated><title type='text'>Quasi senza respiro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/606815/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/970134/yourillness.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Niente è per sempre?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Questo si chiedeva la piccola Lily mentre l'aria rosata, che eppure c'era, perdeva colore ai suoi occhi. Tutto il resto tramontava, mentre sorgevano di nuovo i sintomi della sua malattia. Quel cielo sempre più spento per le stelle dei suoi occhi, quando altre stelle erano ancora lontane dall'apparire, le faceva già rallentare il respiro nell'attesa della paralisi del corpo. Come se l'ossigeno sfumasse con i colori. Come se la dissolvenza cromatica portasse la conseguenza del vuoto. E dopo aver conosciuto la libertà dell'Indipendenza, l'inevitabile era davvero terribile da assecondare e aggiungeva malessere al malessere fisico. Lily si distese volontariamente sul prato. L'Alibro senza la linfa delle storie pareva ridursi a qualcosa privo di sostanza e di volume e la proteggeva dall'erba che esalava umida nella frettolosa dipartita del sole. A faccia in su, Lily evitava di guardare i ragni che stavano accorrendo per carezzarla. E cercava nel cielo l'arrivo dei pipistrelli. Nel rosso del cielo soltanto uno comparve per ruotare sulla sua testa coricata. E insieme a lui girava tutto il mondo sotto il cielo d'asfalto. Quando il rosso cominciò ad assumere il tono dell'imbrunire, Lily si mise ad ascoltare l'aria che non aveva più altra ragione di starle lì intorno che quella di fare da mezzo per portarle le parole di una storia. I polmoni di Lily si stavano asciugando insieme all'Alibro, lasciandola quasi senza respiro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;strong&gt;E c'era un bosco e qualcosa di molto piccolo era nel bosco. Si sarebbe detto facilmente uno gnomo, ma era una creatura ben più strana. C'era qualcosa che gattonava fra le foglie cadute, che sembravano sussurarre rispetto al suo passaggio. C'era qualcosa di molto piccolo che gattonava e la sua coda strisciava. Ogni tanto la coda restava impigliata agli sterpi più bassi. E quel qualcosa di molto piccolo, allora, si fermava studiando il nodo da sciogliere. La sua coda si sarebbe potuta chiamare Destino. Perché questo era. C'era qualcosa di molto piccolo che si muoveva nel bosco e che aveva per coda il Destino. E i nodi del Destino erano sempre molto complicati da sciogliere perché si formavano per caso. E non c'era una ragione da comprendere che avrebbe aiutato la creatura a districarli. C'era qualcosa di molto piccolo e di invisibile agli occhi poco attenti che provava ogni volta a sciogliere i nodi del Destino. Per continuare ad avanzare in un bosco, non si sa quanto esteso. Un bosco ignoto e inesplorato, che si faceva conoscere cammin facendo. Certe volte la luce riusciva a passare e rischiarava la meta. Certe volte si procedeva nell'ombra. La creatura riusciva sempre a sciogliere i nodi e ad andare avanti. Ma i nodi più ostinati gli lasciavano un segno indelebile sulla coda, come se non si fosse dovuto mai più scordare di qualcosa. E la creatura non era sola, ce n'erano tante, sue simili, nel bosco. Certe volte le code si annodavano tra loro e formavano sempre dei nodi ostinati. Che lasciavano memoria di sé anche quando ognuno riprendeva il proprio cammino. Il bosco girava senza che neppure se ne accorgessero le creature che lo popolavano. Girava insieme al mondo. Perché un mondo era. E i percorsi fra le foglie restavano tracciati e qualche volta le creature si trovavano a tornare sui propri passi. I percorsi si cancellavano soltanto, e magicamente, quando le creature esauste arrivavano alla fine del bosco. Perché una fine c'era sempre.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;strong&gt;Lily era quasi senza respiro. Il pipistrello sembrò fermarsi sopra di lei come crocifisso, prima di andarsene. Soltanto per salutarla, soltanto per farle un segno. Come le croci che chiudono una navigazione. Come le croci che indicano il tesoro sopra una mappa. &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;strong&gt;Dietro il pipistrello c'era la Luna, quando il pipistrello si fermò. E la Luna era la madre di Lily. La sua origine. Non la sua fine.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una storia per Lily forse adesso potrebbe essere raccontata soltanto dalla Luna o dalla Notte. Perché ormai era questo che occupava il cielo. Forse qualcuno ha un sogno per lei?&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116316203781791220?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116316203781791220/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116316203781791220' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116316203781791220'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116316203781791220'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/11/quasi-senza-respiro.html' title='Quasi senza respiro'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116272907216542954</id><published>2006-11-05T03:27:00.000-08:00</published><updated>2006-11-05T11:08:03.660-08:00</updated><title type='text'>Due gatti per  Lily</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/CatsLily.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/CatsLily.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Due gatti si avvicinarono e si strusciarono a lei, riscaldandola piacevolmente. (Si erano materializzati dal niente, sotto il cielo di asfalto. Come fossero un dono del cielo, di quel cielo e non di altri.)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ma non bastava. Ci voleva la storia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Si scambiarono uno sguardo e il più grande cominciò:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;"Ciao Tigre, bentornato! Ecco la tua cena. Mangi di gusto eh, ti lecchi le labbra. Io mi sono fatto un preconfezionato veloce, non ho mai tempo di cucinare seriamente, mi foraggio alla meglio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Vieni sul divano, ci riposiamo. Fatti accarezzare, mi rilassa e ne ho bisogno. Ho avuto una giornataccia. Questo lavoro mi sta uccidendo, sono sempre stanco e stressato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Com’è morbido il tuo pelo, è uno dei maggiori piaceri della mia vita. Fai le fusa, bene, almeno uno di noi è contento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Dove sei stato stasera? A spasso, beato te. E magari ti sei fatto qualche gattina, è la stagione degli amori. Non sei mica sfigato in amore come il tuo padrone!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Sbadigli? Sei stanco anche tu. Che bei denti affilati, sei una belva Tigre!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Avrai dovuto lottare con gli altri maschi. Fammi vedere: hai solo un paio di graffi. Glie le hai suonate vero? Vorrei saper combattere bene come te!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Vorrei vivere come te. In fondo un po’ ci somigliamo, anch’io andrei sempre in cerca di avventure se potessi. Ecco perché questa routine mi pesa. E mi pesano i legami, avrei un carattere indipendente. Ma ho preso così tanti impegni ormai.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Sbadigli ancora? Sei proprio stanco. Stanco e soddisfatto, scommetto. Vorrei esserlo anch’io, invece sono stanco e depresso. Che vitaccia la mia, Tigre!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- E basta!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Cos’è? Chi è stato?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Secondo te? Qui ci siamo solo tu e io.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Tigre! Ma tu parli!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Miao, e mi sembra giusto, tu hai parlato anche troppo. Non ne posso più delle tue lagne.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Oh…scusa, non volevo annoiarti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Lo dico per te. Miao, datti una mossa, amico. Se la tua vita non ti piace cambiala!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Ti sembra facile? Bisogna pur mantenersi. Tu dici bene, ma che faresti se non ci fossi io a occuparmi di te?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Mi arrangerei, come tanti miei simili. Miao, non serve poi tanto per vivere. Un topo di qua, un pezzo di cibo rubato di là. Un cespuglio o un sottoscala per dormire. Una gatta ogni tanto per una sveltina. Un tetto su cui stare sdraiati o un giardino da esplorare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Beh, per noi umani è diverso. Non possiamo mangiare carne cruda o rifiuti. Non possiamo dormire all’aperto se non siamo attrezzati. E le nostre femmine non si accontentano di accoppiarsi e poi andare ognuno per i fatti suoi. E comunque anche noi abbiamo bisogno di passatempi più elaborati…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Miao, e non vedete al buio, non sentite gli odori, non cadete in piedi, non estraete le unghie, vi muovete come dei sacchi di patate…siete gli animali più imbranati e impediti del mondo! Gnaa gnaa, non potete neanche curarvi le ferite da soli! Vi tocca comprare il disinfettante, per non parlare dei digestivi e della vitamina C. Gnaa gnaa, sapessi le risate che ci facciamo su di voi!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Ma insomma Tigre…beh non hai tutti i torti a pensarci bene…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Miao, pensa, pensa, che è l’unica cosa che vi riesce bene. Pensare, cioè arzigogolare con la mente. Bell’affare avete fatto, tra tanti organi sviluppare proprio il cervello!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Miao, cioè sì, hai ragione. Ma non l’ho mica chiesto io di nascere umano, e non ci si può fare niente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Miao, qualcosa si può fare invece…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Ma che succede?…mi gira la testa…tutto diventa più grande…o sono io che rimpicciolisco?…ehi ora vedo tutto molto meglio…percepisco tutto meglio…ho caldo…mi sento più forte, più sano…è fantastico! Sei stato tu? Come hai fatto?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Miao, qualunque animale può farlo se ha abbastanza empatia con l’umano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Empatia?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Miao, l’hai detto anche tu che ci assomigliamo. E poi sai, anche se ho riso di te, un po’ ti voglio bene. Mi faceva male vederti ridotto così, e mi piaceva l’idea che potessimo stare di più insieme e divertirci. Miao, o sei ancora così umano da credere alla vecchia storia che i gatti non si affezionano?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Lo sai che non ci ho mai creduto. Ma adesso come faccio? Chi si occuperà della mia casa? Che dirà la mia famiglia? Chi porterà avanti il mio lavoro?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Casa? Famiglia? LAVORO? Pffffff! Che te ne importa di queste cose? Sei un gatto!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Hai ragione, a pensarci bene non me ne importa più niente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Pensare? Pfffffff!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Va bene, non penso più. Allora, che facciamo adesso?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Miao, è una bella notte di luna, andiamo un po’ in giro a esplorare, poi si vedrà.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Sì, cioè miao. Ma non torniamo troppo tardi. Domattina devo…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- PFFFFFFFFFF!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;- Abbi pazienza, mi ci devo abituare. Andiamo, amico."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I ragni finalmente se ne andarono verso le loro tane, per riposarsi un po' le zampe. E Lily si accorse di volare soltanto dopo che l'Alibro l'aveva alzata dal prato. Era ancora stordita dalla lunga malattia e dalla paura. Non la paura di morire. La paura di non poter più immaginare niente. Chiuse gli occhi, ma le stelle brillavano sotto le sue palpebre. E iniziò ad immaginare l'Indipendenza. Perché la storia dei gatti ne aveva il profumo. Lily si trovò in mezzo a qualcosa che non era aria, era qualcosa di più leggero. Si muoveva senza pensare ai movimenti. Senza pensare a niente. Perché poteva tutto. Un'onnipotenza positiva che donava soltanto la libertà di potere (voce del verbo, e gli Inglesi non avrebbero di questi imbarazzi). Un cuore leggero. Leggero come un palloncino appeso ad un filo che non riesce più a trattenerlo, un filo libero da qualsiasi vincolo. Un filo che si muove come la coda di un gatto felice, che serve soltanto per mantenere l'equilibrio. Perché l'equilibrio ci vuole. L'equilibrio che ti evita di cadere nel significato più negativo dell'onnipotenza. Per questo Lily immaginava l'indipendenza come lo spazio più libero dell'individuo. Uno spazio che si ottiene senza guerre, rifiutando il compromesso.&lt;br /&gt;- Soltanto dai gatti possiamo imparare come si fa. - Pensò Lily un attimo prima di riaprire gli occhi. Un'aria rosata scendeva dal cielo d'asfalto, come se il cielo respirasse. Il tramonto stava per baciare il cielo di sopra. E il cielo già arrossiva al pensiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lily è felice come non mai. Perché le storie erano arrivate e ora c'era il tramonto. E il tramonto porta sempre vicino a lei i pensieri della sera. Sempre. Sempre se voi vorrete ancora farla volare...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116272907216542954?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116272907216542954/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116272907216542954' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116272907216542954'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116272907216542954'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/11/due-gatti-per-lily.html' title='Due gatti per  Lily'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116265774669095948</id><published>2006-11-04T07:48:00.000-08:00</published><updated>2006-12-22T14:22:01.403-08:00</updated><title type='text'>Il penultimo respiro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/949841/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/697705/yourillness.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Non era mai capitato prima che la malattia di Lily durasse così a lungo. Il sole doveva essere già alto nel cielo di sopra, perché i ragni si stavano organizzando in turni. E cosa restava di Lily nessuno di loro se lo chiedeva, ma continuavano a stimolare il lento flusso del suo sangue, incalzando il ritmo delle loro carezze. Il sangue di Lily era un fiume gelato e le sue vene sembravano scricchiolare sotto il massaggio leggero delle zampette nere dei ragni. La sua pelle aveva il tatto vulnerabile della carta velina. E le stelle stavano collassando nei suoi occhi. Le pagine dell'Alibro si stavano attaccando l'una all'altra. Non c'era quasi più speranza che potessero ancora arrivare delle storie. Lily sognava soltanto di volare, non poteva più immaginare dove. Era come quando al cinema si strappa la pellicola e d'un tratto le immagini vengono bruciate dalla luce dello schermo bianco. Ma era il buio che stava spargendosi in ogni suo pensiero. Il buio non era più soltanto intorno a lei. La stava penetrando. Anche il suo pallore sembrava riflettere sempre di più quel cielo d'asfalto che copriva il suo mondo. E il suo mondo stava diventando la sua sepoltura. La sua sconosciuta sepoltura. Sotto un mondo inconsapevole. Quanti tuoni sarebbero passati ancora sopra di lei senza sembrare più tuoni. Sarebbero sembrati silenzio. Perché, presto, Lily non avrebbe potuto più udirli. Presto. Ma non ancora. Perché ancora ogni suo respiro poteva sembrare l'ultimo. Ma l'ultimo non era. Una lunghissima apnea la tratteneva ancora in vita. Non si sa per quanto. Ma l'ultimo respiro sarebbe certamente arrivato. Dopo il penultimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lily ha bisogno di voi, ora più di sempre. Perché vive di storie. E non vorrei mai dover dire 'viveva'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116265774669095948?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116265774669095948/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116265774669095948' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116265774669095948'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116265774669095948'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/11/il-penultimo-respiro.html' title='Il penultimo respiro'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116213799324251027</id><published>2006-10-29T08:05:00.000-08:00</published><updated>2006-12-27T04:02:06.923-08:00</updated><title type='text'>La nebbia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/720079/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/96055/yourillness.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;La notte era scesa anche sotto il cielo d'asfalto. Il silenzio dei tuoni segnava il tempo meglio di un orologio. L'Alibro era inerte da qualche ora, sembrava essersi coricato insieme alle sue storie per un sonno immobile. Quel tipo di sonno che al mattino ti lascia le pieghe della federa del cuscino stampate in faccia. Cicatrici temporanee che deturpano il viso già sconvolto dal risveglio. Un sonno che ha inghiottito nell'incoscienza qualche ora della tua vita. E per questo ti risvegli più vecchio e rugoso.&lt;br /&gt;Era notte. E Lily assomigliava sempre più a sua madre, la Luna. Il piccolo ovale pallido e silenzioso. Gli occhi come crateri spopolati. Immobile il corpo, nel nero del resto del suo mondo e del mondo di sopra.&lt;br /&gt;Le carezze dei ragni sostituivano il formicolio dello scorrere del sangue nelle sue vene. Anche i pipistrelli erano venuti a cercarla e adesso ruotavano formando cerchi magici sopra di lei. Lily si sarebbe sentita sola, se non ci fossero stati i ragni e i pipistrelli. E c'era un pipistrello in particolare che sembrava sbrigarsi nel compiere il suo cerchio per tornarle sempre più vicino. Lily non aveva ormai più altra percezione che la vista del piccolo vampiro e l'aspettava, come quando si fissa la piccola lancetta dei secondi di un cronometro. Le sembrava di poter udire gli ultrasuoni.&lt;br /&gt;Il pipistrello stava provando a raccontarle una storia.&lt;br /&gt;La storia parlava di nebbia e voleva insegnarle a guardare quello che si nasconde.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;C'era una casa isolata in mezzo ad una distesa brulla e umida dove il cielo sembrava scendere per restare sospeso e bianco a pochi centimetri dalle zolle. C'era una casa che non si vedeva da lontano e che se si fosse vista sarebbe sembrata disabitata. Invece dentro la casa c'era una bambina e un gatto. Ma lo sapevano soltanto i pipistrelli. Era fredda, la casa. E la bambina si abbracciava al gatto per riscaldarsi. La bambina era sola, ma ogni tanto arrivava qualcuno, talvolta di giorno, talvolta di notte. E la notte sembrava durare più del giorno. Anche perché spesso di giorno la luce si nascondeva fra le nubi che correvano sempre alte sopra il tetto della casa e guardando dalla finestra si notava soltanto che la nebbia era più chiara. Era come se la bambina vivesse in un bicchiere di latte. E quando qualcuno che arrivava apriva la porta la nebbia sembrava trattenersi per un po' nell'aria della stanza. Come se il latte si versasse ed entrasse dalla porta. La bambina non diceva mai una parola perché nessuno le aveva mai insegnato a parlare. La bambina miagolava. Soffiava e graffiava, quando qualcuno che entrava nella stanza poi le si avvicinava. E la toccava senza farle carezze. Due anni prima qualcuno aveva pianto per una bambina molto piccola che non si era più trovata. Perché è difficile vedere quello che si nasconde. Ma c'è.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E le parole possono essere un richiamo per guidare i passi nella nebbia. Per arrivare ad una porta da aprire.&lt;br /&gt;Anche per questo, forse, i pipistrelli strillano forte. Per non scontrarsi negli incubi che si nascondono nella nebbia.&lt;br /&gt;Lily vide disfarsi il girotondo dei piccoli vampiri sulla sua testa. Una corona di latta che si apre perdendo le sue gemme. L'ultimo pipistrello che sparì alla sua vista fu quello che le aveva raccontato la storia.&lt;br /&gt;Stava arrivando l'alba. Ma Lily sembrava sempre una luna posata sul prato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una storia per Lily, trovate le parole... Lily è così bella quando vola nel sole...&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116213799324251027?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116213799324251027/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116213799324251027' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116213799324251027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116213799324251027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/10/la-nebbia_29.html' title='La nebbia'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116170918570391909</id><published>2006-10-24T08:46:00.000-07:00</published><updated>2006-10-25T12:56:29.506-07:00</updated><title type='text'>Il tramonto di fuoco</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Fire.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Fire.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;«Da bambino, le storie uscivano dal fuoco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da bambino bruciavo qualsiasi cosa, pur di vedere le storie uscire. Insieme al fumo e alla fuliggine, trame tra loro sconosciute uscivano allo scoperto, per conoscere, per conoscersi.&lt;br /&gt;Bruciando, scoprivo il mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi. Poi non ho trovato più nulla da bruciare: ogni cosa sembrava troppo preziosa per essere bruciata. L'amore per le storie non mi impedì certo di capire che dietro ogni cosa c'è una storia nascosta. E che non potevo, per egoismo, sacrificarla per curiosità.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Decisi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Bruciai me stesso.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E in quella ultima storia, con il respiro corto dall'emozione, mi svelai al mondo per quel che ero.»&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il cielo parlava a Lily. Lily non aveva mai sentito la voce del cielo. Era la prima volta che il cielo aveva qualcosa da raccontarle. Stavolta parlava il cielo e non quello che occupa il cielo, come la Luna, la notte e le stelle. Non un dio, per cui bisogna avere una fede. Ma proprio il cielo, per cui basta alzare lo sguardo per sapere che c'è. E sopra il cielo d'asfalto c'era un cielo pieno di tramonto. Arrossato. Arrossito. Un cielo emozionato. Perché le parole che adesso rivolgeva a Lily erano parole che erano salite dal pensiero di un uomo. La sera stava arrivando e i pensieri salivano più facilmente al cielo. E sono i pensieri che salgono al cielo che svelano gli uomini per quel che sono. Per questo il cielo si emozionava: raccoglieva la verità. E la verità è un fuoco che brucia sempre. Intensamente.&lt;br /&gt;Lily chiuse gli occhi per immaginare la Verità. L'Alibro l'aveva alzata che era già ad occhi chiusi. E c'era un profumo nell'aria. Era il profumo dell'aria che entra aprendo la finestra in una stanza che è stata chiusa. Un'aria leggera di sole. Un'aria umida di pioggia. Un'aria fresca di notte e di fiume. Un'aria calda di polvere e di sole. Un'aria di stelle e di pianeti. Comunque un'aria che stava fuori e a cui adesso era stato concesso di entrare. L'aria viziata era sparita. E tutto era come doveva essere. E Lily vedeva tutto chiaro seppure ad occhi chiusi. Non c'era niente più, davvero, da immaginare. Tutto si svelava e si raccontava per com'era. Perché ad immaginare da soli spesso si sbaglia e si può anche soffrire per niente o gioire per niente. E si delude o si è delusi. Per questo era bella la Verità: non esisteva Delusione, per nessuno.&lt;br /&gt;Lily aprì gli occhi dopo che l'Alibro l'aveva posata ancora una volta sul prato.&lt;br /&gt;Nel cielo il crepuscolo aveva bagnato il fuoco, annegandolo in un blu sempre più vicino alla notte. Poche nubi ancora illuminate sembravano le braci di un fuoco che stava per spengersi. Come su una collina di cui si è quasi sedato l'incendio. Ancora qualche pensiero crepitava nel cielo. Prima di raggiungere la sostanza più libera dei sogni.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E la notte, quale storia porterà alla piccola Lily? Aiutatela a volare... ha simpatia per i pipistrelli. Raccontatele ancora una storia...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116170918570391909?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116170918570391909/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116170918570391909' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116170918570391909'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116170918570391909'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/10/il-tramonto-di-fuoco.html' title='Il tramonto di fuoco'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116073704215279931</id><published>2006-10-13T03:52:00.000-07:00</published><updated>2006-10-13T03:57:22.180-07:00</updated><title type='text'>Una Gocciolina per Lily</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Little%20drop.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Little%20drop.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Ma proprio quando Lily cominciava a pensare di essere vicina alla fine, alla sua e di tutti i sogni, qualcosa di strano accade.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Tra i fulmini che si succedevano incessamente e il bagliore accecante dei lampi, si fece strada un minuscolo arcobaleno, e a guardar bene, a cavallo dei colori, tantissime piccole gocce d'acqua cercavano di farsi strada e raggiungere la piccola Lily per trarla in salvo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Finalmente la piccola e la più corragiosa, scansando le raffiche di vento e i chicchi di grandine, riuscì ad arrivare fino a lei, le si posò su una mano,e dolcemente disse "se vuoi ti racconto la mia storia".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;A Palazzo Reale sulla Nuvola, c’era un gran movimento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Centinaia di gocce, sedute ordinatamente nelle panche, aspettavano Capo Gocciolone, che aveva riunito il Consiglio Supremo per risolvere un problema assai spinoso che andava avanti da troppo tempo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Infatti, tra tutte le sue figlie, brave, diligenti e coraggiose, ce n’era una che era la timidezza in persona.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Gocciolone, che era burbero ma giusto, era giunto alla conclusione che non poteva più tollerare il suo comportamento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Si guardò allo specchio: non stava male con la divisa di gala, gli stivali lucidi e neri, e la fascia in vita, e anche se il gran cappello rosso continuava a cadergli sugli occhiali, faceva una gran bella figura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Prese un bel respiro ed entrò nella sala del Consiglio. Al suo ingresso tutte le gocce, i Consiglieri e la Goccia Madre, si alzarono in piedi in rispettoso silenzio e attesero che Capo Gocciolone si accomodasse al suo posto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Le scale erano morbide e cedevoli sotto il peso di Capo Gocciolone, che più di una volta fu costretto a sorreggersi sbilanciato dal peso della sua bella e tonda pancia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Certo che se fossero state di legno o di marmo, sarebbe stato più semplice salire e scendere, ma invece erano tante piccole bianche nuvolette che sedendo vicine, diventavano una splendida e bianca scalinata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Quel giorno però Capo Gocciolone aveva ben altro in testa che le scomode scale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Arrancò fino all’ultima nuvola, e con un gran sospiro sedette sul trono. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Abbiamo un problema – disse, e tutti annuirono-Il problema è Gocciolina.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Lei era la più piccola e la più timida goccia d’acqua che si ricordasse sulla Nuvola, ed al contrario di tutte le altre aveva paura dei tuoni, i fulmini e i temporali la terrorizzavano, e quando il vento soffiava forte e la nuvola si faceva scura, lei si nascondeva negli angoli più nascosti per non farsi trovare ed essere costretta a scendere sulla terra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Soffriva di vertigini, il vuoto le dava la nausea, odiava il pensiero di bagnare un passante, un fiore, o peggio finire insultata per essere schizzata su una scarpa nuova di zecca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Decisamente non faceva per lei e i racconti delle sue sorelle, invece di tranquillizzarla o spronarla a buttarsi, avevano il potere di scoraggiarla ancora di più!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Cascare in un fiume, farsi portare via dalla corrente, rimbalzare sulle auto, infilarsi attraverso i vetri nelle case della gente. Mai e poi mai! E fino a quel momento era sempre riuscita a sottrarsi al suo dovere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Ma Gocciolone aveva deciso diversamente:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Domani- disse – dovete buttarla giù!-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-E come facciamo? Lo sai bene che lei trova sempre il modo di scappare: è un genio nel nascondersi, e a volte sembra sparire nel nulla.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Parlò a nome di tutte una temeraria Goccia, tra l’altro un po’ scocciata di dover ogni volta sostituire Gocciolina. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Secondo me qualche raggio l’aiuta-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Si intromise un’altra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Secondo me si nasconde nelle cantine del palazzo!- &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Aggiunse un'altra ancora.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Ognuna aveva la sua teoria e nessuna conosceva rimedio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Non m’importa dove si nasconde- rispose Gocciolone alzando la mano con fare autoritario – dobbiamo farla finita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Ormai ho deciso: domani faremo piovere a sorpresa.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-A sorpresa? E cosa vorresti fare Capo Gocciolone?-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;La storia cominciava ad essere interessante…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Se Gocciolina  non vede le nuvole nere e non sente il vento, non si nasconderà. Giusto?-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Si giusto.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Risposero in coro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Voi la chiamerete per giocare a rincorrervi, e nel bel mezzo del gioco, quando meno se lo aspetta, fare te in modo di spingerla fino al bordo della nuvola e la spingerete giù!-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Ma sei sicuro? Morirà di paura!-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;La miglior amica di Gocciolina si stava seriamente preoccupando per la sorte della sua compagna.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Capo Gocciolone sospirò. Era l’unica soluzione che gli era venuta in mente ed era per il suo bene.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Così ho deciso e così farete.- &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Quindi dichiarò sciolta la riunione e se ne andò.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;La Goccia Madre, pur rispettando i voleri del consorte, non potè far a meno di tremare al pensiero della prova che attendeva la sua piccola timida figliola.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-E’ per il suo bene.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Si convinse ripetendo le parole di Capo Gocciolone, e si allontanò mentre una lacrima blu brillava solitaria nel volto grassoccio e bonario.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Il giorno seguente era una bellissima giornata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; Il cielo era di un azzurro mai visto e il sole splendeva alto. Gocciolina si dedicava al suo passatempo preferito: farsi scaldare da un raggio di sole, senza fare assolutamente niente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Canticchiava tra se e se vecchie filastrocche e sciocche canzoncine, allungando pigra una mano a cogliere un fiore, comodamente sdraiata su una schiumosa nuvoletta bianca e rosa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Certo che era una bella vita!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Ad un certo punto, arrivarono alcune sorelle a distoglierla dalla sua intensa attività:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Dai vieni a giocare con noi, è una bella giornata, oggi si fa festa!-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Non ho tanta voglia! Sto così bene qui!-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Rispose pigra come sempre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-E dai Gocciolina! Siamo venute apposta per stare con te…Su andiamo!-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; Alla fine Gocciolina si fece convincere, e si mise a giocare e a correre insieme alle sorelle su e giù per la nuvola, e correndo e giocando non si rese conto che il bordo era sempre più vicino. Quando fu il momento le altre cominciarono a spingere, spingere, spingere, finchè Gocciolina con un urlo di terrore cascò giù.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Le sorelle si tuffarono dietro di lei per accompagnarla, incoraggiarla: chi la sorpassava, e chi la seguiva, chi le voleva dare una mano per guidarla, ma Gocciolina continuò ad urlare finche non arrivò a terra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Atterrò sulla mano di un bambino che stava tornando da scuola.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Federico, così si chiamava, si guardò stupito la mano: cosa ci faceva una goccia d’acqua sulla sua mano, quando in cielo non c’era nemmeno una nuvola? Nello stesso istante gocciolina alzo tremando lo sguardo verso il bambino:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-E tu chi sei?- chiese letteralmente terrorizzata sia dal viaggio che dal brusco atterraggio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Come chi sono? Sono un bambino- non ne ha mai visto uno?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Gocciolina fece no con la testa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Scusa, ma da dove vieni?-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Io abito sulla grande Nuvola, e oggi stavo tranquilla a prendere il sole, quando quelle dispettose delle mie sorelle mi hanno convinta a giocare con loro. Poi mi hanno spinto giù… Sono state veramente cattive!-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Perché cattive? Non ci trovo niente di strano- rispose il bambino-tutte le gocce scendono, diventano pioggia, bagnano la terra, e poi risalgono e tornano a casa. Fanno un lavoro molto importante sai?-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Sarà…-Rispose Gocciolina molto titubante –a me non è mai piaciuto e finora sono sempre riuscita ad evitarlo!-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Forse è per questo che ti hanno spinto giù allora!-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Forse…Ma io adesso cosa faccio? –&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Gocciolina aveva le lacrime agli occhi…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; -Le mie sorelle mi hanno lasciata qui da sola e io non so dove andare.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Non ti preoccupare, forse ho la soluzione. Ora  ti porto con me, in un posto dove spero ti troverai bene. Sei pronta?-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Gocciolina annui…pronta o non pronta non aveva molta scelta:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Evaporare o seguire il bambino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Federico la tenne delicatamente sul palmo della mano e si avviò verso casa. Entrò e versò dolcemente gocciolina dentro la vaschetta dei pesci rossi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Qui starai benissimo- le disse – e se hai bisogno di me non farai altro che chiamarmi. Ora vado a fare i compiti ci vediamo più tardi.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Le fece occhiolino e se ne andò.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Commossa per tanta attenzione, Gocciolina ringraziò di cuore, ed iniziò ad esplorare il nuovo ambiente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Non era male davvero. Nell’acquario c’erano sì tante gocce, ma anche dei pesci buffi e rossi, e a strisce gialle e nere, con dei baffi lunghi lunghi, delle piccole piante acquatiche che si muovevamo dolcemente, e addirittura una minuscola tartaruga con il guscio verde e giallo, che vincendo la sua innata timidezza tirò fuori la testa per un veloce sorriso di benvenuto. Fu facile per Gocciolina fare amicizia con le nuove compagne, e legò in modo particolare con una simpatica bolla d’aria, dentro la quale si rifugiava ogni volta che si sentiva sola e triste.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Anche loro però non capivano perché mai Gocciolina avesse tanta paura, e anzi, molte di loro, che erano nate e cresciute dentro l’acquario, provavano invidia per quelle belle avventure che non avrebbero mai vissuto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Gocciolina non riusciva spiegare a parole quello che provava.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Semplicemente aveva una grande grandissima paura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Intanto le sue sorelle erano risalite sulla nuvola, ma nessuna di loro sapeva dove finita Gocciolina. Capo Gocciolone si arrabbiò moltissimo:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Ma come avete fatto a perderla di vista?- Urlò con quanto fiato aveva in gola, tenendo le mani tozze sui fianchi,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Non è colpa nostra.- Si discolparono le gocce…-Laggiù è così grande…è bastato un attimo…-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Avete ragione. La colpa è mia. Non avrei dovuto costringerla… ora chissà dov’è finita: magari in un bicchier d’acqua e qualcuno l’ha bevuta, oppure in un fiume in piena, o chissà in quale posto! Non ce la farà a tornare!-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Ma no, - Le gocce facevano a gara a consolarlo - vedrai che sta bene, si sarà nascosta da qualche parte aspettando un raggio di sole.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Speriamo che sia così- sospirò Gocciolone affatto convinto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Ma il tempo passava e  nessun raggio di sole riportò Gocciolina a casa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; Capo Gocciolone aveva consumato la nuvola a forza di camminare avanti e indietro pensando al da farsi, e alla fine aveva trovato la soluzione:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Faremo così- disse all’improvviso seguendo il filo dei suoi pensieri. Andrete giù tutte insieme a cercarla e la riporterete a casa..&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Ma è pericoloso- risposero- scateneremo una tempesta.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Lo so che è pericoloso. Quindi dovete stare molto attente a non provocare danni: niente alberi abbattuti, né torrenti in piena! Controllate che la grandine non si metta di mezzo, e il vento che non scateni un uragano. Andate e riportatela a casa .E ora cominciate a prepararvi..-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Cosi fu: mentre le gocce si ammassavano il cielo diventava sempre più nero, e il vento soffiava sempre più forte.La grandine, come vide i preparativi tentò subito di intromettersi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Si fa festa ragazze? Sono invitata?-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Sempre pronta a far danni eh? No grandine, non sei invitata e non è una festa.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;La grandine brontolò un po’, e poi si ritirò in angolo a guardare che succedeva.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Intanto sulla terra, gli uomini guardavano il cielo scurirsi con un certo timore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Sta per arrivare un bel temporale- disse la mamma di Federico - entra in casa e chiudiamo le finestre.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Nel sentire quelle parole Gocciolina cominciò ad agitarsi nella vasca per richiamare l’attenzione del bambino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Stanno cercando me- gli disse –mi vogliono riportare a casa! Portami in un luogo dove mi possono vedere Federico!-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Non hai più paura?- chiese il bambino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Da morire- rispose Gocciolina – ma se sono tutte qui per me, io devo andare con loro! Non capita tutti i giorni che Gocciolone mandi a cercare una figlia dispersa. Deve volermi bene davvero! -&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Giusto- approvò il bambino, felice che la sua piccola amica avesse deciso almeno di provarci&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Fammi pensare come si può fare…Se esco fuori la mamma si arrabbia, ma se non esco loro non ti troveranno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Aspetta aspetta, mi è venuta un’idea. Tu stai lì buona e tienti pronta alla grande avventura.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Quindi mise in atto il suo piano:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Mamma, mi è cascata la merenda nella vasca dei pesci!- Strillò in direzione della madre che si stava affannando a chiudere vetri e persiane.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Ora non posso, sto chiudendo le finestre-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;- Mamma, ma stanno soffocando!- Insistette il bambino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Federico, cambiagli l’acqua e falla finita!-rispose spazientita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Va bene- Rispose il bambino che non aspettava altro: prese la vaschetta andò nel bagno, e trasferì gocciolina in un coperchio colorato in modo che le sue sorelle la vedessero meglio e lo posò sul davanzale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;I pesci e la tartaruga si guardarono preoccupati, ma capirono subito che il trasloco non riguardava loro e rimasero zitti e acquattati sul fondo della vasca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Gocciolina cominciò ad urlare: -Sono qui, sono qui.- &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Ma nel frastuono del temporale nessuna riusciva a sentirla.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Allora Federico si affacciò alla finestra e cominciò ad agitare le braccia per farsi notare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Finalmente una goccia lo vide, e virò in picchiata verso di loro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-E' qui, è qui l’ho trovata, gridava alle altre, avvertite su che ci mandino i raggi!-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Piano il piano il vento cessò, la pioggia diminuì e i raggi di sole si fecero strada. Le gocce giocavano divertite sui colori dell’arcobaleno, si rincorrevano, salivano e scendevano, come su una gran giostra, e ridevano felici per il ritrovamento della sorella.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Quindi un raggio si posò sul davanzale e aspettò che Goggiolina salutasse il suo amico per portarla a casa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Grazie di tutto-. Gli disse –non ti dimenticherò mai, e non dimenticherò nemmeno te, disse rivolgendosi alla bolla., e nemmeno te tartaruga. Non dimenticherò nessuno di voi Siete stati degli amici preziosi.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Con le lacrime agli occhi, dispiaciuta di lasciarli, si arrampicò sul raggio e si lasciò trasportare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;All’improvviso capii tutto quello che si era persa: il raggio la fece passare in mezzo agli arcobaleni, sopra un fiore profumato, sull’asfalto lucido di pioggia e sulla terra bagnata. Scoprì suoni, colori, musiche che non avrebbe mai immaginato, e il vento che la faceva dondolare era simile ad un’altalena&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Non avrebbe mai pensato che fosse così bello.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Sulla Nuvola la stavano aspettando, Grande Madre aveva le lacrime agli occhi per la gioia di stringerla di nuovo, e il Burbero Gocciolone spalancò le braccia in segno di bentornata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Mi spiace averti costretta- le disse&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;-Hai fatto proprio bene- rispose Gocciolina intrufolandosi tra le sue braccia.- Hai fatto bene.-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Infatti dal quel giorno Gocciolina è sempre in prima fila e si diverte come una matta: ha ancora paura del vuoto, e detesta i temporali, ma insieme alle sue sorelle si tuffa, salta, e come ogni goccia, bagna quello trova …e non dimentica mai di fermarsi a salutare Federico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Adesso Llily era di nuovo piena di energia, e l'Alibro di nuove parole.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-style: italic; font-family: trebuchet ms;"&gt;Dopo una storia così bella... ne arriverà un'altra, vero?&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116073704215279931?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116073704215279931/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116073704215279931' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116073704215279931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116073704215279931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/10/una-gocciolina-per-lily.html' title='Una Gocciolina per Lily'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116060317703724497</id><published>2006-10-11T13:49:00.000-07:00</published><updated>2006-12-22T14:24:27.096-08:00</updated><title type='text'>Il temporale di Lily</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/90896/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/261023/yourillness.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily era sotto un cielo rovente. Il sole di mezzogiorno bruciava l'asfalto e l'erba del prato cuoceva. E Lily si scioglieva come fosse di cera. Tutta l'energia che sentiva dentro di sé soltanto poche ore prima si stava raccogliendo sopra di lei in una nube carica di elettricità. Così, mentre nel cielo vero brillava il sole, il cielo d'asfalto tuonava più forte delle auto che passavano sul viale. Sembrava proprio che stavolta sarebbe arrivato il temporale. E Lily, ancora una volta immobile nella sua malattia, sgranava gli occhi e le sue stelle avevano la luce della paura. Il primo lampo che illuminò la trasparenza di Lily lasciò ciechi i ragni che le stavano più vicino. Gli altri si rintanarono rapidi nelle loro tane come se ne venissero risucchiati. Lily era paralizzata sotto i lampi. Senza carezze. E cercava di immaginare il sole, ma senza le storie dell'Alibro non ci riusciva. L'unica cosa che la teneva in vita era la tensione della paura. Il temporale che mai avrebbe voluto immaginare era arrivato proprio sopra la sua testa. Lei stessa l'aveva generato. L'energia che aveva raccolto per volare in una nuova storia, ora che la storia non era arrivata, le pioveva addosso. Gelava ancora di più quel che restava del suo calore. Il residuo della sua vita scorreva nei corridoii formati dalle gocce che le cadevano addosso. Un pianto interminabile per un'attesa vana. Lily non voleva credere che quel temporale sarebbe stata l'ultima immagine che avrebbe avuto del suo mondo. Non voleva credere che non avrebbe volato mai più. Ed era così bello volare ad occhi chiusi, portata nel cielo dall'Alibro. Questo Lily pensava mentre continuava a dissiparsi. E i lampi si strappavano di una luce sempre più intensa. Mentre Lily perdeva sempre più forza. Anche le stelle dei suoi occhi sembravano non avere quasi più luce propria. Brillavano solo del riflesso dei lampi. E della paura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Qualcuno ha una storia che possa salvare Lily dal temporale? Presto... presto...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116060317703724497?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116060317703724497/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116060317703724497' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116060317703724497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116060317703724497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/10/il-temporale-di-lily.html' title='Il temporale di Lily'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116030465469372360</id><published>2006-10-08T03:03:00.000-07:00</published><updated>2006-10-08T03:50:54.763-07:00</updated><title type='text'>Un sogno di cioccolato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Lilybook.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Lilybook.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;  Lily camminava &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;o sognava...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Forse sognava perchè si ritrovò all'improvviso con il naso dispettoso incollato al vetro di una finestra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Sbirciò dentro...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;come resistere al suono di quelle melodie che  provenivano dalla cucina?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Guardò e rimase a bocca aperta come una sciocca:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Niente fate, gnomi e folletti!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Solo alcuni bambini che, seduti in cerchio su tante poltroncine piccole e colorate, ad occhi spalancati guardavano decine di pagine che si libravano nell'aria...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Pagine colorate e profumate, pagine che cantavano e raccontavano splendide storie di Paesi lontani, di orchi e streghe...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Le pagine del suo Alibro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Lily si svegliò all'improvviso, sudata e impaurita:dov'era finito il suo Alibro? Cosa avrebbe fatto senza di esso?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Meno male che era solo un sogno, un bel sogno se l'Alibro era volato nel cuore di chi ha ancora capacità di sognare. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Rincuorata da questo pensiero, Lily tornò a dormire, mentre una nuvola leggera copriva a tratti il quarto di luna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la nuvola restò lì nel cielo anche quando la luna perse luce e nitidezza. L'Alba la colorò di rosa pallido e Lily non se ne accorse perché dormiva ancora. L'Alba sorrideva. Non aveva mai visto Lily persa nei sogni, con il ciuffo rosso che si muoveva sul prato come la coda di un gatto che vuole giocare con le lucertole. Perché Lily stava giocando nel suo sogno. Aveva ritrovato i bambini non appena aveva ripreso a dormire. Era apparsa in mezzo a loro come in una festa di carnevale, fra tutte quelle pagine colorate che volavano intorno a lei come se fossero coriandoli. E aveva insegnato ai bambini a giocare con l'immaginazione. Ognuno di loro aveva chiuso gli occhi e insieme a Lily si erano trovati in una storia dell'Alibro. Adesso erano intorno ad una casa di marzapane, mentre una vecchia dagli abiti sporchi stava lucidando le mele di zucchero che facevano da pomelli sulla porta d'entrata. La vecchia si sorprese non poco nel vedere tutti quei bambini, perché aspettava soltanto quei due che tornavano alla sua casa ogni volta che qualcuno iniziava a raccontare la loro storia. Quando Hansel e Gretel arrivarono a bussare alla porta della casa di marzapane, trovarono la cucina piena di bambini e una vecchia indaffarata a preparare una merenda con i fiocchi a base di cioccolato. Torri fatte di dadi di cioccolato. Tazze di cioccolato caldo. Praline di cioccolato da far rotolare sulla lingua. Riccioli di cioccolato in cui tuffare le mani.&lt;br /&gt;Quel giorno la storia di Hansel e Gretel cambiò. Perché la fantasia può cambiare anche le storie che sono già state scritte.&lt;br /&gt;I bambini sono i signori della fantasia, perché devono scrivere ancora tutta la loro storia. E si può farli giocare anche senza giocattoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quando Lily si svegliò non c'era più l'Alba. Il sole era alto e Lily sentiva ancora sulla lingua il sapore del cioccolato, come se l'avesse appena mangiato per merenda. Aveva tutta l'energia per un viaggio in un'altra storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Chi può ancora raccontare una storia per Lily?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116030465469372360?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116030465469372360/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116030465469372360' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116030465469372360'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116030465469372360'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/10/un-sogno-di-cioccolato.html' title='Un sogno di cioccolato'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-116006759944075330</id><published>2006-10-05T09:23:00.000-07:00</published><updated>2006-10-05T09:59:59.790-07:00</updated><title type='text'>Zio Bronto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Bronto.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Bronto.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Mastodontico e infinitamente pesante. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Così si sentiva da giorni il vecchio Bronto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Un canuto, logoro, indefinito essere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Dal sembiante di mostro, più che di antiquato e decrepito, stanco animale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Guidato da uno strano istinto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;che nemmeno lui avrebbe saputo spiegare&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;si era avventurato con passo stanco&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;alla ricerca di un mondo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;che il suo sguardo offuscato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;confondeva tra nebbie moleste e malsane.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Col respiro affannato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;e le zampe tremolanti e gonfie&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;di infinita fatica e profondo dolore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;pur senza sapere dove&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;né tanto meno perché&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;iniziò a camminare…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Confuso dalle ombre scure&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;trasportate dal vento di tempesta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;col suo peso immane&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;fu colto da folle raptus&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;e nel correre verso il destino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;non s’accorse delle creature&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;che le sue zampe immense&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;calpestavano con forza tale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;da riuscirle a schiacciare…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Un albero fu abbattuto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;dalla sua marcia senza fine&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ed il boato del crollo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;occultò al suo udito&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;ma non al suo cuore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;lo straziante scricchiolio di ossa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;violentemente macinate&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;dalla furia di una notte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;senza luna e senza stelle&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;e con un buio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;più da rabbrividire che da dimenticare…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;E nel lamento delle ossa amiche&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;spezzate nell’eco del suo impotente stupore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Bronto comprese che il suo viaggio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;era senza una fine&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;che non fosse la logica soluzione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;d’una vita virtuale stanca&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;che si consumava nel candore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;di un mondo scomparso&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;che il suo istinto animale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;non aveva dubitato di riconoscere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;come i primi tristi lamenti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;d’un corteo funebre&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;che l’avrebbe condotto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;in un luogo di riposo eterno&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;dove la sua anima&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;liberata del corpo appesantito dal tempo &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;e dal grigio pallore &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;d’un riflesso senza fine&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;avrebbe finalmente ritrovato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;la leggerezza e la speranza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;che proprio in quel mondo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;aveva scoperto capaci&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;di donargli ali di farfalla&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;in grado di sorreggerlo nel cielo di una vita&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;nuova e ricca&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;d’emozioni e d’amore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;in cui, finalmente, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;poteva volare…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Lily ad occhi chiusi pensava soltanto a far svaporare la fatica del salto in un mondo non suo. E le ultime ore della notte portarono a Lily una voce. E la Luna le spiegò carezzandola che suo zio Bronto aveva voluto mandarle una storia. Era la sua storia, o almeno una parte della sua storia. Lily sentì nella voce dello zio l'abbraccio delle proprie radici. Perché anche chi è capace di volare ne ha. Anche chi ha come madre la Luna e come nonna la Notte. Ha radici salde e impalpabili, della materia delle nebulose. In cui nasce una vita.&lt;br /&gt;E quando Lily aprì gli occhi c'era l'Alba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'Alibro dovrà sfogliarsi per Lily perché l'arrivo dell'alba abbia un senso... ma per questo deve arrivare una storia. Chi ha una storia per Lily?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-116006759944075330?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/116006759944075330/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=116006759944075330' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116006759944075330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/116006759944075330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/10/zio-bronto.html' title='Zio Bronto'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115982802325113461</id><published>2006-10-02T13:37:00.000-07:00</published><updated>2006-10-02T15:27:03.336-07:00</updated><title type='text'>Il giorno senza notte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/no%20night.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/no%20night.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt; Lily si alzò dal prato ed ebbe una vertigine. Non sapeva più dove si trovava, aveva perso le coordinate della Vita. Lo spazio attorno a lei ormai era troppo ampio, vuoto. Il senso d'infinita solitudine voleva farla precipitare nel pozzo dello Sconforto, ma dentro di lei agiva una forza che vigilava affinchè il Filo della Vita non si spezzasse. Lily si trascinò stancamente sul prato e improvvisamente la sua trasparenza si vestì dei colori dell'arcobaleno. Si, l'arcobaleno era lì, davanti a lei e l'invitava a salire. Un brivido attraversò Lily e l'Alibro si sfogliò rumorosamente nelle due direzioni. Con un piccolo volo Lily si ritrovò in cima all'arcobaleno dove ali di angelo riempirono il Calice della Vita di nuova Speranza.&lt;br /&gt;E dal lembo estremo dell'arcobaleno Lily si tuffò. Vincendo la vertigine. Si tuffò nel mondo al di sopra del cielo d'asfalto. Un tuffo senza elastico. In un cielo azzurro. Senza la notte. E Lily calò secondo la traiettoria vagante di una piuma. Riuscì quasi a mettere i piedi sul mondo. E c'erano rigidi tronchi gelidi, illuminati da luci gialle, rosse e verdi. E c'erano strisce bianche per terra. E montagne squadrate che aprivano pertugi verticali su piccoli mondi privati. E c'erano prati come minuscole isole in mezzo a una superficie che sembrava il suo cielo capovolto. E intorno ai prati giravano come in un incantesimo fragili scatole semoventi. Sembravano capire da sole dove andare, prendendo la deriva all'improvviso, allontanandosi per altri canali che si diramavano come raggi dalle isole verdi. E c'erano steli alti, incolonnati lungo i canali senza acqua, che sembravano doversi accendere da un momento all'altro. Quando il momento sarebbe arrivato.&lt;br /&gt;Lily chiuse gli occhi mentre il rumore delle pagine che giravano nell'Alibro le sussurrarono che quella era la Città. Non era il mondo. Era anche un mondo.&lt;br /&gt;E la Città scorreva veloce negli occhi di Lily come certi filmati accelerati  che riducono gli zombie in polvere. Quello era il ritmo della Città. La Città era qualcosa che brucia prima di una sigaretta. Qualcosa in cui la notte può scordarsi di passare senza che qualcuno se ne accorga. Perché di notte la città si trascina  in un rantolo, un respiro di sonno profondo. Le strade portano da qualche parte e una meta vale l'altra. Passi verso l'incoscienza finché il respiro si ferma nell'apnea. E il silenzio annulla l'esistenza della Città. E quello che resta in giro sono fantasmi. Che di giorno spariscono, diventando ombre lungo i muri.&lt;br /&gt;Lily aprì gli occhi e si ritrovò seduta sull'arcobaleno che usò come uno scivolo per tornare sul suo prato. Che non gli sembrò più così vuoto.&lt;br /&gt;Ed era notte, sotto il cielo d'asfalto che era tornato al suo posto.&lt;br /&gt;Era notte. Chissà da quanto.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una storia per la notte di Lily, ora che la notte è arrivata. Perché la notte è fatta per sognare. Il vuoto, più spesso, appare con il giorno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115982802325113461?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115982802325113461/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115982802325113461' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115982802325113461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115982802325113461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/10/il-giorno-senza-notte.html' title='Il giorno senza notte'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115970080025710846</id><published>2006-10-01T03:24:00.000-07:00</published><updated>2006-12-22T14:26:31.656-08:00</updated><title type='text'>Il tramonto trasparente</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/953776/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/510184/yourillness.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Il cielo si stava colorando di un rosso intenso, sopra il cielo d'asfalto. E Lily stava diventando trasparente. Sempre più indistinguibile sul prato. Visibile ancora soltanto agli occhi dei ragni che stavano correndo verso di lei, come chi si affretta verso l'orologio marcatempo con la cartolina in mano. Il rosso si spargeva nel cielo e una Lily esangue sembrava donare tutta la sua linfa per il compiersi di quello spettacolo. L'Alibro era muto e immobile. Il mondo forse non aveva più storie da raccontare? Lily non voleva crederci, in quel momento del giorno le pareva davvero impossibile. Quando cala la sera c'è sempre qualcuno che vuole raccontarti qualcosa.&lt;br /&gt;Forse doveva soltanto aspettare la comparsa della Luna, che le avrebbe sussurrato una storia dal Libro Azzurro. Le madri hanno sempre una storia per le loro creature.&lt;br /&gt;Le stelle negli occhi di Lily brillavano ad intermittenza. Perché a momenti veniva a mancare anche la speranza di trovare una storia. E quando la speranza si spengeva, spariva anche la luce dagli occhi di Lily. Ma cos'era la Speranza? Lily voleva immaginarlo, con le ultime forze nel suo corpo di gesso. Lily temeva di chiudere gli occhi. E sognò ad occhi aperti. Sembrava facile leggere della speranza nel tramonto. Sembrava che proprio la Speranza tingesse di rosso quel cielo. E la Speranza dilagava, come sangue da una profonda ferita al cuore. E Lily sentiva il battito accelerato di un cuore. Un battito ritmato dalle carezze sempre più insistenti dei ragni. Era il suono di un tamburo che annuncia l'incalzare di una marcia. La marcia di qualcosa che sta per arrivare. Di qualcosa in cui basta crederci e ci sarà. La Speranza era una trasfusione che scendeva dal cielo come da una flebo attaccata ad un filo. E la faceva resistere ancora. Per quanto non si sa. Ma sempre più di quanto si sarebbe potuto prevedere. E intorno a sé Lily poteva immaginare mille tamburini che battevano il tempo su un cuore enorme. In barba all'orologio che chiamava la notte. Ma quel battito teneva lontano l'arrivo del buio. Come le belve stanno lontane da un fuoco che qualcuno ha la cura di mantenere acceso. Forse il nero non avrebbe coperto d'ombre quel cielo in cui si attardava la Speranza. E dopo il tramonto, incredibilmente, sarebbe subito arrivato un altro giorno.&lt;br /&gt;Intanto i ragni si specchiavano nella trasparenza di Lily. I più vanitosi interrompevano le carezze, stupiti dal loro aspetto che mai avevano avuto modo di vedere. E Lily rifletteva una luce rossastra, perché c'era speranza, ovunque dentro di lei.&lt;br /&gt;E una storia sarebbe presto arrivata.&lt;br /&gt;Questa forse era la sua ultima certezza. Ma era una certezza.&lt;br /&gt;Lily era ancora viva perché la Speranza è l'ultima a morire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una storia per Lily... qualcuno ha ancora una storia per Lily?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115970080025710846?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115970080025710846/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115970080025710846' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115970080025710846'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115970080025710846'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/10/il-tramonto-trasparente.html' title='Il tramonto trasparente'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115948040306174375</id><published>2006-09-28T13:25:00.000-07:00</published><updated>2006-12-22T14:25:32.223-08:00</updated><title type='text'>Le farfalle del sogno</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Butterfly.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Butterfly.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;La pila di scatole cadde e ogni scatola mostrò il suo contenuto. Da alcune uscirono farfalle dalle ali dorate, da altre farfalle con ali appena accennate e in altre stavano rannicchiate nell'angolo crisalidi in attesa che il miracolo della Vita si compisse. Le farfalle dorate volarono via, altere, leggere. Alcune di loro però si fermarono a volare sulle scatole aperte, in attesa che ali accennate diventassero dorate e che le crisalidi diventassero farfalle per volare insieme più in alto.&lt;br /&gt;Nella Fabbrica di Sogni ora non c'era nessuno. Lily se n'era appena andata, uscita dalla porta come dal suo sogno.&lt;br /&gt;Lily era sul prato, quando l'Alba terminò di ripulire il cielo e arrivò il giorno. Ma le civette non fuggirono alla luce del sole. Si tramutarono. Prima le loro piume divennero del colore dell'oro. Poi persero i becchi e i grandi occhi rotondi si rimpicciolirono fino alla dimensione di una capocchia di spillo. E infine non si sarebbero più dette civette. Si sarebbero dette farfalle. E Lily che si era arresa davanti al suo sogno si trovò con un giorno il più di vita. Inaspettato. E invece. Il suo sogno era lì. Le farfalle l'avevano cercata e trovata. Perché Lily si meritava il suo sogno e le farfalle d'oro gliel'avevano portato. Insieme alla luce del sole del mattino. Lily si alzò in volo raggiungendo le farfalle e depose un bacio sulla testa di ognuna di loro. Mille baci. Forse più. Lily perse il conto. Alla fine della storia che chiuse l'Alibro, riportando Lily sull'erba fresca del prato, non contava il numero dei baci. Non contava il numero di farfalle. Non contavano le coppie di ali o le pagine dell'Alibro. Contava un giorno in più per la vita di Lily.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E sarete voi, e non più le farfalle, a aggiungere ancora un giorno alla vita di Lily... raccontandole una storia...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115948040306174375?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115948040306174375/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115948040306174375' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115948040306174375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115948040306174375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/le-farfalle-del-sogno.html' title='Le farfalle del sogno'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115930620541008995</id><published>2006-09-26T13:39:00.000-07:00</published><updated>2006-09-26T14:30:05.583-07:00</updated><title type='text'>La fabbrica di sogni</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Hillness%20copia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Hillness%20copia.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily era abbandonata. Abbandonata e immobile sul prato. Abbandonata dalla Notte e dalla Luna. Che stavano lasciando il cielo e il mondo sopra il cielo d'asfalto. Abbandonata dall'Alba che stava arrivando, ma che aveva altro da fare piuttosto che occuparsi di lei. L'alba era impegnata a spazzare i sogni dal cielo. Ragnatele di desideri che prendevano forma nel cielo sempre più chiaro.&lt;br /&gt;Lily sembrava fatta di cristallo. Rifletteva la luce dei sogni contornandosi dei colori dell'iride come la luna s'incorona del suo alone. E l'Alba aveva un bel daffare. Anche i ragni, già intorno a Lily, erano molto impegnati. In un compito inutile. Lily era ormai insensibile ad ogni carezza. La sua pelle era come carta che rischiava solo di lacerarsi sotto le zampette dei ragni. Ma le stelle nei suoi occhi brillavano come fari che cercano una strada nel buio. Una porta si stagliò davanti a Lily, era l'entrata della Fabbrica dei Sogni. Ancora Lily riusciva ad immaginarla, con le ultime forze. C'era un lungo corridoio che arrivava sull'apertura di una grande stanza, impilate scompostamente, dal suolo fino al soffitto di vetro, c'erano migliaia di scatole bianche, quasi trasparenti nel loro candore, come conchiglie che custodiscono al loro interno una perla irradiante la luce dei desideri. Sembravano tutte uguali, come zollette di zucchero di produzione industriale. Ma non era così. Ognuna conteneva un sogno diverso. E il cuore di Lily batteva forte perché in quel luogo poteva scoltare tutti sogni del mondo. E cercava il suo. E il suo non era l'Amore. Era un altro giorno di vita che Lily desiderava, più forte di tutto. Un altro volo su ali scritte da parole. Una scatola si aprì quando Lily si avvicinò. Un fruscio la chiamò e Lily infilò la testa nella scatola. C'era un Alibro minuscolo che sembrava un pulcino. Che doveva imparare a volare. Lily sentì il gelo della paralisi sulle sue spalle. E pianse lacrime calde.&lt;br /&gt;Si salvarono soltanto i ragni capaci di nuotare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sweet dreams are made of this... una storia per Lily, perché il suo sogno si esaudisca...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115930620541008995?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115930620541008995/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115930620541008995' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115930620541008995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115930620541008995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/la-fabbrica-di-sogni.html' title='La fabbrica di sogni'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115922016894098205</id><published>2006-09-25T13:06:00.000-07:00</published><updated>2006-09-25T14:36:09.023-07:00</updated><title type='text'>Water water everywhere</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Water.2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Water.2.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il mare cullava dolcemente Lily e Lily chiuse gli occhi, ma qualcosa la riportò alla realtà. Un gabbiano dalle piume argentate planò sulla sua testa in cerchi sempre più piccoli e vicini, fino a sfiorarla. «L'Acqua del Mondo ti ha cullato fra le sue braccia e hai potuto godere dei suoi benefici flutti. Ora è arrivato il tuo Tempo». Alle parole del Gabbiano si unì un canto di Sirene: «Vola in alto dolce Lyli, gocce dell'Acqua del Mondo dall'Alibro sulla Terra cadranno e nuove messi dorate nasceranno».&lt;br /&gt;Lily riprese a volare con fatica sotto il peso dell'Alibro intriso dell'Acqua del Mondo.&lt;br /&gt;E l'aria era quella della notte. Una notte sulle acque del mare dove tutto è possibile.&lt;br /&gt;Acqua. Acqua ovunque. E nessuna goccia per dissetarsi.&lt;br /&gt;La brezza che soffiava sull'Acqua del Mondo aveva la forza di spingere il Tempo. La Storia sembrava correre appena sotto il pelo dell'acqua, le gocce che componevano il mare erano piccole storie umane. Lily era emersa dall'acqua, nata adesso come una Venere. La sua storia grondava dall'Alibro, mentre la brezza ne asciugava le parole. Come fossero fresche di stampa. E la sua storia era il suo tempo. Ma Lily neppure con l'immaginazione riusciva ad afferrare il tempo. Il suo tempo correva spinto dalla brezza e le pagine svoltavano velocemente. Senza che Lily riuscisse a leggerle. Perché nessuno può leggere la propria storia.&lt;br /&gt;E tutta quell'Acqua che si muoveva sotto di lei non era altro che il Destino.&lt;br /&gt;Soltanto questo Lily poteva immaginare.&lt;br /&gt;E le rimase la sete. Anche più tardi qando riaprì gli occhi seduta sul prato. L'Alibro era asciutto come la sua gola. Le civette volavano sulla sua testa. Insieme ai suoi pensieri. Aspettando che tornasse il giorno. Un nuovo giorno per Lily.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Raccontatele una storia e sorgerà così il nuovo giorno di Lily...&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115922016894098205?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115922016894098205/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115922016894098205' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115922016894098205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115922016894098205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/water-water-everywhere.html' title='Water water everywhere'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115911259050618711</id><published>2006-09-24T07:21:00.001-07:00</published><updated>2006-09-24T09:30:41.826-07:00</updated><title type='text'>La deriva del tramonto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/HardtoSleep.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/HardtoSleep.0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;«Quando si vive nel sogno, ci si lascia cullare dalle sue dolci onde, senza rendersi conto che si sta andando alla deriva e spesso, quando ce ne rendiamo conto, lo facciamo troppo tardi e ci si trova in mare aperto. Non ci sono più sponde verso cui navigare, in qualsiasi direzione si guardi, e non si riesce a decidere dove andare, con la paura di non toccare più la dura e rassicurante terra.»&lt;br /&gt;Questa era l'insospettabile saggezza di una paperella rossa.&lt;br /&gt;Che neppure parlava perché Lily l'ascoltasse. Parlava perché era l'ora del tramonto e non era possibile frenare i pensieri. Sotto quel cielo che sembrava espandere in superficie il proprio immenso cuore. I pensieri e le parole si lasciavano trasportare dalla corrente. Era aria che muoveva le nubi alla velocità del sangue. E i pensieri non facevano altro che nascere, per poi andare verso il cuore del cielo. E Lily si trovò a volare senza aspettarselo. Non aveva sentito l'Alibro che si apriva. Non si era accorta che era arrivata una storia. E forse neppure c'era davvero una storia. Sembravano soltanto pensieri che giravano. Insieme alle pagine. Allora Lily chiuse gli occhi. E la deriva era lì ad aspettarla. E cos'era la deriva c'era solo da immaginarlo. Ma toccare la terra in quel momento non le importava. Era bello lasciarsi trasportare. Dove stava andando poco importava. Sarebbe rimasta anche per sempre tra le onde. Perché le onde la cullavano. E non aveva da fare niente lì in mezzo al mare. La terra era dura. E neppure troppo rassicurante. Perché alla deriva in mezzo al mare ci si aspetta l'arrivo degli squali. E anche se poi ci mangiano possiamo prepararci al ruolo di cibo, accettarlo come un destino. Ma gli squali che ti mangiano sulla terra, ti mangiano a sorpresa. Un minuto prima ci sei, un minuto dopo la tua esistenza è annullata. E tutto quello che avresti voluto saprisce. Con te.&lt;br /&gt;La deriva era dolce. Il mare era liquido amniotico. E tutto sembrava dover ancora iniziare. Mentre il giorno finiva e arrivava la notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;C'è una storia che vuole far volare Lily insieme alle civette? Soltanto voi potete saperlo...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115911259050618711?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115911259050618711/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115911259050618711' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115911259050618711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115911259050618711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/la-deriva-del-tramonto.html' title='La deriva del tramonto'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115903260830598183</id><published>2006-09-23T09:34:00.000-07:00</published><updated>2006-09-24T08:57:57.340-07:00</updated><title type='text'>Una paperella rossa</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Duck.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Duck.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E l'alba arrivò. La dolce signora vestita di oro sfiorò con le sue dita rosee e leggere il volto ancora addormentato di Lily. «Svegliati Lily, svegliati mia tenera bambina. Non puoi più sognare. E' tempo di vivere questo giorno. Svegliati».&lt;br /&gt;E Lily si svegliò. Una luce fatta di mille rose e mille perle la prese nel suo morbido abbraccio e la riscaldò. Un fremito nell'Alibro, una nuova forza, un nuovo giorno, forse una nuova storia da vivere.&lt;br /&gt;Sul grigio dell'asfalto, trasportata da un rivolo di acqua, comparve una paperella rossa, il giocattolo disperso di qualche bambino. E con la sua andatura lenta e dondolante passò accanto a Lily.&lt;br /&gt;L'alba aveva concluso la sua missione nel cielo. Ma il sole quasi non c'era. Lily non aveva neppure sentito il temporale che aveva bagnato l'asfalto. Era il primo giorno d'Autunno, i temporali ancora passavano veloci. Giusto il tempo di distrarsi infilando una collana di perle. Era ancora possibile non accorgersene. E Lily si svegliò dal pianto con il saluto dell'alba. L'Alibro si muoveva. Perché Lily non sapeva cos'era il pianto e non sapeva che le perle erano lacrime. Ma la forza del nuovo giorno le fece chiudere il pianto e le lacrime in un cassetto. Insieme ai temporali e al Tradimento. Perché vicino a lei si era fermata una paperella rossa. Poco importava che fosse arrivata con un temporale. Era un giocattolo sfuggito al gioco. Perché forse il gioco non gli piaceva. Ecco: la paperella voleva mantenere l'arbitrio della direzione da prendere e non le andava di sentirsi pilotata da qualcuno che la teneva per la coda. E cos'era il Gioco Lily non lo sapeva. L'Alibro svoltava le sue pagine per questo. Lily chiuse gli occhi, alzandosi in volo sul prato, e iniziò ad immaginare. Si trovò seduta su un'altalena che un momento l'avvicinava alle nuvole e un momento più tardi la riportava lontano. Dalle nubi piovevano paperelle di tutti i colori. Questo non era un temporale. Questo era un gioco che qualcuno si era inventato per lei. E Lily rideva a crepapelle, cercando di acchiappare tutto quello che le cadeva dal cielo, prendendoci sempre più gusto. Perché ai bei giochi si prende gusto. E dei giocattoli bisogna avere cura. Perché se si rompono il gioco finisce. E si può riprendere a giocare soltanto con altri giocattoli, ma mai più con lo stesso. E questo è un peccato. Perché un giocattolo non è mai uguale ad un altro, anche se all'apparenza può sembrarlo. L'apparenza inganna. E non ci si diverte più come prima.&lt;br /&gt;Lily aprì gli occhi, mentre l'Alibro la riportava sul prato accanto alla paperella rossa che era andata cercarla sotto il cielo d'asfalto. Perché voleva stare con lei. La paperella l'aveva scelta perché Lily non l'avrebbe mai tenuta per la coda. Perché Lily sapeva cosa significava volare in libertà. E Lily avrebbe avuto cura della paperella perché sarebbe stata per sempre il suo gioco preferito. Anche se ne fossero arrivati altri. Anche se ne avesse già avuti altri.&lt;br /&gt;Di paperelle rosse, per Lily, ne esisteva una sola.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Lily sta giocando... lasciamola giocare fino al tramonto. Ma al tramonto Lily tornerà a volare... perché c'è già una storia che aspetta tra le pagine dell'Alibro.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115903260830598183?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115903260830598183/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115903260830598183' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115903260830598183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115903260830598183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/una-paperella-rossa.html' title='Una paperella rossa'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115902923394768261</id><published>2006-09-23T08:49:00.000-07:00</published><updated>2006-09-23T09:33:54.030-07:00</updated><title type='text'>Un nodo di perle</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Pearls.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Pearls.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;  Perle umide e calde presero a scorrere dagli occhi di Lily. «Perchè solo nei sogni? Forse perchè sono io un sogno?»&lt;br /&gt;Volò in alto zigzagando, senza una meta, in attesa che il prossimo sogno le asciugasse gli occhi e la liberasse da quel nodo che si sentiva in gola.&lt;br /&gt;Ma era l'alba e i bei sogni arrivano sempre di notte. Lily era anche capace di sognare ad occhi aperti. Ma sapeva benissimo che poteva essere pericoloso. Sognare a occhi aperti è da sempre il terreno fertile su cui crescono rigogliosi i fiori viola della Delusione. E sognare a occhi chiusi, mentre il sole sta crescendo sempre più alto nel cielo, porta sogni veritieri. Che niente assicura possano essere anche dei bei sogni. E sognare la verità è un po' come non sognare affatto.&lt;br /&gt;Le perle intanto continuavano a cadere dagli occhi di Lily, mentre lei, ormai del tutto sveglia, sedeva sul prato. Rotolavano calde sulle guance per poi cadere e raccogliersi nella culla delle sue mani, che Lily teneva appena sotto il mento. Perché nessuna delle perle cadesse e si perdesse tra i fili d'erba del prato, bianchi come la sua pelle. Bianchi come perle. Quelle perle non si dovevano smarrire. Erano preziose. Salivano agli occhi spinte da parole che non riuscivano ad uscire dalla bocca. Nascevano nella glottide quando le parole si calcificavano.  Ogni tanto qualcuna sembrava non riuscire a risalire. Quando la prima che si fermava bloccava l'arrivo della seconda, e poi della terza  e poi e poi... e poi sembrava quasi che nessuna le sarebbe più uscita dagli occhi, Lily si sentiva strozzare. Un nodo di perle le chiudeva la gola. Un singhiozzo infine le liberava e cadevano tutte insieme. Tra le mani di Lily. Che non voleva perderle e ne fece un collana preziosa, usando lo stelo di un fiore per infilarle. Un cimelio dell'Amore perduto. Un prezioso ricordo che sarebbe rimasto con lei, mentre l'Amore era lontano. Un souvenir dal mondo dove avrebbe voluto vivere e volare per sempre. Ma che non era il suo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Forse l'Alibro potrebbe far immaginare a Lily cosa sono le perle che cadono dagli occhi. Ma per questo occorre che arrivi una nuova storia per Lily...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115902923394768261?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115902923394768261/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115902923394768261' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115902923394768261'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115902923394768261'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/un-nodo-di-perle.html' title='Un nodo di perle'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115887458001177402</id><published>2006-09-21T13:15:00.000-07:00</published><updated>2006-09-21T14:36:20.120-07:00</updated><title type='text'>Un nuovo mondo per Lily</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Lilyvive.1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Lilyvive.1.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;  "Lily, ritorna a volare, ritorna a sognare, il mondo ha bisogno di te".&lt;br /&gt;Queste parole le asciugarono gli occhi, i ragni presero a correre in ogni direzione, smarriti. Non più ragni attorno a Lily ma farfalle dalle ali di vento che le accarezzano il viso. Sotto i soffi leggeri delle piccole fate, Lily si ritrovò vestita da mille colori.&lt;br /&gt;"Ho ancora bisogno di tempo, di quel tempo rubato al mio tempo. Ho tanto bisogno di spazio, dello spazio che ora è pieno di parole e non lascia lo spazio all'Amore".&lt;br /&gt;Era stanca, Lily. Sentiva dentro di sé che la speranza per un mondo migliore pieno di luce e colore si era solo assopita, ma non era sparita.&lt;br /&gt;Ma di chi erano quelle parole che erano appena arrivate, mentre ancora era notte? Forse era stata proprio la Notte a parlare. Sì, la Notte nonna di Lily. E la Notte si era opposta all'arrivo dell'alba perché voleva vedere volare la sua Lily vestita dai mille colori di cui aveva appena conosciuto l'esistenza. La Notte voleva regalarle ancora un sogno. Soltanto in un sogno Lily poteva trovare ancora il tempo rubato e lo spazio del silenzio. Soltanto in un sogno Lily poteva trovare l'Amore. Soltanto in un sogno, l'immaginazione da sola non avrebbe saputo aiutarla.&lt;br /&gt;Lily chiuse gli occhi e l'Alibro non mosse una pagina. Lily si addormentò. E iniziò a sognare. Nel sogno Lily era bellissima, vestita con la stoffa leggera dell'arcobaleno. E nel sogno c'erano il mare e il cielo azzurro. I prati verdi. Un sole giallo disegnato da un tratto inesperto. E c'erano cespugli di rosa canina. E da uno dei cespugli volò vicino a lei un bambino che come lei aveva sulle spalle un libro che gli faceva da ali, un bambino vestito degli stessi suoi colori. Il bambino la guardò negli occhi e fu come se quattro stelle si incontrassero tra i fuochi d'artificio. E le guance di entrambi si colorarono di un rosa acceso. I loro volti avevano luce propria, niente poteva quel sole infantile. Due cuori rossi come il sangue uscirono dal petto dei due bambini senza fargli alcun male. Lily parlò con una voce che sembrava il sussurro dell'emozione: «Ehi... e tu chi sei?» disse al bambino. «Sono l'Amore, piccola Lily» rispose il bambino. Lo disse proprio a lei. E a nessun altro. Perché non c'era nessun altro che si meritasse quella risposta.&lt;br /&gt;L'Amore prese Lily per mano. Non era una volo quello che li trasportò alti nel cielo. Era una danza. E il mondo ai loro piedi era il mondo dove Lily avrebbe voluto vivere per sempre. Era un mondo dove si ritrovava il tempo bruciato e lo spazio del silenzio che dice tutto. Era un mondo dove si poteva tenere gli occhi chiusi e sentirsi invulnerabili. Perché c'era Fiducia e non esisteva Tradimento. E cos'era la Fiducia Lily lo capiva già senza doverla immaginare. Mentre il Tradimento Lily l'avrebbe tenuto chiuso in un cassetto, insieme ai temporali. Di cui non voleva sapere niente. Non in quel sogno, almeno.&lt;br /&gt;Lily era innamorata e felice. La Felicità era questo. Anche questo.&lt;br /&gt;Ma questo era un sogno.&lt;br /&gt;E l'alba arrivò.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cosa potrà ancora immaginare Lily, ora che sa di poter incontrare l'Amore nei sogni?&lt;br /&gt;Saranno le vostre parole a farla volare. Perché Lily vive di questo e per questo. E la vita è la vita. E i sogni sono i sogni. Ma non sono la vita.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115887458001177402?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115887458001177402/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115887458001177402' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115887458001177402'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115887458001177402'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/un-nuovo-mondo-per-lily.html' title='Un nuovo mondo per Lily'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115878909695583021</id><published>2006-09-20T13:16:00.000-07:00</published><updated>2006-09-21T13:44:24.293-07:00</updated><title type='text'>Il dono della Luna</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Sky.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Sky.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;  E la luna sorrise.&lt;br /&gt;E mentre sorrideva&lt;br /&gt;Si allungò verso Lily&lt;br /&gt;In mano teneva un libro&lt;br /&gt;Un libro nuovo&lt;br /&gt;Tutto Azzurro&lt;br /&gt;Un libro di disegni e di colori&lt;br /&gt;Che non aspettava altro che essere accanto all'Alibro&lt;br /&gt;per volare verso una nuova fantasia.&lt;br /&gt;Ancora una volta Lily sentì una carezza. Un batter d'ali. Anzi, un nuovo sfogliare di pagine. C'era una storia da qualche parte, dunque. C'era una storia là nella notte illuminata dalla luna, appena sopra il cielo d'asfalto.&lt;br /&gt;E c'era un libro azzurro che era sceso fino quasi a toccare il prato dove giaceva Lily. E Lily si alzò dal prato trasportata dall'Alibro, che muoveva già le sue pagine in sincronia con il libro della Luna. E le pagine sussurravano che il mondo di sopra aveva dei colori. E cos'erano i colori Lily non lo sapeva. Ma poteva immaginarlo. E seppe che il libro era AZZURRO come il MARE. Perché il mare Lily l'aveva già visto. Il libro ne aveva solo il colore, il libro non la bagnava. E il libro le disse che il mare era azzurro come il cielo. E Lily seppe che il cielo non era d'asfalto ovunque. E poi la voce le disse che il GIALLO era il colore del sole disegnato dai bambini. E che il tramonto di sangue che quasi l'aveva uccisa era ROSSO, perché quello era il colore delle lacrime che uscivano dalle ferite. Lily ascoltò ancora il libro della Luna che le raccontava che il suo prato avrebbe dovuto essere VERDE, perché è questo il colore dei prati. E poi c'era il BLU, quando si scendeva in fondo al mare. E di NERO si vestiva sua nonna la Notte. E BIANCO era il colore della Luna e della sua pelle. E il VIOLA era il colore del fiore che aveva spazzato il volo delle farfalle. E il ROSA aveva il nome e il profumo dei cinque petali dei fiori selvatici che crescono in cespugli. ARANCIO era il ciuffo che dalla sua testa scendeva tra le pagine dell'Alibro.&lt;br /&gt;A Lily girava la testa, ma aveva gli occhi pieni di colori.&lt;br /&gt;Gli occhi di Lily si riaprirono quando l'Alibro e il dono della Luna esaurirono il loro frullare di pagine. E Lily si sentì un po' triste. Adesso pensava di essere nata in un mondo sbagliato. Negli occhi di Lily salì qualche lacrima e i ragni le si avvicinarono scrutandola, credendo che fosse tornato il momento di regalarle qualche carezza.&lt;br /&gt;Ma Lily era viva. E questo, per noi, è molto importante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Facciamo sognare ancora l'immaginazione di Lily. Lily vive per questo e di questo. E c'è già una nuova storia per Lily... sento l'Alibro frusciare...&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115878909695583021?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115878909695583021/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115878909695583021' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115878909695583021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115878909695583021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/il-dono-della-luna.html' title='Il dono della Luna'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115868625116176174</id><published>2006-09-19T09:35:00.000-07:00</published><updated>2006-12-22T14:28:15.690-08:00</updated><title type='text'>Il tramonto di Lily</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/868754/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/918690/yourillness.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Forse il cielo era rosso sopra il cielo d'asfalto. Ma non Lily.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Lily era trasparente. I suoi occhi erano sempre più grandi, nella richiesta di aiuto. L'Alibro era fermo come certi antichi volumi, le cui pagine cominciano ad attaccarsi. Oh... sì... la sua fantasia avrebbe potuto volare ancora. Ma Lily temeva che se avesse chiuso gli occhi non li avrebbe riaperti mai più. E non riusciva a sognare. Era più fragile di una farfallina, eppure immobile come i sassi del suo prato. Appoggiata come i sassi sul terreno. Distesa sotto il cielo d'asfalto, sotto un mondo che non trovava tempo per lei. I ragni le dispensavano ancora una volta carezze che non sentiva. Il cielo era sempre più pieno del suo sangue. E Lily sentiva solo che le sue forze se ne stavano andando. Forse se la Luna fosse arrivata presto in cielo avrabbe fatto in tempo a raccontarle una una storia. Che l'avrebbe salvata. Ma ancora non era tempo che la luna spuntasse. E quel cielo sempre più rosso sembrava annegarla nel suo stesso sangue. Le stelle dei suoi occhi non avevano più luce di una candela nella nebbia. E la nebbia le avvolgeva già il cuore, mentre Lily non smetteva di sperare che una voce sarebbe arrivata per sussurrarle qualche parola.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: trebuchet ms;"&gt;E voi, avete ancora parole per Lily?&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115868625116176174?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115868625116176174/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115868625116176174' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115868625116176174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115868625116176174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/il-tramonto-di-lily.html' title='Il tramonto di Lily'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115851314014381675</id><published>2006-09-17T08:33:00.000-07:00</published><updated>2006-09-17T10:13:01.893-07:00</updated><title type='text'>Il mondo delle 'A' maiuscole</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/A.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/A.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily pensò che con A inizia la parola " Amore" . Ma cos'è L'Amore? Quando e perchè si scrive con la lettera maiuscola. C'è un'Amore che comincia con la lettera minuscola?&lt;br /&gt;«Lily... piccola Lily... dove potrà mai portarti l'Alibro con queste idee in testa?»&lt;br /&gt;Questo sembrava sussurrare la Luna mentre stava uscendo dal letto disfatto dalla notte. L'alba stava aprendo la porta del cielo al Sole.&lt;br /&gt;Lily volava, nella prima luce del suo terzo giorno. Si alzò dal prato ad occhi aperti, ma sapeva che per immaginare il Mondo delle A avrebbe dovuto chiuderli di lì a poco. Le palpebre calarono sulle stelle dei suoi occhi un istante dopo il primo tuono, che passò come un furgone sul cielo d'asfalto.&lt;br /&gt;Il Mondo delle A era un mondo ordinato. Un ordine alfabetico. Prima di Amore Lily lesse Amicizia. E entrò in un vortice sonoro di voci amiche. Le voci avevano un calore, come quello del pane appena uscito dal forno, quando te lo porti a casa nel fagotto, tenendolo stretto sotto il braccio o vicino al petto. Perché ti senti meglio così che a lasciarlo raffreddare nella busta di plastica della spesa. Perché tenerlo vicino fa bene. E le voci avevano tanto da dirsi. Le voci ridevano e si sussurravano confidenze. Le voci amiche avevano il potere magico di allargare sorrisi e di ritardare le lacrime. Le voci amiche erano presenti, ogni volta che se ne sentiva il bisogno. Nelle voci c'era la sicurezza che non si sarebbero mai perse, neppure se per anni non si fossero mai incontrate. Lily non sarebbe mai uscita da quel vortice perché credeva che se ci fosse rimasta avrebbe trovato prima o poi una voce amica che aspettava proprio la sua. Ma Lily era arrivata lì per cercare l'Amore. E l'Alibro la portò oltre. Lily era emozionata, perché si sentiva vicina alla scoperta. Teneva le palpebre strette, arricciando anche un po' il naso nello sforzo, per la paura che la visione di quel mondo scomparisse. Non avrebbe voluto trovarsi sul prato proprio adesso. Ma. Dopo Amicizia lesse Anarchia. E si guardò incredula indietro, temendo di aver volato troppo oltre e di essersi persa qualcosa per strada. Invece l'Amore non c'era nel Mondo delle 'A' maiuscole. Lily l'aveva trovato e lasciato coperto dalla Delusione che era sbocciata come un fiore viola, schiacciando a terra le farfalle che l'avevano accompagnata a toccare il cielo e a mettere la testa fra le nuvole.&lt;br /&gt;L'amore era quello con la 'a' minuscola. Soltanto quello.&lt;br /&gt;L'Anarchia chiamò Lily. Lily sentiva di dover fare molta attenzione. Perché l'Anarchia aveva due voci. Una era una cacofonia incomprensibile. L'altra era limpidissima, la voce di un ideale che credeva nell'Umanità, nella volontà di ognuno, nelle capacità di tutti, nel rispetto della pura libertà di ciascuno. Lily si sentì forte e libera della propria vita, non padrona. Lily si sentì un gabbiano sul mare. Un gabbiano che non pesca pesci. Si sentì un'aquila che aveva rinunciato ad essere un rapace. Sentì che avrebbe potuto nutrirsi della sola libertà.&lt;br /&gt;Poi aprì gli occhi perché il Mondo delle 'A' maiuscole fece silenzio.&lt;br /&gt;Scesa di nuovo sul prato, Lily si tolse le scarpe e i calzini, l'erba era bianca esattamente come la sua pelle. Tutto era buio sotto il cielo d'asfalto. Ma i tuoni che ruggivano senza riprendere fiato dicevano che sopra il cielo di Lily era ormai alto il sole del terzo giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lily volerà di nuovo al tramonto... se ci sarà una storia che muoverà le pagine dell'Alibro, chissà se nel tramonto troverà ancora la Guerra... So che Lily non vorrebbe più immaginarla, guidatela altrove... voi che potete farlo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115851314014381675?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115851314014381675/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115851314014381675' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115851314014381675'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115851314014381675'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/il-mondo-delle-maiuscole.html' title='Il mondo delle &apos;A&apos; maiuscole'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115848954869065108</id><published>2006-09-17T03:15:00.000-07:00</published><updated>2006-09-17T03:39:08.710-07:00</updated><title type='text'>Una storia della buonanotte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Tale.0.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Tale.0.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Margherita era una bambina così dispettosa, che spesso la sua mamma era costretta a chiuderla in una stanza per evitare che facesse danni. &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Probabilmente, il giorno che era nata, avevano sbagliato a metterle il nome, perché lei non assomigliava assolutamente ai bianchi petali del fiore. &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Forse la dovevano chiamare Rosa Spina, che avrebbe reso l’idea del suo caratteraccio antipatico e spigoloso. &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;La mamma si arrabbiava spesso con lei, che era così strana… così diversa da tutte le altre belle e dolci bambine della sua età. &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;La mamma si arrabbiava, ma non sapeva che Margherita era solo molto triste, e che non era mai riuscita a dire a nessuno che non sapeva né leggere, né vedere i colori. &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Per lei il mondo era tutto una sfumatura dal bianco al grigio, e le parole, quelle splendide “cose” che sentiva suonare dalle labbra, diventano sul foglio di carta solo tanti scarabocchi indistinti. &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Margherita non sapeva cosa fosse il blu del mare, il giallo dei limoni, il bianco dei petali del suo nome, o il carminio delle rose. &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Ma era talmente orgogliosa che non divideva il suo segreto con nessuno.&lt;/span&gt;     &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Il suo mondo diventava ogni giorno più grigio, finché rinchiudersi nella sua stanza iniziò a farle piacere.&lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Grigio nel grigio… lì le sue fantasie prendevano forma, al punto che un giorno un vecchio libro di fiabe, forse mosso a compassione, si mise a parlare con lei. &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;I personaggi uscirono uno ad uno dalle pagine:&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;La bella Addormentata, Biancaneve, Cenerentola, Alice… &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;E ognuna di loro aveva una storia da raccontarle.&lt;/span&gt;     &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Aurora le parlò a lungo delle sue amiche fatine.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Biancaneve dei suoi amici del bosco.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Cenerentola la fece ridere di gusto quando le narrò che era caduta dalla zucca.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;E Alice, quella svampita, descrisse lo stregatto tanto bene che per la prima volta Margherita immaginò i colori.&lt;/span&gt;     &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Forse si addormentò, sopraffatta dalla sorpresa e dal fiume di parole che l’avevano investita, perché quando, qualche tempo dopo, sentì la porta che si apriva stava ancora semisdraiata sulla vecchia poltrona con il libro delle fiabe aperto sul volto. &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Non mi dire che ti sei messa a leggere…non lo fai mai!”&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;La voce della mamma era un misto tra stupore e speranza.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Che Margherita avesse infine deciso di diventare una brava bambina come tutte le altre? &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Margherita non rispose, allontanò il libro e gli diede un occhiata veloce.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Che delusione… le parole erano ancora illeggibili.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Era stato solo un bel sogno.&lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Fece per gettarlo con rabbia quando sentì delle vocine, lontane lontane che continuavano a ripetere:&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;“ Non chiudermi…non chiudermi…” &lt;/span&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Margherita pensò di essere impazzita: i libri mica parlano. &lt;/span&gt;    &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;Eppure quello parlava… e parlava… e continuava a raccontarle favole e storie, mentre un piccolo stregatto tutto colorato appariva e scompariva a fondo pagina… &lt;/span&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;" &gt;“Ci sto provando mamma” rispose allora.&lt;/span&gt;    &lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mentre lo scarabocchio che era stato il titolo della prima fiaba iniziava a trasformarsi nella prima “A” che Margherita avesse mai visto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo Lily aveva udito nella pace del silenzio della notte. E si era sentita meno sola, come se la notte fosse davvero sua nonna e la luna fosse davvero sua madre. Come se la voce che aveva ascoltato raccontare la storia le volesse bene. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Come se Margherita le fosse vicina, sotto il cielo d'asfalto.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;E un tatuggio indelebile affiorò sulla sua mano sinistra. Una A azzurra. Che di giorno sarebbe scomparsa. Ma che ogni notte le avrebbe fatto compagnia, richiamando la voce nei suoi pensieri. E forse non solo.&lt;br /&gt;Lily quella notte dormì sospesa sul prato, mentre l'Alibro si sfogliava con energia instancabile. Solo dolci sogni per Lily, quella notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ma i sogni di Lily non finiscono qui. Dopo i sogni ci sarà il risveglio. L'immaginazione potrà di nuovo alzarla in volo in un altro giorno della sua vita. Ma perché il volo di Lily esista, dovranno esserci ancora parole per lei. E voi siete gli unici che potete far muovere ancora le pagine dell'Alibro. Voi. E non io... &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115848954869065108?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115848954869065108/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115848954869065108' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115848954869065108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115848954869065108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/una-storia-della-buonanotte.html' title='Una storia della buonanotte'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115842205528611150</id><published>2006-09-16T07:06:00.000-07:00</published><updated>2006-09-16T08:54:15.396-07:00</updated><title type='text'>Nella pace della notte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Peace.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Peace.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;  Lily pensò allora che la Pace era una calda coperta che andava stesa sui cuori infreddoliti degli uomini.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;E volò in alto, perché ne vide una  al limitar del cielo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Era fatta di piccole fiamme che col tempo stavano perdendo la loro luce.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;L'Alibro si aprì e le pagine si misero a girare velocemente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Lily voleva sapere qual'era il destino delle Stelle.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sentiva che era legato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms; font-style: italic;"&gt; da un filo dorato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms; font-style: italic;"&gt; al cielo d'asfalto &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms; font-style: italic;"&gt;che ricopriva il prato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Lily prese tra le mani il filo che saliva dal prato verso il cielo, facendolo scorrere mentre l'Alibro la trasportava sempre più in alto. Arrivata a pochi metri dalla coperta si accorse che le fiamme non stavano perdendo luce. La luce si filava in una matassa dorata che scendeva nel prato. E questo era il filo a cui Lily si aggrappava. Ed era luce quello che sembrava oro, ed era oro la luce. Il destino delle Stelle non era forse questo? Ricamare d'oro il velluto nero della notte. Perché la pace della notte è preziosa. E le stelle ne sono le auree gemme. Lily chiuse gli occhi perché la pace aveva anche un altro suono, non era soltanto il silenzio della notte. Lily si trovò a volare lungo la striscia di un arcobaleno. L'aria era leggera più dell'aria. Il cielo era sereno di serenità. Si respirava qualcosa tra l'ossigeno che non era ossigeno ed era ossigeno. Era la fiducia in uno stesso sangue, pulsato da un unico grande cuore. Era bello sapere che da qualche parte c'era. Lily danzava la vita e la felicità. Era bello sapere che la Pace si poteva trovare, da qualche parte. Quando riaprì gli occhi, tornando verso il prato, anche i suoi occhi avevano la luce dell'oro. E il ciuffo sembrava un arcobaleno ondeggiante. Un vessillo che indicava dov'era la Pace. Alzando gli occhi al cielo d'asfalto per un momento le parve di vederlo colorato d'azzurro. Lily sognava ad occhi aperti per la prima volta. Perché la pace dentro di lei era tale da renderla capace dell'impossibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lily aspetta le fiabe, per arrivare serena alla fine della notte... qualcuno può raccontargliene una? Lily non è ancora stanca di volare... e voi fatela volare...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms; font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115842205528611150?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115842205528611150/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115842205528611150' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115842205528611150'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115842205528611150'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/nella-pace-della-notte.html' title='Nella pace della notte'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115835799517380551</id><published>2006-09-15T13:13:00.000-07:00</published><updated>2006-09-16T03:35:20.796-07:00</updated><title type='text'>La guerra di Lily</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Secondafternoon.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Secondafternoon.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Lily guardò meglio attorno a sé e vide che luce e tenebre si fronteggiavano, come sempre. Come due eserciti sul campo di battaglia. Dai continui scontri dei due eserciti usciva fuori il mondo reale, ora luminoso, ora tenebroso, a seconda di quale dei due eserciti prevaleva. Lily si ritrovò a volare tra Luce e Ombra, le Signore che scrivevano la Storia dell'Umanità sull'Alibro.&lt;br /&gt;Questi erano i pensieri della Luna che stava per tornare. Intanto la precedeva il Tramonto. E il cielo era di fuoco, l'elemento della Guerra. Il Sole spargeva il suo sangue nel cielo. Presto il giorno avrebbe trovato la fine, trafitto dagli ultimi raggi. E la luce si sarebbe spenta in ferite mortali. Un sacrificio necessario per il ritorno della Luna.&lt;br /&gt;Lily chiuse gli occhi, mentre l'Alibro girava le pagine più veloce del passo di chi sta tornando verso casa, più veloce dei lampi di fari sul cielo d'asfalto.&lt;br /&gt;Lily volava nella sera che stava calando. Sentiva l'odore della stanchezza. Cos'era la Guerra? E cos'era la stanchezza? Lily poteva solo immaginarlo.&lt;br /&gt;E si chiese ancora: «Chissà se ha senso immaginare anche la stanchezza della Guerra?»&lt;br /&gt;Poi Lily si trovò in mezzo a quello che sembrava un terrificante temporale. Un temporale assassino, dove le urla delle vittime squarciavano l'aria all'unisono con i tuoni. Dove l'odore della disperazione non si distingueva dall'odore del sangue. Lily respirava la polvere delle macerie e delle ossa. Ma Lily non avrebbe mai voluto immaginare un temporale. Quindi quella era la Guerra. Lily avrebbe voluto che il suo ciuffo sventolasse come una bandiera bianca, ma non riusciva ad alzarlo. Avrebbe voluto aprire gli occhi, ma non riusciva ad aprirli. L'Odio era una colla che attaccava l'aria. Si poteva solo riempirsene i polmoni. Non aveva valore il libero arbitrio. La storia della Guerra si scriveva da sola.&lt;br /&gt;E l'incubo della Guerra sembrava infinito.&lt;br /&gt;Poi il clamore fece silenzio. Un silenzio desolante. Un silenzio disumano. Era il silenzio della morte. E nel silenzio apparve la stanchezza. La polvere si abbassò coprendo ogni cosa che prima si agitava. La disperazione soffocò ogni voce. Le ferite che sgorgavano si seccarono in cicatrici. La stanchezza era morte, più della Morte. Anche le Signore che scrivevano la Storia deposero i loro pennini nei calamai, come spade nel fodero.&lt;br /&gt;Anche l'Odio non si incollava sulla stanchezza.&lt;br /&gt;E Lily riuscì ad aprire gli occhi.&lt;br /&gt;Lily tremava e l'Alibro si chiuse. Le stelle dei suoi occhi brillavano come lucciole sul prato. Una carezza le passò veloce sulla testa. E non era un soffio di brezza. Era la Luna, che era appena arrivata nel cielo della notte, qualche metro più su del cielo d'asfalto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lily ha trovato una pace. Ma per trovare la Pace, dovrebbe volare ancora. E solo le vostre storie possono farla volare. Perché Lily vive di questo e per questo.&lt;br /&gt;E allora raccontate ancora una storia per Lily...&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115835799517380551?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115835799517380551/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115835799517380551' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115835799517380551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115835799517380551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/la-guerra-di-lily.html' title='La guerra di Lily'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115831659154474462</id><published>2006-09-15T02:26:00.000-07:00</published><updated>2006-09-15T03:36:35.026-07:00</updated><title type='text'>Lily nel secondo giorno</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/2nd%20day.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/2nd%20day.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;«Dove l'asfalto che ricopre il suo prato è un paradiso, perché gli uomini stanno ancora sognando. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Negli angoli più nascosti delle menti, nei più reconditi anfratti dei cuori più chiusi, l'amore resiste. Quell'amore ormai bistrattato, reciso e schiacciato continua a volere il suo spazio, sempre più esiguo. Ma nonostante non sia spesso visibile, l'Amore sopravvive a tutto, anche ai tentativi continui degli uomini che non lo sanno più provare, dimostrare e ricambiare.»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Lily volava. Sì, volava! Era il mattino del suo secondo giorno e il sole non si vedeva, ma si poteva immaginare ancora appena tiepido e spuntato in cielo da neppure sessanta minuti. Lily volava ad occhi chiusi sull'orizzonte dei sogni e leggeva sulle nubi, cariche di speranze, proprio queste parole.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Lily non sapeva cos'era l'amore. Era forse la luce della luna che, ostinata, ti si posa sulla testa, mentre il colore del mondo è alterato dall'illuminazione artificiale dei lampioni stradali.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Un mondo diffusamente arancio, senza sfumature, senza variabilità. Un mondo che si dilegua nella piatta alienazione. Lily cercava d'immaginare l'amore e sentiva volare le farfalle nella pancia. E le farfalle l'alzavano più di quanto poteva fare l'Alibro da solo. I piedi erano sempre più lontano da terra. La testa toccava le nuvole, che ad occhi chiusi poteva immaginare. Il ciuffo rosso le bucava, scomparendo. Lily ebbe la sensazione di poter appoggiare la testa sulla spalla del cielo, senza doversi più preoccupare di niente. Non era il cielo a proteggerla, era l'amore. Era dunque questo l'amore? Era un sogno da cui non ci si sarebbe voluti mai svegliare. Era la sensazione di non essere più soli nel mondo. Era una forza vitale che si univa e sembrava poter cambiare la storia del mondo. Se era un sogno era un'illusione. Se era un'illusione poteva dissoversi.&lt;br /&gt;Un fiore viola  sbocciò all'improvviso e a tradimento, con i suoi petali, schiacciò a terra tutte le farfalle. Lily aprì gli occhi. E si trovò seduta sul suo prato, nonostante che l'alibro stesse svoltando ancora le sue pagine. Il fiore viola profumava di Delusione, e questo era anche il suo nome. Lily chiuse gli occhi ancora una volta, appena in tempo per vedere le farfalle che risalivano nel cielo. E scomparivano tra le nuvole.&lt;br /&gt;L'amore poteva tornare, si era soltanto allontanato. Lassù da qualche parte.&lt;br /&gt;Lily si promise che avrebbe riprovato ad immaginarlo.&lt;br /&gt;Intanto i tuoni del cielo d'asfalto non le permettevano neppure di ascoltare il proprio respiro. Tutto quel correre sopra di lei non era la vita del mondo. Perché della vita si ascolta il respiro, non il rumore della corsa.&lt;br /&gt;Il rumore degli eserciti è quasi un silenzio. La voce è il respiro dei disertori.&lt;br /&gt;Questo Lily non poteva ancora immaginarlo. Ma Lily poteva volare. In un'inconsapevole libertà.&lt;br /&gt;Soltanto la libertà è un paradiso eterno. Tutto il resto cela sempre una strada che riporta all'inferno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Raccontate a Lily una storia, per amore della libertà. Lily vive per questo e di questo. Soltanto così Lily può volare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115831659154474462?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115831659154474462/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115831659154474462' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115831659154474462'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115831659154474462'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/lily-nel-secondo-giorno.html' title='Lily nel secondo giorno'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115827180433926965</id><published>2006-09-14T14:40:00.000-07:00</published><updated>2006-09-14T15:10:04.360-07:00</updated><title type='text'>L'alba del secondo giorno</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Dawn.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/320/Dawn.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Lily si nutre dei sogni degli esseri umani e vola sul vento dei loro desideri. Ma in questo momento gli uomini non stanno sognando ma stanno parlando, e parlano, parlano...di democrazia, di libertà, di fraternità. Ma Lily non si muove, resta lì schiacciata da questo gran parlare che le pesa sulla testa, neanche il ciuffo rosso riesce a restar teso. E l'Alibro? chissà per quanto tempo ancora resterà chiuso...&lt;br /&gt;Questi erano i pensieri della Luna. La Luna era venuta a sapere da un grillotalpa che sotto il viale e sotto-sotto il cielo d'asfalto la piccola Lily giaceva immobile e sempre più trasparente. Nell'immobilità. Delle membra. E dell'Alibro.&lt;br /&gt;Ma la luna forse si preoccupava troppo. Perché proprio mentre la luna si stava dissolvendo nel cielo e l'alba chiamava il sole del mattino per alzarlo nel cielo, quello che era stato immobile per tutta la notte ebbe un lieve fremito. Le parole erano arrivate. E una pagina del libro girò. E il ciuffo rosso di Lily si alzò e ricadde come la coda di un gatto impaziente. E i piedi si sgranchirono. Poi le gambe e le braccia. E Lily riprese il suo consistente pallore, lasciando la trasparenza alla luna. Era arrivata l'alba insieme alle parole. I ragni batterono le zampe l'uno con l'altro, secondo l'usanza dei ragni americani. Lily sentì asciugarsi le lacrime, mentre il cielo d'asfalto tuonava sempre più spesso, come se i tuoni fossero portati dalle auto dei fornai. E l'ombra non era più il buio e il silenzio. Lily sentiva la voce di infiniti desideri. E i sogni della notte, che ricadendo con l'arrivo dell'aba trasudavano dal terreno, furono la sua colazione. Lily spalmò un po' di Libertà su una fetta di Democrazia e tuffò tutto in una tazza di Fraternità. E si sentì subito molto meglio. Non era forse questo uno dei rimedi della nonna? E chi era sua nonna se non la notte che era appena passata? Stava sorgendo il secondo giorno di Lily e nel suo cuore c'era quasi la certezza che l'Alibro l'avrebbe di nuovo alzata in volo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non sono una maga, non ho premonizioni. So che è arrivato un nuovo commento...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115827180433926965?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115827180433926965/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115827180433926965' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115827180433926965'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115827180433926965'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/lalba-del-secondo-giorno.html' title='L&apos;alba del secondo giorno'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115822992888695178</id><published>2006-09-14T03:06:00.000-07:00</published><updated>2006-12-22T14:29:40.873-08:00</updated><title type='text'>La malattia di Lily</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/1600/442229/yourillness.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/5799/1766/320/850677/yourillness.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Era la notte del primo giorno di Lily. Quella notte che sarebbe finita nell'alba del secondo giorno. Allo scoccare della mezzanotte il libro sulle spalle di Lily fermò le sue pagine. E Lily piombò sul prato, sotto il silenzio del cielo d'asfalto. Raramente il suono di un fruscio le passava sopra la testa. Come una breve folata di vento, una momentanea corrente d'aria. Come di un'auto superstite del giorno che aveva fretta di chiudersi la porta alle spalle e di chiudere gli occhi, spengendo i fari. Lily era sempre più rigida, la paralisi percorreva il suo corpo partendo dai piedi. Poi le gambe e le braccia. La bocca era tesa in un sorriso di gesso. Soltanto gli occhi si muovevano; le pupille di Lily annaspavano per non affondare nella marea di lacrime che cresceva, coprendo le stelle che illuminavano il suo sguardo. Era quella la malattia di Lily. Lily non poteva sopravvivere senza le parole. E quel giorno nessuno le aveva raccontato una storia. I ragni del sottosuolo dispensavano innumerevoli carezze sul suo volto, che stava assumendo la trasparenza di certi organismi sotterranei. Ma Lily non sentiva più le carezze. L'unico senso che ancora sfuggiva al silenzio delle percezioni era l'udito. Ascoltare le parole di una storia, soltanto questo, l'avrebbe salvata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;E voi, avete dunque ancora parole per Lily?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Le parole sono importanti. Non sprecatele in discorsi da supermercato, che si concludono nel tempo utile per non scongelare i surgelati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Parlate con Lily. Lily vi ascolta. Perché vive di questo e per questo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Soltanto le storie alzano il suo volo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115822992888695178?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115822992888695178/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115822992888695178' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115822992888695178'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115822992888695178'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/la-malattia-di-lily.html' title='La malattia di Lily'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115809690818329597</id><published>2006-09-12T13:52:00.000-07:00</published><updated>2006-09-13T01:54:36.406-07:00</updated><title type='text'>Il primo giorno di Lily</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/First%20day.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/400/First%20day.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;«Dicono di lei che è strana perché dice sempre quel che pensa,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;dicono di lei che è pigra perché quel che fa non lo vede nessuno,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;dicono che è insignificante perchè non ama gli effetti speciali,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;dicono che si trascura perché non ama indossare maschere,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;dicono di lei, dicono quel che in fondo non pensano.» Questa era la nenia che Lily cantava appena sveglia, nel primo giorno della sua vita. Perché Lily, appena nata, sapeva già parlare. E cantare. Stonando un po'. E sì che le dispiaceva di stonare, ma le parole di quel canto erano più forti e si concedeva qualche stecca. Quelle parole sapevano di sole e di mare. E Lily non sapeva cos'era il sole. E non sapeva cos'era il mare. Ma poteva immaginarlo perché quelle parole ne avevano il profumo. Il prato di Lily stava sotto un cielo d'asfalto. E Lily credeva che l'asfalto fosse il cielo. E il cielo sopra di lei tuonava. E i tuoni passavano veloci come auto su un viale, mentre in un mattina di quasi autunno tutti correvano dove credevano di dover andare. Là sotto Lily era sollevata dal suolo. Le pagine del suo libro si agitavano come ali perché c'era una nuova storia da raccontare. Il suo ciuffo rosso toccava quasi il cielo plumbeo. Così, fra tuoni e grigio sulla testa, sembrava quasi che dovesse scrosciare un temporale. Ma là sotto Lily non si sarebbe mai bagnata per un temporale. E neppure voleva immaginarlo. Lily volava ad occhi chiusi. Il profumo delle parole la portarono su una distesa azzurra che si muoveva appena sotto i suoi piedi, abbracciata da una luce calda che sembrava essere la madre che credeva di non avere. Mare e sole, non erano che questo, dunque. E questo non era poco. Lily provò a scendere solo di un po', agitando e spingendo i piedi verso il basso. La distesa azzurra era gelida e Lily aprì gli occhi, perdendo ogni traccia del sogno. Lei era una creatura d'aria. L'acqua, che era il mare, non era proprio il suo elemento. Era come aver trovato un temporale sotto i piedi. E anche quell'abbraccio caldo, che era sempre più caldo, alla fine le scottava la pelle candida come il colore delle foglie che crescono al buio. Lily si ritrovò ad occhi aperti, nella pace del suo cielo d'asfalto. Nella protezione termica dell'ombra. Si poteva sognare anche così. E anche meglio. Sua madre, se ci fosse stata, sarebbe stata una luna e non un sole. Ma questo non le dava un volto. Perché là sotto non c'era madre e non c'era luna. C'era soltanto Lily. E c'era la sua immaginazione. E c'erano le pagine che ancora dovevano sfogliarsi per alzare Lily in volo.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;Se voi direte ancora cosa pensate di Lily... lei vivrà un altro giorno, perché sono le vostre parole che muovono le pagine del libro. Lily vive per questo e di questo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115809690818329597?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115809690818329597/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115809690818329597' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115809690818329597'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115809690818329597'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/il-primo-giorno-di-lily.html' title='Il primo giorno di Lily'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115805897464381836</id><published>2006-09-12T03:42:00.000-07:00</published><updated>2006-09-13T01:55:55.546-07:00</updated><title type='text'>Lily Peacock</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/BookofBirthday.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/400/BookofBirthday.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lily Peacock è nata due notti fa. Barbie aveva Skipper come sorellina. Lily è la sorellina di Briggy. Come tutti i piccoli pennuti, deve ancora mettere le penne di pavone sulla testa. Le penne spunteranno non appena cadrà l'ultimo ciuffo rosso, che Lily usa come segnalibro. Le sua ali sono le pagine di una storia, il titolo del libro che porta attaccato sulla schiena è ancora quello del suo giorno di nascita. Perché è appena nata. Ma il titolo cambierà, perché Lily vive. Lily vive nell'ombra dei prati che ingialliscono d'autunno. Attenti a non calpestarla. Ci sono prati coperti d'asfalto in ogni città che prima era campagna. Ci sono prati che sembrano grigi perché coperti d'asfalto. Ma sotto l'asfalto la memoria dei prati resta ancora. Ed è lì che Lily vive. E' una creatura costretta alla metropoli. Ma ha molta immaginazione. E vive per questo e di questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mia madre appena l'ha vista ha detto di lei:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Bruttina, ma simpatica.»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E voi cosa ne dite? Usate lo spazio dei commenti come fosse un taccuino che sulla prima pagina porta la scritta: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;DICONO DI LEI...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le vostre parole cambieranno il titolo del libro. Lily non è tipo da tenere i piedi per terra. Perché le storie la fanno volare.&lt;br /&gt;Raccontate, dunque... stavolta le parole protagoniste di questo blog saranno le vostre.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115805897464381836?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115805897464381836/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115805897464381836' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115805897464381836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115805897464381836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/lily-peacock.html' title='Lily Peacock'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-115805694321114997</id><published>2006-09-12T03:21:00.000-07:00</published><updated>2006-09-12T03:41:26.356-07:00</updated><title type='text'>Briggy Peacock</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/1600/Briggy%20Peacock.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/5799/1766/400/Briggy%20Peacock.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Briggy si svegliò tra lenzuola bianche almeno quanto la sua pelle. Aprì gli occhi su un soffitto che non le era familiare, circondata dall’aurea artificialmente luminosa di una piccola lampada che stava sul comodino accanto al letto. La stanza era quasi completamente al buio e Briggy Peacock intuì che le lenzuola erano bianche soltanto dopo una buona mezz’ora che aveva visto il soffitto. Non era riuscita a muovere gli occhi dai lembi delle bende che scorgeva contornarle la testa. Curiosità insistente e irrinunciabile. Speranza delusa di vedersi scendere le piume di pavone sulle spalle. Da subito, sparse in disordine sul cuscino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Briggy Peacock circa sei mesi prima aveva preso la decisione di sottoporsi ad un esperimento di innesto genetico tra specie diverse rispondendo ad un annuncio della MBM -Masterpiece Body Modifications-. Rimase semplicemente affascinata dalle promesse. Rinunciando alla comprensione di ciascuna delle premesse che tutelavano in una casistica infinita soltanto la MBM.&lt;br /&gt;Briggy non era mai stata niente di speciale e questa forse era l’unica cosa di cui era stata sempre consapevole. Una fanciulla pallida e trasparente in qualsiasi situazione. Anche a scuola gli insegnanti saltavano sempre il suo nome durante l'appello. Briggy aveva la sola speranza di acquistare visibilità, non era vanità. Avrebbe voluto che la gente si accorgesse del suo sorriso, per strada quando la folla corre e scorre come una stella filante nella metropoli, annodandosi sugli incroci, consumandosi nell’attesa del verde dei semafori, per poi ripartire spinta dal soffio violento della fretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando la luce entrata dalla finestra rese inutile quella ancora accesa sul comodino, spuntò la faccia di un’infermiera sullo sfondo del soffitto. E l’infermiera disse: «Tutto a posto, signorina. L’innesto è riuscito perfettamente». Briggy Peacock sorrise a quella faccia. E quella faccia sorrise a lei. «Tutto a posto. L’innesto è riuscito perfettamente» ripeté Briggy con un sussurro bruciato dal troppo silenzio e dall’anestesia.&lt;br /&gt;Il giorno in cui le tolsero le bende davanti allo specchio Briggy pianse di commozione. Adesso chiamarsi Peacock acquistava di preziosità. Passò la prima giornata passeggiando, facendo finta di non vedere la gente che si voltava a guardarla, facendo finta di essere da sempre così. Anzi, di essere appena nata. E quando scese la notte entrò in una pensioncina e prese una camera per il piacere di registrarsi fra gli ospiti. Scandendo bene P-E-A-C-O-C-K al momento della registrazione e gustandosi più del dovuto la faccia del ragazzo che stava dietro al bancone. Come una bambina che assapora il primo gelato.&lt;br /&gt;Poi, con calma, accadde l’imprevisto. Entrata nella piccola camera si tolse le scarpe, restando a piedi nudi. Non si accorse subito dell’intonaco rigonfio sui muri, né della moquette scollata dal pavimento che si arricciva negli angoli della stanza. Briggy era assurdamente felice, in piedi davanti allo specchio fissato all’anta dell’armadio. Le sue dita passavano delicatamente tra le piume di pavone. La sua immagine le sorrideva. Non si può dire quanto tempo Briggy restò così.&lt;br /&gt;Poi, sentì qualcosa che le saliva sul metatarso. Abbassando gli occhi vide una blatta grassa e nera. E alzandoli di nuovo sullo specchio, vide la sua prima ruota. Era incoronata dalle sue piume. Non le uscì alcun grido, spalancò la bocca in urlo muto. Edward Munch non avrebbe saputo dipingerla meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mattina dopo tornò alla MBM dove nessuno sembrava ricordarsi di lei, nonostante le piume. Tornata per strada prese una direzione qualsiasi. Cercando consolazione in se stessa, sentendo gli sguardi del giorno prima su un’altra frequenza. Il giorno prima non aveva compreso che era sospetto quello che gli occhi della gente le calavano addosso. E la gente sembrava non sorriderle più. La gente ghignava.&lt;br /&gt;Non era se stessa che quel giorno avrebbe dovuto provare a cambiare. Da cambiare era il mondo. Ma l’aveva capito troppo tardi. Questa era una missione che avrebbe voluto tentare, ma non avrebbe mai saputo tentare da sola. «Si tratta soltanto di trovare la compagnia giusta» disse a se stessa dopo un po’ che ci pensava. E senza preoccuparsi troppo del tempo che le sarebbe stato necessario, si mise a cercarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Briggy è un'amica immaginaria, ma le sue parole suonano nella mia testa come se non fossero immaginazione.&lt;br /&gt;Riesco a sentirla anche quando cammino per strada con le cuffie agli orecchi.&lt;br /&gt;La sento molto più spesso della gente di questo stesso mio paese.&lt;br /&gt;Che parla da mesi senza dire niente.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-115805694321114997?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/115805694321114997/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=115805694321114997' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115805694321114997'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/115805694321114997'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/09/briggy-peacock.html' title='Briggy Peacock'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-114902855066693056</id><published>2006-05-30T14:21:00.000-07:00</published><updated>2006-06-02T09:00:29.056-07:00</updated><title type='text'>Le parole di Jean-Pierre</title><content type='html'>Jean-Pierre è Jean-Pierre Vernant.&lt;br /&gt;E queste sono le sue parole, uscite un anno fa sulle pagine di un libro.&lt;br /&gt;Lo trovate in libreria. Come al solito non segnalo né titolo né editore.&lt;br /&gt;La caccia continua.&lt;br /&gt;L'investigazione acuisce l'attenzione ai particolari.&lt;br /&gt;E io credo che la pratica sia da coltivare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jean-Pierre Vernant ha scritto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La memoria storica non può ignorare, accanto ai documenti oggettivi, l'esperienza insostituibile dei testimoni, di coloro che hanno vissuto in prima persona gli eventi.&lt;br /&gt;Questi testimoni, compiendo il loro dovere di memoria, non possono, dal canto loro, trascurare quell'esigenza di verità che è al centro del lavoro dello storico; è a questa duplice condizione che la memoria sociale potrà fare il suo lavoro di ricollegamento con il passato, evitando la mitologia senza cadere nell'oblio.»&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davanti alla testimonianza storica la verità non significa soltanto 'non mentire'.&lt;br /&gt;Significa obiettività. Obiettività significa: &lt;span style=";font-family:times new roman;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;disinteresse, equilibrio, equità, giustizia,  oggettività, onestà, imparzialità&lt;/span&gt;. Non sono concesse neppure bugie bianche.&lt;br /&gt;Sembra che il testimone, nel suo ruolo doveroso, debba essere tanto umile quanto forse disumano.&lt;br /&gt;Eppure, è proprio così che deve essere: doveroso e disumano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Siamo tutti testimoni della nostra storia.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-114902855066693056?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/114902855066693056/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=114902855066693056' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114902855066693056'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114902855066693056'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/05/le-parole-di-jean-pierre.html' title='Le parole di Jean-Pierre'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-114894225859984345</id><published>2006-05-29T14:31:00.000-07:00</published><updated>2006-05-29T15:37:38.703-07:00</updated><title type='text'>Le parole di due ventenni (del '46)</title><content type='html'>Sessant'anni di Repubblica.&lt;br /&gt;Sessant'anni fa uomini e donne hanno scelto di lasciarsi la Monarchia alle spalle.&lt;br /&gt;E hanno scelto la Repubblica.&lt;br /&gt;Dopo il regime fascista e la Seconda Guerra Mondiale, chi ne era uscito vivo si è espresso, con uno scarto di poco più di due milioni di voti, in favore della nascente Repubblica Italiana.&lt;br /&gt;E ci fu chi titolò e chi si aggrappò ad un riconteggio dei voti.&lt;br /&gt;Déjà vu.&lt;br /&gt;Qua intanto si celebra, si commemora, si allestisce, si imbandisce.&lt;br /&gt;Si solletica la memoria.&lt;br /&gt;Si sottolinea che non è sempre stato tutto così, lo è da sessant'anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ventuno donne nella Costituente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due donne anziane all'inaugurazione della mostra di immagini e documenti nella piazza del Municipio di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;questo stesso mio paese&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Prima una, parecchio anziana, la incontro non appena esco per accendermi una sigaretta.&lt;br /&gt;Sospira. E mi dice che gli anni sono volati.&lt;br /&gt;Sospiro anch'io. E il fumo mi va un po' di traverso.&lt;br /&gt;Pensando a fatti e fattacci di questa Repubblica, il tempo non vola. In certi momenti ha la pesantezza del piombo. In certi momenti si incolla a mani poco pulite. Ma che ve lo dico affa'.&lt;br /&gt;Ma che c'è lì dentro, mi chiede.&lt;br /&gt;E esce un'altra signora, entrata in avanscoperta. «Ma che c'è lì dentro...» l'altra deve averlo chiesto anche a lei.&lt;br /&gt;Mi passa davanti mentre parlo della scheda del referendum. E senza guardarmi, rispondendo all'altra, dice: «Tutta politica»&lt;br /&gt;Ci provo: «E' una mostra di documenti, signora, sulla scelta fra Monarchia e Repubblica, sessant'anni fa.»&lt;br /&gt;«Tutta politica, raccolgono anche le firme»&lt;br /&gt;Ci riprovo: «Signora, ma quello che ha visto è il libro dei visitatori»&lt;br /&gt;«Non ci credo» mi ribatte mentre già se ne sta andando.&lt;br /&gt;Prima gli anziani erano saggi. Ora sono scettici. Sfiduciati. Forse ripetutamente gabbati.&lt;br /&gt;Anche questo hanno prodotto i sessant'anni di questa repubblica.&lt;br /&gt;Forse la seconda signora era solo monarchica. Forse non si è espressa ed è andata al mare. Il 'mare polveroso' che da queste parti indica le rive di un torrente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ventuno donne nella Costituente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 25 e il 26 giugno c'è il Referendum sulle modifiche alla Costituzione. Non occorre quorum.&lt;br /&gt;Ci sarà comunque un risultato.&lt;br /&gt;Che non si può delegare. Se siamo un popolo.&lt;br /&gt;Non è tutta politica. Se siamo un popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mare non si prosciuga in quel fine settimana.&lt;br /&gt;Cos'altro potrebbe invece prosciugarsi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'erano ventuno donne nella Costituente, che avevano lottato per la libertà.&lt;br /&gt;Insieme ad un popolo, che era un popolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quelle due ventenni del '46, dovranno tenere la tv spenta, magari usciranno a prendersi un gelato, senza passare davanti alle scuole di seggio. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Perché sembrerà tutta politica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ma sarà molto di più.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-114894225859984345?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/114894225859984345/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=114894225859984345' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114894225859984345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114894225859984345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/05/le-parole-di-due-ventenni-del-46.html' title='Le parole di due ventenni (del &apos;46)'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-114537814240936621</id><published>2006-04-18T08:20:00.000-07:00</published><updated>2006-04-18T09:35:42.966-07:00</updated><title type='text'>Le parole di Alberto</title><content type='html'>La verità è sulla bocca degli stolti.&lt;br /&gt;Molto di più che su quella dei bambini. Che non sono poi così ingenui come li si vorrebbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alberto è il matto del villaggio. Almeno così credono i più.&lt;br /&gt;E' grosso, bianco e rosso. Veste sgargianti camicie. I piedi gli svoltano all'esterno anche quando non fa un passo. Con le mani dietro le spalle, si dondola e osserva chi gli passa vicino, girando la testa e seguendolo con gli occhi finché non scompare dall'orizzonte della piazza.&lt;br /&gt;Perché Alberto abita in una piazza di questo stesso mio paese. La prima che si trova arrivando da Firenze.&lt;br /&gt;Alberto avrebbe anche una casa, ed ha senso dirlo soltanto perché nella casa c'è un letto su cui Alberto dorme quando è notte fonda. Per tutto il resto del tempo Aberto abita nella piazza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alberto ha sempre qualcosa da dire, perché c'è sempre qualche scemo che lo fa parlare. Per ridergli dietro. Invece dovrebbero ascoltarlo. Ma questi non sospettano quanto le parole siano importanti.&lt;br /&gt;Alberto ha dei valori puri. E non ha inibizioni. E spesso dà risposte che sembrano domande. Ma sono risposte.&lt;br /&gt;Alberto si altera e urla dalla piazza le sue parole al mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«ALBERTO PORTIERE DELL'AZIENDA SANITARIA LOCALE , 520 € AL MESE.&lt;br /&gt;BUFFON PORTIERE DELLA JUVENTUS, 52000 € AL MESE.&lt;br /&gt;SIAMO O NON SIAMO PORTIERI TUTTI E DUE?&lt;br /&gt;ALLORA NON E' VERO CHE AL MONDO SIAMO TUTTI UGUALI.&lt;br /&gt;C'E' CHI FA LA SPESA AL DISCOUNT E CHI ENTRA IN GASTRONOMIA TUTTI I GIORNI!!!»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«BUONGIORNO SIGNOR PASTICCERE, QUELLA BRIOCHE CHE MI HA OFFERTO STAMANI LA PRENDEREI ADESSO. STAMANI NON AVEVO FAME E ORA SI'. ALBERTO ADOTTA IL CONSUMO CONSAPEVOLE.»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«CHI HA VINTO, HA VINTO. CHI HA PERSO, HA PERSO E SI ALZA DAL TAVOLO. NON E' COSI' ANCHE QUANDO SI GIOCA A BRISCOLA?»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Urla forte, Alberto, a te è concesso.&lt;br /&gt;C'è qualcuno che ti ascolta.&lt;br /&gt;E che non ride. Non ride per niente.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-114537814240936621?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/114537814240936621/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=114537814240936621' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114537814240936621'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114537814240936621'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/04/le-parole-di-alberto.html' title='Le parole di Alberto'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-114358033227390272</id><published>2006-03-28T11:57:00.000-08:00</published><updated>2006-03-30T12:21:15.636-08:00</updated><title type='text'>Le parole del delirio</title><content type='html'>C'è un piccolo ponte su una curva, dove a malapena si scambiano due macchine. Poi la strada comincia a salire. Sulla salita, se si svolta a sinistra, si entra nel cancello di una villa e lì abita mia zia da un po' di tempo.&lt;br /&gt;Mia zia abita in una stanza della villa, ha un posto letto e un armadio.&lt;br /&gt;Sta lì da quando ci racconta un sogno colorato.&lt;br /&gt;Che certe volte diventa un incubo colorato. Per lei.&lt;br /&gt;Per noi che le stiamo accanto è sempre un incubo e teniamo altrove un sogno nel cassetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Ciao zia.»&lt;br /&gt;«Celeste. Sei celeste.»&lt;br /&gt;«Come stai, zia? Celeste è il cielo sotto le nubi.»&lt;br /&gt;«Rosso. Lo vedo. Con la coda dell'occhio.»&lt;br /&gt;«Zia qua non c'è niente di rosso, tranquilla. Rossi sono i baci, se te li fai dare.»&lt;br /&gt;«Tesoro. Avevo il viola qua in mano, lo dovevo passare.»&lt;br /&gt;«Passano i giorni, zia.»&lt;br /&gt;«Eccolo è arrivato. E' blu. Ho paura, è blu.»&lt;br /&gt;«Zia, tranquilla, di blu non c'è niente qua dentro.»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qua dentro. Ci sono muri grigi. E buchi grigi nei muri.&lt;br /&gt;E grigio è il pavimento.&lt;br /&gt;E grigie sono le pupille di chi ti guarda e non ti vede.&lt;br /&gt;Di lui che, quando ti aprono, ti corre incontro, ti ferma e ti appoggia la testa sulla spalla.&lt;br /&gt;E lui avrà poco più di vent'anni e non saprà mai cosa sia avere vent'anni fuori da qui.&lt;br /&gt;E grigie sono le pupille di chi ti guarda e non ti vede.&lt;br /&gt;Di lei che si affaccia nella stanza e ti chiede un biscotto perché sua nonna gliene dava sempre per merenda.&lt;br /&gt;Lei ha ventidue anni.&lt;br /&gt;E questo è l'unica cosa che ricorda. A parte i biscotti della nonna.&lt;br /&gt;E non ha altro da dirti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque, la zia non ha torto.&lt;br /&gt;Sul muro c'è una scritta.&lt;br /&gt;E' blu. E fa paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Io sono il mostro.&lt;br /&gt;Il mondo è storto&lt;br /&gt;e gioca con il morto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Sono passate due ore. Mi avvio verso la porta d'uscita della villa.&lt;br /&gt;Spero di trovare l'arcobaleno fuori da qua. Mi aprono e mi fanno uscire.&lt;br /&gt;Anche il cielo è grigio, ma è tutta un'altra aria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Com'è che non riesco ancora  a respirare?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-114358033227390272?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/114358033227390272/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=114358033227390272' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114358033227390272'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114358033227390272'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/03/le-parole-del-delirio.html' title='Le parole del delirio'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-114296570665044283</id><published>2006-03-21T09:25:00.000-08:00</published><updated>2006-03-28T13:25:25.630-08:00</updated><title type='text'>Parole inutili</title><content type='html'>Mi domando come possano essere inutili le parole.&lt;br /&gt;Eppure.&lt;br /&gt;Tante parole lo sono e lo saranno.&lt;br /&gt;Le parole si muovono su onde sonore, si spiegano in un voltare di pagine, richiamano attenzione dai manifesti.&lt;br /&gt;Le parole sono dinamiche.&lt;br /&gt;Non c'è comunicazione senza il movimento delle parole.&lt;br /&gt;Quando si inchiodano nella rigidezza di chi ascolta, le parole  sono inutili.&lt;br /&gt;Domande di cui non si ascoltano le risposte. Domande di cui non si aspetta risposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ci sono spiccioli di parole sul fondo della fontana&lt;br /&gt;e l'acqua che giorno dopo giorno li affonda,&lt;br /&gt;fa silenzio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se i pensieri non possono venire ascoltati nel momento in cui nascono, e i pensieri e i momenti sono tanti durante un giorno, mancherà l'occasione di poter creare un movimento.&lt;br /&gt;L'occasione quotidiana.&lt;br /&gt;Di capirsi e di comunicare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giorno una ragazzina scrisse su uno dei tanti quaderni che ancora tiene nel suo cassetto:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;«Se non ascolti le mie parole, seguendo le rispose che ti dai, niente di me resterà nei tuoi ricordi. Niente di quel che sono. Niente di quel che sono oggi e che non sarò più domani.»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Le parole sono importanti, forse l'ho già detto.&lt;br /&gt;Tutte le parole sono importanti.&lt;br /&gt;Ogni occasione di comunicazione è importante.&lt;br /&gt;Ogni giorno e ogni minuto in cui si abbia bisogno di parlare.&lt;br /&gt;Ogni giorno e ogni minuto in cui si abbia qualcosa da dire.&lt;br /&gt;E' importante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-114296570665044283?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/114296570665044283/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=114296570665044283' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114296570665044283'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114296570665044283'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/03/parole-inutili.html' title='Parole inutili'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-114279177076936670</id><published>2006-03-19T09:40:00.000-08:00</published><updated>2006-03-19T10:09:30.816-08:00</updated><title type='text'>Quando non servono parole</title><content type='html'>Quando non servono parole bastano gli sguardi per capirsi.&lt;br /&gt;Perchè c'è armonia, empatia, telepatia.&lt;br /&gt;Amore, forse talvolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando non servono parole è necessario il silenzio.&lt;br /&gt;Perché il silenzio ci unisce agli altri, diventa uno spazio che ci accoglie nella comunione dei sentimenti. Perché il silenzio ci unisce al cuore come alla ragione, diventa uno spazio che ci accoglie nell'isolamento della riflessione. Uno spazio vuoto, spazzato da un dolore che ingoia le lacrime. Uno spazio pieno, stracolmo di una gioia che fa spuntare le lacrime.&lt;br /&gt;Comprensione, forse talvolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando non servono parole ci si è già detti tutto.&lt;br /&gt;Perché c'è disarmonia, lacerazione, incomunicabilità.&lt;br /&gt;Insofferenza, forse talvolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando non servono parole non c'è niente da dire.&lt;br /&gt;E non c'è niente da dire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho visto colloqui muti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra gente che si abbracciava.&lt;br /&gt;Fra gente che si accarezzava.&lt;br /&gt;Fra gente che si stringeva la mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quando non servono parole parlano le emozioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Fra gente che si stava voltando le spalle.&lt;br /&gt;Fra gente che camminava accanto guardando in direzioni diverse.&lt;br /&gt;Fra gente che non è riuscita neppure a dirsi addio.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quando non servono le parole anche le emozioni non parlano.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-114279177076936670?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/114279177076936670/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=114279177076936670' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114279177076936670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114279177076936670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/03/quando-non-servono-parole.html' title='Quando non servono parole'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-114168838717099722</id><published>2006-03-06T14:49:00.000-08:00</published><updated>2006-03-07T09:01:41.366-08:00</updated><title type='text'>Le parole di Albert</title><content type='html'>Ho letto un libro su Albert Einstein. Di cui non darò il titolo e l'autore. Il libro è in libreria. E la caccia è necessaria ed è un divertimento a cui l'umanità si dedica fin dai suoi albori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono queste le parole che ho ascoltato più recentemente nella mia testa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E questo mi viene da mettere in rete. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Wild Words Wind&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Albert era un pacifista.&lt;br /&gt;Uno dei padri della bomba atomica.&lt;br /&gt;Albert custodiva un sentimento apolide, l'opposto di ogni spirito nazionalista.&lt;br /&gt;E viveva nella Germania nazista.&lt;br /&gt;Albert era famoso nel mondo.&lt;br /&gt;Il mondo non capiva le sue teorie perché non sapeva guardare la realtà con i suoi occhi, ma gli applaudiva come una claque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche questa è relatività.&lt;br /&gt;Un uomo può essere grande ed essere frainteso ed incompreso per tutta la vita. Perché il resto del mondo non è preparato ad averlo con sé.&lt;br /&gt;Perché il resto del mondo vive guardando il cielo dalle piccole dimensioni a cui è abituato.&lt;br /&gt;E crede più all'astrologia e ad un dio antropomorfo che pecca di umanità, piuttosto che all'armonia della materia dell'universo.&lt;br /&gt;Si crede che l'universo sia sopra di noi e ci sentiamo piccoli, che l'universo ci manovri con il moto dei suoi pianeti.&lt;br /&gt;Eppure siamo su un pianeta.&lt;br /&gt;E l'universo ci dà invece grandezza perché ci comprende e siamo un tutt'uno come in un grande abbraccio.&lt;br /&gt;Invece temiamo il mistero e cerchiamo un'autorità che risponda alla nostre paure, alla nostra debolezza.&lt;br /&gt;Un dio in cielo e un uomo forte in terra.&lt;br /&gt;E l'armonia si annulla nella bassezza dell'individualismo degli uomini. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Wild World War&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Albert diceva che «Il mistero è l'esperienza più bella e profonda che possa fare l'uomo».&lt;br /&gt;Il mistero è il primo impulso per un viaggio, nella scienza come nelle arti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le parole di un libro sono un viaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Per questo ho fatto il biglietto anche per tutti voi.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-114168838717099722?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/114168838717099722/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=114168838717099722' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114168838717099722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/114168838717099722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/03/le-parole-di-albert.html' title='Le parole di Albert'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-113915873373464474</id><published>2006-02-05T07:32:00.000-08:00</published><updated>2006-02-05T10:11:20.726-08:00</updated><title type='text'>Parole tanto per</title><content type='html'>C'è chi spende parole tanto per.&lt;br /&gt;Ed è un modo di dire, in questo caso. Perché qua le parole sono gratuite e non costano niente. Non hanno valore perché chi le pronuncia non gliene dà.&lt;br /&gt;Capita.&lt;br /&gt;Di incontrare chi parla per se stesso. E forse nemmeno per se stesso. Parla e basta.&lt;br /&gt;Eppure le parole sono importanti, forse l'ho già detto.&lt;br /&gt;Le parole sono un dono. Le parole sono un gesto di generosità.&lt;br /&gt;Una parte di noi che si trasmette e che viene ricevuta. Da chi ascolta.&lt;br /&gt;E c'è anche chi non ascolta e per cui potrei ripetere tutto quello che ho già scritto.&lt;br /&gt;E se questi due si incontrano siamo pari.&lt;br /&gt;Capita.&lt;br /&gt;E capita anche di essere dispari.&lt;br /&gt;Attesa che sfocia in delusione.&lt;br /&gt;E capita spesso. In circostanze disparate e disperate.&lt;br /&gt;Tanto che quando non capita ci si sorprende e sembra qualcosa di eccezionale.&lt;br /&gt;E non è niente di eccezionale, è quello che dovrebbe essere.&lt;br /&gt;Questo post sembra una carta dei diritti e dei doveri. Invece sono parole anche queste. Parole sulle parole (complemento di argomento). Quello che ho ascoltato in giro, in questi giorni, sono parole sulle parole (complemento di stato in luogo figurato). Parole che si sotterrano a vicenda, che si annullano. Come per i colori è il bianco. Il bianco di una pagina senza parole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E c'erano tre donne intorno ad una tavola.&lt;br /&gt;E una stava rispondendo alla domanda di un'altra, mentre l'altra improvvisamente ha fatto un'altra domanda alla terza. E la prima non ha parlato più. E nessuna delle altre se n'è accorta.&lt;br /&gt;E c'erano due ragazzi e una ragazza per strada, davanti alla pizzicheria.&lt;br /&gt;Uno dei due prometteva mari e monti all'altro, mentre la ragazza si riempiva gli occhi di speranza. E il tempo ha accecato promesse e speranze.&lt;br /&gt;E c'erano tre colleghi in pausa caffè.&lt;br /&gt;Sembrava giurassero un'alleanza. Perché l'unione fa la forza. Ma finito il caffè niente è cambiato. Da mesi.&lt;br /&gt;E c'era la televisione accesa su un dibattito. E questa è la campagna elettorale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E c'erano altri in altre situazioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E per loro conservo una speranza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Perché ho fiducia che qualcuno di loro ascolti e non si arrenda.&lt;br /&gt;E che qualcun altro di loro non parli tanto per.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-113915873373464474?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/113915873373464474/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=113915873373464474' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113915873373464474'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113915873373464474'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/02/parole-tanto-per.html' title='Parole tanto per'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-113875042753455962</id><published>2006-01-31T13:43:00.000-08:00</published><updated>2006-02-01T14:01:36.526-08:00</updated><title type='text'>Le parole di Lone</title><content type='html'>Le parole si possono smarrire. Lo ha detto Lone. E non sono quelle parole che si dicono per caso. Sono parole che si dicono credendoci. Ma poi il tempo passa. E non si ha più l'età.&lt;br /&gt;Sono le parole della gioventù.&lt;br /&gt;Sono parole di spontaneità. Parole di una confidenza totalizzante.&lt;br /&gt;Quando la fiducia sembra eterna. Insieme con tutto il mondo.&lt;br /&gt;E il resto del mondo non c'è.&lt;br /&gt;Quello che inganna, quello dell'ipocrisia.&lt;br /&gt;Sono parole di un patto di sangue. Parole di una lealtà totalizzante.&lt;br /&gt;Quando l'amicizia sembra eterna. Insieme contro il resto del mondo.&lt;br /&gt;E il resto del mondo non c'è.&lt;br /&gt;Quello che non crede che siamo tutti uguali, quello delle distinzioni.&lt;br /&gt;Parole di un cuore che batte forte. Parole di un sentimento totalizzante.&lt;br /&gt;Quando l'amore sembra eterno. Insieme contro il resto del mondo.&lt;br /&gt;E il resto del mondo non c'è.&lt;br /&gt;Quello che non sa amare, quello del tradimento.&lt;br /&gt;Ma il tempo passa. Come bambini nella fase della conoscenza tattile acquistiamo coscienza di quello che ci sta intorno. Di cui non sospettavamo l'esistenza. Di quello che semplicemente credevamo non ci fosse. Tocchiamo una e cento volte l'ipocrisia. Tocchiamo una e cento volte le distinzioni. Tocchiamo una e cento volte il tradimento.&lt;br /&gt;E le parole della gioventù sono alle spalle. Smarrite nel tempo che è passato. Il passato c'è e non solo è stato. Come il futuro non soltanto sarà. E noi siamo stati, siamo e saremo. E le parole si smarriscono, ma non sono perdute. Se sono sepolte basta scavare. Basta cercarle finché non si ritrovano. E non è retorica. E' un motivo per vivere. E se non ci ritroviamo, lì con le parole, come ha detto Lone in romanesco: è meglio se ce ne andiamo da questa Terra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-113875042753455962?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/113875042753455962/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=113875042753455962' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113875042753455962'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113875042753455962'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2006/01/le-parole-di-lone.html' title='Le parole di Lone'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-113330878477552342</id><published>2005-11-30T01:00:00.000-08:00</published><updated>2005-11-30T07:49:49.436-08:00</updated><title type='text'>Parole come acqua</title><content type='html'>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Piove da giorni. Piove sul bagnato. Fiumi di acqua per strada.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il rumore della pioggia copre le parole; facile non sentirle o far finta di non averle sentite.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Facile anche far finta di aver detto altro. Facile addurre incomprensione.&lt;br /&gt;Però. Le parole sono importanti. I fatti non dovrebbero arrivare come un temporale spinto dalla Tramontana. I fatti dovrebbero essere preceduti da una discussione. Altrimenti è prevaricazione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono anche fiumi di parole.&lt;br /&gt;Sono confidenze, quando va bene.&lt;br /&gt;Nelle auto parcheggiate davanti a casa alla fine di una serata fra troppa gente. E le parole si attaccano ai vetri come colla. E i vetri sudano. Finché non si abbassa il finestrino.&lt;br /&gt;E gli occhi si chiudono, piccoli come le ore.&lt;br /&gt;Allora, le parole escono con l'aria che entra e torna il silenzio.&lt;br /&gt;Quello che è stato detto ora si respira. E fa parte di noi.&lt;br /&gt;E avremo sempre più cose da dirci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono anche sproloqui i fiumi di parole. Non hanno orario. Non hanno luogo deputato.&lt;br /&gt;Si attaccano ai timpani come colla. Anche quando non vorresti sentire.&lt;br /&gt;E la fronte suda perché sale la pressione del sangue. L'aria non entra più, neppure dal naso.&lt;br /&gt;Gli occhi non si chiudono. Si stringono.&lt;br /&gt;Ed è come se fosse silenzio. Gelido come stasera la strada bagnata qua fuori.&lt;br /&gt;E non farà mai parte di noi.&lt;br /&gt;E avremo sempre meno cose da dirci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E qua siamo sul mare dove sfociano fiumi di parole.&lt;br /&gt;E nel mare sfociano tutti i fiumi.&lt;br /&gt;I fiumi per secoli sono stati canali &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;privilegiati &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;di comunicazione tra i popoli.&lt;br /&gt;Di incontro e di scontro.&lt;br /&gt;Comunque di confronto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è democrazia. Altrimenti, non lo è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piove sul bagnato.&lt;br /&gt;E sul bagnato si scivola e quando si cade non si cade mai dove si vorrebbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-113330878477552342?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/113330878477552342/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=113330878477552342' title='7 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113330878477552342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113330878477552342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2005/11/parole-come-acqua.html' title='Parole come acqua'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-113257572349906814</id><published>2005-11-21T22:18:00.000-08:00</published><updated>2005-11-21T13:19:50.186-08:00</updated><title type='text'>Il silenzio di Alessandro</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Alessandro era un mio compagno di classe del biennio, al Liceo di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;questo stesso mio paese&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Era una mattina delle tante che ci hanno raccolto fra quelle quattro mura, seduti scomodamente ai banchi, adolescenti assonnati e insolenti. Adolescenti che non sapevano stare insieme, per lo più. Straordinariamente diversi l'uno dall'altro, tanto da sembrare, più che una classe, un campionario. Dispettosi e solitari, rigidi e vendicativi, forse soltanto adolescenti alla prova di sopravvivenza in un luogo ostile. Ci difendevamo così dalle debolezze di una trasformazione, esteriore e interiore. Eravamo brutti ed insicuri. Bambini che si allungavano nella foresta dei primi peli superflui. E ogni passo era un'esplorazione e tutto il resto era dimostrazione di forza e di coraggio, issando una bandiera mai bianca.&lt;br /&gt;Ci chiamavano '&lt;span style="font-style: italic;"&gt;individualisti&lt;/span&gt;'.&lt;br /&gt;Anche per questo, quella mattina è rimasta memorabile ed eccezionale.&lt;br /&gt;Pochi giorni prima c'era stato il compito di Italiano e proprio quella mattina la professoressa aveva distribuito i risultati. Alessandro sul suo tema ci lesse &lt;span style="font-style: italic;"&gt;non classificato&lt;/span&gt;. In altro contesto significa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;fuori dalla gara&lt;/span&gt;. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Non&lt;/span&gt; qua.&lt;br /&gt;La professoressa davanti alla cattedra fece spettacolo, più che nostro suo malgrado.&lt;br /&gt;Nella massima espressione della sua ottusità e della sua frustrazione, credo, strappò il tema di Alessandro gettandolo nel cestino. Picco di zelo da educatrice e di idiozia.&lt;br /&gt;Quello di Alessandro non era il giusto modo di scrivere un tema di Italiano. Mancava di punteggiatura, era illeggibile e cialtorne. Linguaggio troppo diretto e colloquiale, mancava di elaborazione.&lt;br /&gt;Il suo giudizio invece mancava di illuminazione e sensibilità. E la classe insorse e il campionario divenne una classe. Tutti gli individualisti divennero Alessandro.&lt;br /&gt;Perché sapevamo.&lt;br /&gt;Sapevamo che due giorni prima del compito era morta la zia di Alessandro. Quella zia che una sera, durante una cena in famiglia, aveva annunciato di avere un cancro al seno e di rifiutare le indagini mediche per l'intervento che avrebbe potuto darle occasione di salvezza. «Per la vergogna, la troppa vergogna di sentirsi palpata da sconosciuti e di mostrare il seno nudo» disse la zia. «Piuttosto la morte».&lt;br /&gt;Alessandro aveva raccontato tutto, di un fiato e senza punteggiatura. Così come se l'era sentito dire dalla zia, a tavola quella sera. Senza raffinare il linguaggio italiano del racconto.&lt;br /&gt;E tante scuse all'Italiano. Alessandro senza filtri: aveva gettato olio bollente dalla finestra, fuori dal suo cuore che stava implodendo. Alessandro aveva sedici anni come tutti noi. Nessuna scusa per chi non ne aveva tenuto di conto. Nessuna scusa perché eravamo &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;adolescenti assonnati e insolenti&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt;straordinariamente diversi l'uno dall'altro, dispettosi e solitari&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:trebuchet ms;" &gt; rigidi e vendicativi, brutti ed insicuri&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;. Per una mattina una classe unita. Sedicenni e non &lt;span style="font-style: italic;"&gt;individualisti&lt;/span&gt;. E &lt;span style="font-style: italic;"&gt;individualisti&lt;/span&gt; forse mai, davvero, nel senso adulto della parola. Diversi, fra di noi e dagli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Anni dopo, Alessandro si è perso per strada. D'estate, sulla sua moto.&lt;br /&gt;Quella mattina restò muto davanti al giudizio che la professoressa aveva scritto sul suo tema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza parole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avrebbe voluto gridare. E quella mattina abbiamo gridato noi per lui. In coro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho scritto un racconto che ho regalato ai miei compagni.&lt;br /&gt;Perché restasse qualcosa di scritto.&lt;br /&gt;Perché il tema di Alessandro finì e restò nel cestino.&lt;br /&gt;La prima idea era di postarlo. Ma non lo farò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché qua deve restare il silenzio di Alessandro.&lt;br /&gt;Le sue parole erano su quel tema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le mie avranno altre occasioni.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-113257572349906814?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/113257572349906814/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=113257572349906814' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113257572349906814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113257572349906814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2005/11/il-silenzio-di-alessandro.html' title='Il silenzio di Alessandro'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-113233802142066414</id><published>2005-11-18T19:11:00.000-08:00</published><updated>2005-11-18T12:54:24.066-08:00</updated><title type='text'>Le parole dell'amica di Marcella</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Marcella abitava accanto a casa mia. Lo scorso martedì si è trasferita al Cimitero di questo stesso mio paese. Marcella cercava la gente ogni giorno. Negli occhi grandi, scuri e acquosi si leggeva che non sarebbe stata adatta a stare da sola. Ma la solitudine è stata l'unica presenza costante nella sua vita. Un marito ed un compagno che l'hanno preceduta nel trasloco; Marcella li ha amati diversamente in diverse stagioni della sua vita. Nessun figlio. Il cane del nipote che abitava accanto a lei si faceva accarezzare e si aveva la sensazione che fosse lui il suo bambino. Marcella amava i cani e versava ogni anno un'offerta al Canile di questo stesso mio paese. E la faceva versare anche a me. Avrebbe amato anche il nipote, se il nipote avesse trovato il tempo per amarla.&lt;br /&gt;Marcella cercava la gente ogni giorno. In estate stava sulla porta di casa e parlava con chi passava. Poi stava un mese in vacanza con due amiche e quando tornava era la fine dell'estate. In inverno suonava il campanello con qualche scusa e restava un'ora a parlare. Stringeva le labbra anche mentre parlava e muoveva la mascella in un moto involontario, di rammarico e di scusa. Perché temeva di disturbare. Quando iniziava a parlare aveva spesso la voce bassa e stonata di chi sta zitto da troppo tempo. E quando rideva sembrava che piangesse.&lt;br /&gt;Marcella amava i ciclamini. Mia madre la mattina del giorno del funerale ne ha messi due sulla finestra, uno bianco e uno rosso. Perché Marcella e il corteo che la portava in chiesa ci passasse davanti.&lt;br /&gt;Sono stata al suo funerale. La cerimonia mi era lontana come ogni cerimonia di questo o di altro genere. Ho guardato per un'ora la bara, ero lì per la persona che c'era dentro. Per l'ultima occasione di salutarla. Per rispetto della sofferenza. Per guardare la morte e prendere coscienza che accanto alla mia c'era una casa vuota.&lt;br /&gt;Al funerale c'erano il nipote, i vicini, le due amiche e la parrucchiera dove ogni venerdì Marcella si faceva la messa in piega per andare in chiesa la domenica.&lt;br /&gt;Quando siamo usciti dalla chiesa ho sentito una delle due amiche avvicinare la parrucchiera e dire:&lt;br /&gt;«So che non è il momento più adatto, ma avrei bisogno di un appuntamento per domani. Devo fare la permanente.»&lt;br /&gt;Me ne sono andata a casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marcella. Quando penso ai tuoi occhi mi ricordo delle parole di un fado:&lt;br /&gt;«L'allegria che dimostriamo non ci passa dagli occhi»&lt;br /&gt;Ad occhi chiusi nessuno se ne accorgerà. Spero che tu sorrida per l'eternità. Lontano da questo stesso mio paese.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-113233802142066414?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/113233802142066414/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=113233802142066414' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113233802142066414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113233802142066414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2005/11/le-parole-dellamica-di-marcella.html' title='Le parole dell&apos;amica di Marcella'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-113174871717050673</id><published>2005-11-11T13:54:00.000-08:00</published><updated>2005-11-11T14:42:41.123-08:00</updated><title type='text'>Le parole dell'uomo che si trascinava</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Ho incontrato un uomo anziano e arrancante che strisciava i piedi accanto a quelli della moglie, sul marciapiede. E il marciapiede è una striscia sconnessa davanti al cinema. Il marciapiede ha posto &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;a malapena&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt; per quattro piedi che si trascinano vicini, da anni che sembrano una vita. E forse lo sono. L'uomo si è rivolto alla moglie e ho sentito le sue parole. La voce era arrancante come ogni osso del suo esile corpo in movimento. Ma. Le parole erano sciolte, arrivavano da lontano e andavano oltre. Arrivavano dai suoi ricordi di giovinezza.&lt;br /&gt;«Quel giorno io e Alfredo eravamo vicini. Come stasera, ma eravamo lontano da qui. Da un'altra parte, ma vicini come stasera.»&lt;br /&gt;Alfredo. Un ciclista di altri tempi. Il CT della Nazionale di Ciclismo, fino a pochi anni fa.&lt;br /&gt;E quest'uomo che oggi arranca, chissà cosa ci faceva vicino a Martini, da un'altra parte lontano da qui. Su strade polverose e sconnesse ben più di questo marciapiede. Ma sono sicura che era sciolto come le parole che ho sentito arrivare dai suoi ricordi. Fino ad abbracciare di significato la moglie, calde ed entusiaste di felicità. Di giovinezza inattesa, dopo anni che sembrano una vita. E se lo sono, è una vita meritata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Carpe diem&lt;/span&gt;, ovunque tu stia arrancando da queste parti. Sei comunque un mio caro ricordo. E inconsapevolmente, una settimana fa, hai dato un senso al mio blog.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-113174871717050673?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/113174871717050673/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=113174871717050673' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113174871717050673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113174871717050673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2005/11/le-parole-delluomo-che-si-trascinava.html' title='Le parole dell&apos;uomo che si trascinava'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-113123277593436720</id><published>2005-11-06T00:21:00.000-08:00</published><updated>2005-11-05T15:19:35.946-08:00</updated><title type='text'>Farfallette e barzellette</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;La vispa Teresa avea tra l'erbetta a volo sorpresa gentil farfalletta,&lt;br /&gt;e tutta giuliva stringendola viva, gridava a distesa:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;"L'ho presa! l'ho presa!"&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;A lei supplicando, l'afflitta gridò:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;"Vivendo, volando, che male ti fo?&lt;br /&gt;Tu, sì, mi fai male stringendomi l'ale! Deh! lasciami; anch'io son figlia di Dio".&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Confusa, pentita,Teresa arrossì,dischiuse le dita e quella fuggì.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;Questa è la &lt;em&gt;short version&lt;/em&gt; di tale Luigi Sailer. Carlo Alberto Salustri. Trilussa (che qualche anno dopo la portò un po' per le lunghe dirigendola altrove).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;La vispa Teresa era una principessina viziatissima di Casa Savoia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;Anche questa era la satira, nel 1917.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;Non posso dire che in Italia non si possa fare più satira liberamente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;Non si può più dire neppure questo.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-113123277593436720?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/113123277593436720/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=113123277593436720' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113123277593436720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113123277593436720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2005/11/farfallette-e-barzellette.html' title='Farfallette e barzellette'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-113114561935803267</id><published>2005-11-04T14:56:00.000-08:00</published><updated>2005-11-04T15:06:59.366-08:00</updated><title type='text'>Parole, parole, parole</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: trebuchet ms;"&gt;Le parole escono dalla bocca e sono aria. E nell'aria e con l'aria girano per strada. E per strade nel mondo. Il mondo grande, il pianeta, a guardarlo da lontano, mica ci si accorge che è avvolto di parole. Perché da lontano sembrano atmosfera, ma sono parole.&lt;br /&gt;Il mondo piccolo si dice soffra di incomunicabilità. Forse perché le parole devono essere raccolte. Come farfalle nella rete. E questa è la rete. E questo sono i blog. E questo blog è qui con tutte le buone intenzioni di una tale Vispa Teresa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-113114561935803267?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/113114561935803267/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=113114561935803267' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113114561935803267'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/113114561935803267'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2005/11/parole-parole-parole.html' title='Parole, parole, parole'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-18129303.post-112991408115168779</id><published>2005-10-21T09:52:00.000-07:00</published><updated>2005-10-21T10:01:21.156-07:00</updated><title type='text'>Le parole sono importanti</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: trebuchet ms;font-family:Courier;font-size:100%;"  &gt; - Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(citazione da Palombella Rossa)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/18129303-112991408115168779?l=brigattawonderfulwords.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/feeds/112991408115168779/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=18129303&amp;postID=112991408115168779' title='5 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/112991408115168779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/18129303/posts/default/112991408115168779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://brigattawonderfulwords.blogspot.com/2005/10/le-parole-sono-importanti.html' title='Le parole sono importanti'/><author><name>Brigatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17071276127565891826</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://www.bibliotecacircolante.it/temptation2.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry></feed>
